Ricchezza

Nel linguaggio comune, il termine ricchezza indica una condizione di benessere economico sopra la media (perché qualcuno sia definito “ricco” non è sufficiente che abbia ‘tanto’, ma deve avere più degli altri). Questa abitudine linguistica a volte tende a distrarre dal concetto di ricchezza in senso più strettamente economico: l’insieme dei beni, materiali od immateriali, che un soggetto possiede, o il loro valore, a seconda della sfumatura di significato del termine ricchezza che si vuole considerare. In questo senso, il termine corretto da utilizzare sarebbe “patrimonio“.

Nonostante le discussioni sul benessere economico siano solitamente focalizzate sul reddito, è facile intuire che la ricchezza ha un impatto non trascurabile su questo fronte. Se non altro, perché influenza direttamente i costi che un soggetto deve sostenere: basti immaginare la differenza tra un individuo proprietario della casa in cui abita e di uno che invece è in affitto. Con un paragone contabile, se il reddito è descritto dal Conto Economico, la ricchezza è descritta dallo Stato Patrimoniale.

La ricchezza è un fattore che sempre più economisti sostengono debba essere tenuto in considerazione ad esempio per descrivere lo stato di povertà: un affermazione che può apparire paradossale, ma a ben guardare non lo è per nulla. Si pensi ad una famiglia con reddito nullo (che viene per scontato definire povera), ma che oltre ad essere proprietaria della propria abitazione, abbia un milione di euro in banca, e la si confronti con una famiglia che abbia un reddito di 2.000 euro al mese, ma che non abbia assolutamente nulla da parte ed abbia 1.900 euro di spese “incomprimibili” (es. affitto). Non è assolutamente scontato definire la prima famiglia più povera della seconda, al contrario di quello che ipotizzano molte statistiche (ed a volte, anche molte agevolazioni).

L’Italia è uno dei Paesi dove la ricchezza delle famiglie sarebbe più elevata, e ancor di più il rapporto tra le attività reali e il reddito.  Il dato si presta però a letture di vario tipo: da un lato, si può ritenere che questo sia indice di solidità economica delle famiglie, dall’altro c’è chi sottolinea che questo implica che il benessere di un individuo dipende in misura significativa dalla ricchezza della famiglia più che dalle sue capacità (e quindi, dal reddito che può ottenere), con il risultato di scoraggiare la ricerca dell’eccellenza, che non è adeguatamente premiante, nonché di ridurre la propensione al rischio imprenditoriale, che sarebbe più elevato tra chi invece ha “poco da perdere”.

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