Le nuove tariffe dell’energia sono realmente convenienti?
July 06, 10 by Mark75Il 1° di luglio sono entrate in vigore le nuove tariffe “bi-orarie” per l’energia, che — con la differenziazione di tariffe tra orari di “fascia alta” e orari di “fascia bassa” — sono state inevitabilmente accompagnate da alcune polemiche. Infatti, non è così automatico che queste nuove tariffe siano convenienti per i consumatori, anzi: il Centro Studi Supermoney stima che chi non cambia abitudini per tenere conto delle nuove tariffe, ci rimetta 40 Euro all’anno. La strada è dunque quella di cercare di “spostare” i consumi elettrici in orario serale e notturno, ma si tratta di uno spostamento possibile fino ad un certo punto: elettrodomestici come frigo e congelatore devono rimanere sempre in funzione, il condizionatore serve certamente più nelle ore calde che in quelle più fresche, e non è pensabile cucinare “in notturna” per risparmiare sul costo dell’energia.
Ecco allora che i risparmi rischiano di essere esclusiva di una nicchia relativamente limitata di consumatori (tipicamente, i single che “lasciano la casa vuota” durante il giorno), e il rischio è che si crei una sorta di “media del pollo” in cui pochi risparmieranno molto, ma molti pagheranno un po’ di più. Sicuramente anche noi ci troviamo d’accordo con le parole di Andrea Manfredi, amministratore delegato di Supermoney: “La nostra sensazione è che la limitazione delle scelte a disposizione dell’utente sia un fatto negativo: l’introduzione delle tariffe biorarie era stato un passo in avanti importante; l’obbligatorietà delle biorarie è di fatto un passo indietro. [...] In effetti, il vero problema del mercato dell’energia in Italia sembra essere la mancanza di concorrenza tra gli operatori“.
Insomma, anche in questo caso si vede come la concorrenza possa essere un fattore chiave per la soddisfazione dei consumatori, anche perché un mercato inevitabilmente vasto e complesso non si può trascurare che gli utenti hanno esigenze diverse e pertanto devono poter disporre di proposte diverse. A patto però di non usare ciò come una scusa per ridurre la trasparenza, come è a volte avvenuto in passato in vari settori.
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