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Quanto costa un conto corrente?

marzo 18, 10 by Mark75

Quantificare i costi di un conto corrente non è per nulla facile, a causa dell’eterogeneità dei servizi offerti e soprattutto delle condizioni praticate: e così diventa necessario confrontare servizi offerti “a consumo”, con un costo per singola operazione, con altre offerte “forfettarie”, dove il costo è indipendente dal numero di operazioni effettivamente acquisite.

Per questo è interessante un’indagine della Banca d’Italia che analizza proprio il costo del conto corrente. Il costo medio di un conto corrente è media pari a 114 Euro (più l’imposta di bollo), composti da 84 euro di spese fisse e 30 euro di spese variabili. L’indagine dà un risultato molto diverso dalla stima fatta dall’Unione Europea, che aveva invece calcolato un costo medio dei conti correnti italiani di circa 250 Euro, mettendoli quindi tra i più costosi d’Europa e scatenando diverse polemiche. La differenza sarebbe da attribuire in parte all’uso nelle stime della UE di dati meno affidabili e ai metodi di stima utilizzati, ma anche al fatto che alcuni costi “non direttamente imputabili al conto corrente” non sono stati presi in considerazione nella stima della Banca d’Italia.

Ma il dato più interessante è probabilmente il fatto che i conti aperti più di recente hanno un costo medio significativamente più basso rispetto ai conti più “anziani” (90 Euro contro 125). La spiegazione di questo risparmio è probabilmente nel maggiore utilizzo di nuove tecnologie da parte di essi, con la conseguenza un minore costo di gestione. Ma c’è probabilmente anche il fatto che le banche sono costrette a farsi più concorrenza, per conquistare clienti che sono più reattivi ed attenti. L’approccio “aprire un conto e dimenticarsene” non è insomma vincente, perché i costi vanno continuamente monitorati e bisogna cambiare conto se vi sono opportunità migliori.

Che l’inerzia sia un danno per i correntisti è evidenziato anche dal Capo del Servizio Normativa e Politiche di Vigilanza della Banca d’Italia Andrea Enria, durante una recente audizione al Senato:

I risultati dell’indagine sembrano confermare, inoltre, che alcune tipologie di correntisti potrebbero ottenere significativi risparmi da una più attenta selezione tra le condizioni contrattuali offerte dalle banche. In particolare, in un numero elevato di casi (oltre il 43 per cento) la clientela che effettua un ridotto numero di operazioni potrebbe trovare convenienza a sottoscrivere contratti a minore incidenza delle componenti fisse. Una scelta più attenta potrebbe comportare un risparmio annuale che, in base ad alcune simulazioni effettuate, potrebbe superare i 50 euro.

In generale, però, la stessa Banca d’Italia sostiene che ci siano margini di riduzione dei costi di conto corrente, ma anche che vadano presi provvedimenti legislativi per semplificare le strutture dei costi (in particolare andrebbe rivista la normativa sulle commissioni di massimo scoperto), allo scopo di garantire un’adeguata trasparenza e permettere il confronto tra conti diversi.

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BNL, Ifitalia e Fincantieri: accordo per aumentare la liquidità delle imprese fornitrici di Fincantieri

marzo 15, 10 by Mark75

Dopo le varie iniziative destinate a supportare le aziende creditrici della Pubblica Amministrazione, di cui abbiamo più volte parlato, arrivano iniziative analoghe destinate a fornire simili supporti ai fornitori di grosse imprese.

Infatti, BNL-Gruppo BNP Paribas, Ifitalia e Fincantieri hanno firmato una convenzione di reverse factoring che consente alle imprese che lavorano con Fincantieri di ottenere lo smobilizzo dei crediti e quindi la possibilità di avere liquidità aggiuntiva. Potenzialmente, questa convenzione potrebbe coinvolgere oltre 5.000 aziende, per un giro d’affari complessivo di circa 2 miliardi di euro all’anno.

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I fondi di Etica SGR premiati anche nel 2010

marzo 15, 10 by Mark75

I Fondi comuni di investimento di Etica sgr si sono aggiudicati (per il secondo anno consecutivo) il Lipper Fund Awards 2010, prestigioso riconoscimento organizzato da Lipper, agenzia di rating e fund research del Gruppo Reuters, che ogni anno premia i prodotti di investimento migliori sul mercato. Una ulteriore conferma dunque, che finanza ed etica non sono necessariamente divergenti.

