In ambito finanziario, la liquidità può essere definita come la “facilità” con cui è possibile scambiare un bene (compreso un titolo) con un altro.
In genere, una buona misura della liquidità è data dal numero di transazioni che vedono coinvolto quel bene, che indicano che poiché la domanda è elevata un eventuale venditore non avrà difficoltà a trovare un potenziale acquirente. La liquidità però può dipendere anche da vincoli particolari posti sul bene (es. non poterlo rivendere per un certo tempo dopo che lo si è acquistato — è il caso dei conti di deposito vincolati, ad esempio)
La liquidità è importante perché un bene “poco liquido” richiederà un tempo maggiore per essere scambiato con qualcos’altro: il venditore si troverà dunque tipicamente di casi di fronte alla scelta se accettare offerte meno favorevoli ma immediate, oppure attendere di ricevere offerte migliori (cosa che comporta un costo-opportunità).
Si può dunque dire che una minore liquidità comporta dei costi di transazione più elevati: per questo motivo, i beni più liquidi vengono considerati avere un valore maggiore, mentre quelli a liquidità minore (a parità delle altre condizioni) hanno un valore minore, proprio perché da questo vanno scontati maggiori costi di transazione.
Il termine liquidità può essere utilizzato anche in senso “ragionieristico”, inteso come l’insieme degli strumenti di pagamento a breve termine (contanti, disponibilità su conto corrente,…) disponibili in un certo momento.
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