Se i soldi non fanno la felicità, figuriamoci la miseria. (Woody Allen)

Il mutuo è “il contratto col quale una parte consegna all’altra una determinata quantità di danaro o di altre cose fungibili, e l’altra si obbliga a restituire altrettante cose della stessa specie e qualità” (articolo 1813 del Codice Civile).  In pratica, uno soggetto (tipicamente una banca) dà del denaro ad un altro soggetto che si impegna a restituirlo secondo modalità concordate.

Viene spontaneo quindi chiedersi che differenza c’è tra mutuo e prestito. In realtà, il mutuo può essere considerata una tipologia di prestito, caratterizzato da alcune peculiarità: la scadenza di restituzione del capitale è molto più a lungo termine (un mutuo tipicamente ha una durata da 10 anni in su, un prestito invece ha una durata di pochi mesi o al massimo un paio di anni), e tipicamente nel caso di mutuo la quantità di denaro oggetto di prestito è molto maggiore rispetto ad un prestito al consumo.

Non è vero, come qualcuno talvolta equivoca che il mutuo sia più costoso: anzi, i tassi di interesse applicati sui mutui sono tipicamente molto più bassi dei tassi di interessi applicati sul credito personale, sia per le agevolazioni di cui  il mutuo gode, dato che è lo strumento tipico con cui le famiglie acquistano la loro abitazione, sia per il fatto che il mutuo richiede che siano offerte garanzie a chi concede il mutuo, che nella maggior parte dei casi si traducono in una ipoteca sull’immobile, cosa che riduce notevolmente il rischio cui si espone chi concede il mutuo, facendo sì che i tassi di interessi siano accettabili anche trattandosi di un’operazione di così lungo periodo – in cui può accadere di tutto, da variazioni del contesto economico a perdita di reddito da parte di chi deve rimborsare il mutuo.

Una scelta fondamentale, per chi deve accendere un mutuo, è la scelta tra tasso fisso e tasso variabile. Non bisogna cadere nella tentazione, come purtroppo spesso accade, di lasciarsi attrarre  dal tasso che in questo momento è il più basso, senza fare ulteriori considerazioni. Infatti, trattandosi di un impegno a lungo periodo, che spesso impegna per buona parte della vita di una persona, è indispensabile affrontare la questione in ottica di sostenibilità.

Il mutuo a tasso variabile può effettivamente  più conveniente, perché gli interessi a tasso fisso incorporano sia le previsioni di andamento futuro dei tassi che una componente di rischio che i tassi crescano anche oltre il previsto.

Ma non bisogna dimenticare che quando si parla di mutuo a tasso variabile, quel “variabile” vuol proprio dire “variabile”, e cioè che cambia. Non è un eccesso di prudenza ritenere che la variazione sia tendenzialmente in aumento, e anche di molto. Una variazione del tasso del 2% o del 3% (o meglio, di 200 o 300 punti base) è tutt’altro che da escludere e va assolutamente presa  in considerazione almeno a livello di simulazione:  se un aumento dei tassi di questo tipo portasse ad una rata insostenibile rispetto al proprio reddito, è opportuno ridurre l’importo del mutuo o scegliere un mutuo a tasso fisso.

Senza dimenticare che se in entrambi i casi la rata dei mutuo a tasso fisso fosse insostenibile, o se quella del mutuo a tasso variabile rischi di diventarlo, è necessario prendere atto che molto probabilmente si sta facendo un acquisto che non ci si può permettere, ed è quindi opportuno scegliere un immobile meno costoso.

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