Alessandra Vescovi, direttrice di Etica sgr, ha spiegato: «I fondi che offriamo alle famiglie e agli investitori istituzionali sono prodotti semplici. Nessun titolo esotico, niente derivati, niente subprime, massima trasparenza e rigorosi criteri di responsabilità socio-ambientale nella selezione dei titoli di imprese che riducono le emissioni di inquinanti, che hanno una gestione trasparente, e un dialogo aperto con i propri dipendenti, con gli azionisti e i clienti. E solo titoli di Stati che promuovono le energie rinnovabili, la raccolta differenziata dei rifiuti, investono nella salute e nell’istruzione dei cittadini. Questi gli ingredienti della nostra ricetta che sempre più si conferma vincente sul piano della sostenibilità sociale, ma anche su quello della remunerazione degli investimenti».

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L’Antitrust apre un indagine su AdSense: la Fieg accusa “non c’e trasparenza”. Ma nessuno è obbligato ad utilizzarlo…

marzo 12, 10 by Mark75

L’ultima “tegola” su Google è l’apertura dell’indagine dell’Antitrust su AdSense, il noto network pubblicitario di Google, perché “le condizioni contrattuali fissate da Google non consentono agli editori di siti web affiliati di conoscere in maniera chiara, dettagliata e verificabile elementi rilevanti per la determinazione dei corrispettivi loro spettanti“. L’indagine è nata da una contestazione della Fieg (la Federazione Italiana Editori Giornali).

Sulla trasparenza di AdSense si può discutere a piacere, ma c’è un aspetto che non può essere trascurato: nessuno è obbligato ad utilizzarlo.E “nessuno” vuol dire che né il gestore del sito né chi vuole pubblicizzare un prodotto deve usare AdSense.

Se le condizioni non sono abbastanza chiare, si è del tutto liberi di gestire autonomamente la pubblicità sul proprio sito, oppure affidarsi ad un altro network. Facile a dirsi e in realtà anche a farsi, solo che probabilmente non consente di ottenere ricavi analoghi (gestire un sistema di questo tipo richiede risorse e competenze), ma in questo caso non c’è proprio nulla di cui lamentarsi di AdSense.

Il problema sembra essere sempre più che molti soggetti che hanno modelli di business superati, perché non hanno voluto o non sono stati in grado di tenere conto delle nuove tecnologie (che ormai, tanto nuove non sono neppure tanto) e cercano di difendere con le unghie e con i denti un modello di business che è oggettivamente vecchio.

Se la Fieg pensa che AdSense non sia abbastanza trasparente, o non sia abbastanza remunerativo, o semplicemente non gli piaccia, può benissimo sviluppare un proprio network pubblicitario. Se sarà migliore, sicuramente i publisher e gli advertiser non mancheranno: sempre che l’obiettivo non sia solo cercare di succhiare un po’ di soldi senza sforzi… nella convinzione che un team di avvocati sia più redditizio di un team di sviluppatori e di esperti di marketing.

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Grafici: andamento dei tassi su depositi e prestiti

marzo 11, 10 by Mark75

Altri due grafici che meritano di essere evidenziati, ancora dal Supplemento al Bollettino Statistico n° 13 della Banca d’Italia,  che mostrano l’andamento dei tassi medi dei prestiti, per settore, e quelli sui deposito, per tipo di strumento.

Guardare allo storico dei tassi sui prestiti è utile perché ricorda che i tassi attuali sono particolarmente bassi rispetto alla media storica, e quindi è importante non prendere decisioni facendo affidamento sul fatto che i tassi rimarranno ai livelli attuali, per evitare situazioni spiacevoli.

Tassi di interesse bancari sui prestiti in euro per settore

Tassi di interesse bancari sui prestiti in euro per settore

L’andamento dei tassi sui depositi invece evidenzia un appiattimento dei tassi di interesse medi tra i diversi strumenti:se solo pochi mesi fa PCT, depositi di durata prestabilita e depositi rimborsabili con preavviso avevano rendimenti differnenziati, ora questi diversi strumenti offrono rendimenti pressoché analoghi. La spiegazione probabilmente va ricercata nel crollo del rendimento dei BOT cui abbiamo assistito nell’ultimo anno (che fanno da sottostante a molte operazioni di Pronti Contro Termine) e in una possibile maggiore “rigidità” degli altri strumenti. Si tratta comunque di una situazione per molti versi anomala che probabilmente è destinata a normalizzarsi nei prossimi mesi, con una ri-diversificazione dei rendimenti tra i vari strumenti.

Tassi di interesse bancari sui depositi in euro per settore

Tassi di interesse bancari sui depositi in euro per settore

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Accordo Banca Sella-Mastercard per i pagamenti online con carta Maestro

marzo 10, 10 by Mark75

Il Gruppo Banca Sella, che è uno dei principali operatori nel campo dei servizi di pagamento per l’e-commerce in Italia, ha stretto un accordo di collaborazine con MasterCard, per rendere possibili i pagamenti online tramite la carta di debito Maestro (che nel mondo è utilizzata da più di 650 milioni di persone) nei negozi online che usano i servizi di pagamento di Banca Sella.

Da un lato quindi viene ampliato in modo importante il bacino di utenza dei venditori, dall’altro viene data la possibilità ai titolari di carta Maestro di utilizzarla negli acquisti online, cosa che finora era spesso una limitazione della carta. È atteso un buon riscontro da parte degli utenti, sulla scia di accordi simili già stipulati in Gran Bretagna e in Belgio, dove è stato ottenuto un ottimo riscontro da parte dell’utenza.

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Grafico: andamento dei prestiti bancari ai residenti in Italia

marzo 10, 10 by Mark75

Un interessante grafico dal Supplemento al Bollettino Statistico n° 13 della Banca d’Italia, che mostra l’andamento dei prestiti bancari ai residenti in Italia. Si nota che, mentre è già in corso una ripresa dei prestiti alle famiglie gli ultimi mesi hanno portato una contrazione dei prestiti alle imprese.

Prestiti bancari ai residenti in Italia

Prestiti bancari ai residenti in Italia

Vale però la pena di ricordare un aspetto che abbiamo già avuto modo di evidenziare, e cioè come la variazione anno su anno dei prestiti sia solo uno degli elementi che possono portare a parlare di una “stretta” al credito alle imprese, dato che l’altro fattore fondamentale è la domanda di prestiti da parte delle imprese, che però è un elemento difficilmente quantificabile con precisione. Di per sé l’andamento dei prestiti può essere interpretato in molteplici modi, come segnale della difficoltà delle aziende, sia anche come segnale positivo (si potrebbe anche spiegare con il fatto che le imprese stanno meglio ed hanno minor bisogno di prestiti — almeno alle condizioni proposte dalle banche). Allo stesso modo, il fatto che nei mesi precedenti vi sia stata comunque una crescita dei prestiti, non implica che non vi siano state limitazioni all’accesso al credito, se questa crescita è stata inferiore all’aumento di domanda da parte delle imprese.

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Un altro sguardo al mercato immobiliare: segnali contraddittori

marzo 09, 10 by Mark75

Torniamo sul tema del mercato immobiliare, di cui abbiamo accennato già ieri, per dare un’occhiata a due grafici leggermente diversi da quelli visti ieri.

Il primo è il rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inizialmente richiesto. Si nota come ci sia un incremento della percentuale di vendite in cui il prezzo è pari o uguale a quello inizialmente richiesto (che sale al 3,2% nel quarto trimestre 2009, contro il 2,2% del terzo), interrompendo un trend in cui invece questa percentuale era in continua diminuzione. Ma sicuramente il dato che più colpisce è l‘aumento significativo delle vendite in cui la riduzione di prezzo è tra il 20% e il 30%, che balza al 12,5% nel quarto trimestre  contro il 7,6% nel terzo trimestre.

Rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inzialmente richiesto

Rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inzialmente richiesto

La sensazione è quindi che  il mercato immobiliare sia  diviso tra i “nuovi venditori” che probabilmente hanno abbassato le proprie aspettative, allineandole con quelle che sono le effettive disponibilità del mercato, e quanti hanno cercato di chiedere i prezzi che “una volta” il mercato avrebbe accettato, ma che poi hanno dovuto drasticamente ridimensionare le proprie richieste per concludere la vendita, che ai prezzi “desiderati” non andrebbe a buon fine. Questa impressione è confermata anche dall’allungarsi dei tempi di vendita, che arrivano nel quarto trimestre 2009 a 7,0 mesi, contro i 6,7 del terzo trimestre.

Tempo medio di vendita (mesi)

Tempo medio di vendita (mesi)

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L’infelicità ha causato la crisi finanziaria? In un certo senso sì.

marzo 09, 10 by Mark75

In un’intervista per il Corriere della Sera l’economista Stefano Bartolini, dell’Università di Siena spiega come la crisi finanziaria sia stata causata dall’infelicità, in particolare degli americani (ma ovviamente il discorso si applica a tutta la cultura occidentale, anche se in misure diverse a seconda del Paese).

Il punto centrale è la confusione tra “ben-essere e ben-avere”, cioè la confusione tra la qualità della vita e la ricchezza che si possiede. L’aspetto interessante è che secondo Bartolini questa ricerca di soluzioni “a pagamento” per compensare una qualità della vita di per sé inadeguata generano mercati e consumi (ad esempio, una vacanza in un luogo esotico per compensare una vita lavorativa poco soddisfacente), e circolazione di denaro, e quindi alla fine una crescita del PIL.

Il discorso è certamente interessante ed è in parte condivisibile: “in parte” perché la confusione tra “ben-essere e ben-avere” è innegabile, ed in generale c’è scarsa attenzione alla qualità “reale” della vita, anche per una crescente confusione su cosa si debba intendere per qualità della vita, e apparentemente per un generale ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi, trascurando in ogni modo le esigenze degli altri. Senza citare le lotte continue nei centri città tra chi vuole dormire e chi vorrebbe avere una vita sociale, il caso della causa contro l’asilo “rumoroso” che erano alla cronaca qualche mese fa sono un esempio che dovrebbe togliere ogni dubbio.

Ma la causa effettiva della crisi finanziaria è stata l’avidità sfrenata, che certamente può essere figlia dell’infelicità, ma è una cosa un po’ diversa. E stiamo parlando sia dell’avidità di alcuni banchieri senza scrupol, ma anche l’avidità diffusa che ha portato molti a vivere ben oltre le proprie possibilità: e questo è vero soprattutto per i consumatori americani (in Italia, l’abuso dei prestiti è molto più raro), che si sono sistematicamente accollati prestiti di ogni tipo — creando così l’ambiente perché una crisi come quella attuale potesse svilupparsi. Ma vivere oltre i propri mezzi non è cercare il “ben-avere” ma è cercare di avere tanto, ad ogni costo. Il “ben-avere” dovrebbe comunque guardare ad una sostenibilità del proprio avere, che però è stata trascurata — proprio come il “ben-essere” dovrebbe ad esempio, dal punto di vista alimentare, nascere da una dieta equilibrata, e non dal cercare di ingozzarsi il più possibile ogni volta che è possibile…

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Andamento del mercato delle abitazioni: sondaggio congiunturale della Banca d’Italia

marzo 08, 10 by Mark75

I nuovi dati del sondaggio congiunturale della Banca d’Italia sul mercato delle abitazioni (svolto su un campione di operatori del settore) dipingono un mercato sostanzialmente stabilizzato (le attese circa il livello dei prezzi sono significative in questo senso), con aspettative che appaiono in leggero miglioramento.

Valutazione delle condizioni di mercato

Valutazione delle condizioni di mercato

Numero atteso di nuovi incarichi

Numero atteso di nuovi incarichi

Livello atteso dei prezzi

Livello atteso dei prezzi

Attese per il trimestre in corso

Attese per il trimestre in corso

Attese per i due anni successivi

Attese per i due anni successivi

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Islanda: dal referendum il “no” al pagamento del debito a UK e Olanda

marzo 08, 10 by Mark75

In Islanda, il referendum sulla legge che prevedeva il rimborso di circa 4 miliardi di euro di debiti a Gran Bretagna e Olanda ha visto vincere in misura nettissima i “no” (che hanno avuto il 93% di voti).

In realtà il referendum non è sul debito islandese in generale, ma piuttosto per rimborsare ai governi Inglese e Olandese i costi delle garanzie che questi hanno attivato sui risparmi che molti cittadini inglesi ed olandesi avevano presso le banche islandesi, e che sono andati “bruciati” nel collasso delle banche islandesi. Va anche aggiunto che in ogni caso questo referendum probabilmente non impedirà il rimborso ma spingerà UK e Olanda a proposte più favorevoli all’Islanda.

Come nota a margine, verrebbe da discutere che significatività abbia il voto di un insieme di debitori circa la restituzione di un debito (anche se in questo caso, come detto prima, stiamo parlando di una cosa un po’ diversa), ma è un’altra storia

La vittoria dei no non è certo una sorpresa, soprattutto con buona parte della popolazione che considera le banche colpevoli del collasso finanziario del paese. Un fatto indubitabile, però bisognerebbe anche aggiungere che le stesse banche speculatrici sono quelle che hanno portato la crescita record dell’Islanda negli anni precedenti alla crisi, dovuta proprio all’affermarsi dell’Islanda come centro finanziario. Una crescita che (come gli eventi successivi hanno dimostrato) non poggiava su basi solide, ma di cui in pochi al tempo si sono lamentati.

La lezione da imparare, a nostro parere, non è solo su quanto siano “cattivi” i banchieri adesso: il punto è che è necessario garantire la sostenibilità. Ma questo non vuol dire solamente preoccuparsi di capire dove “vanno” i propri soldi, ma anche di capire da dove vengono.

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La lezione di Banca IFIS: offrire condizioni favorevoli ai clienti conviene

marzo 07, 10 by Mark75

Banca IFIS ha approvato il progetto di bilancio per l’anno 2009, che ha segnato risultati molto positivi, soprattutto considerata la situazione economica globale non certo rosea. Ma nonostante una contrazione dell’utile (che scende del 24,5%, a 17,2 milioni di Euro, ma anche a causa di nuovi investimenti), Banca IFIS segna una crescita significativa nel turnover (+8,5%), negli impieghi(+26,6%), nel margine di intermediazione (+19,5%).

L’aspetto interessante è che questa crescita è stata in gran parte alimentata dai risultati del conto di deposito Rendimax, che ha permesso di raccogliere importanti risorse. Ha dichiarato Giovanni Bossi, Amministratore delegato di Banca IFIS: “L’avvio della raccolta diretta ha segnato un passaggio strategico fondamentale per la Banca rendendola autonoma nel reperire risorse finanziarie, ad oggi oltre un miliardo di euro dalla clientela retail, funzionali per continuare anche nel futuro a sostenere l’espansione degli impieghi e quindi della Banca“.

Si tratta quindi a nostro parere di una dimostrazione del fatto che offrire condizioni vantaggiose ai clienti (come ha fatto e continua a fare Rendimax) non è un costo, ma un importante elemento da cui le banche possono trarre grossi benefici.

Insomma: gli scenari win-win, dove “vincono” sia gli azionisti che i clienti, non sono un’utopia.

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Il custode chiude il Pantheon e interrompe il concerto: perché non avrebbe dovuto?

marzo 06, 10 by Mark75

Sta creando molte discussioni quanto è successo al Pantheon, con il custode che, al giungere dell’orario di chiusura, ha interrotto il concerto in corso dato che era appunto il momento di chiudere.

Ma la domanda che viene a noi è un altra: perché non avrebbe dovuto? Chiaramente, stiamo parlando senza conoscere tutti i dettagli. Ma qualche ragionamento (che mi sembra interessante a prescindere dal fatto che sia questo il caso o meno ) lo si può fare.

Uno dei maggiori provvedimenti “anti-sprechi” (a cui molti hanno applaudito) che molti enti pubblici e para-pubblici (ma anche aziende private) hanno avviato è stato quello di bloccare tutti gli straordinari. Quindi il lavoratore che si trattiene oltre l’orario di lavoro lo fa senza retribuzione. Non sappiamo se sia questo il caso, ma se così fosse, non ci si può lamentare del dipendente che finito l’orario di lavoro, pretende di non trattenersi oltre. Ovviamente questo ha conseguenze sul servizio offerto, ma la “colpa” non può in questo caso essere del dipendente, ma al massimo dei dirigenti che non hanno provveduto ad organizzare una turnazione adeguata o forse anche più su, a chi ha fissato i vincoli che i dirigenti poi devono rispettare. Peraltro, questo non sarebbe il primo né l’unico caso di effetti collaterali del taglio degli straordinari: in più di qualche Comune del nord Italia, quando ci sono state le forti nevicate di qualche settimana fa, le strade sono state pulite e “sghiacciate” con ritardo proprio a causa del fatto che diversi Comuni avevano posto il “divieto” degli straordinari.

Il problema è che, come su quasi ogni cosa in Italia, si finisce col fare regole generali che non badano alla sostanza. Sappiamo tutti che ci sono straordinari “fasulli”  (dovuti al fatto che si vuole solamente ottenere un compenso aggiuntivo), ma ci sono anche straordinari “veri”, dovuti al fatto che effettivamente c’è una necessità di un servizo da erogare. Il problema è che la distinzione non può essere “burocratica”, intesa come affidata a normativa generiche, ma deve essere valutata in modo “intelligente”, ed infatti dovrebbe essere un compito importante dei dirigenti, che dovrebbero avere il compito di gestire queste situazioni. E non a caso, sarebbe proprio sul livello dei dirigenti pubblici che bisognerebbe intervenire per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

Regole generali permettono di de-responsabilizzare il dirigente, ma il compito di un dirigente è quello di essere responsabile — ed è proprio questa responsabilità che ne motiva lo stipendio superiore ad un impiegato.

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Quanto costa all’economia italiana il tentativo di censurare Internet?

marzo 04, 10 by Mark75

Si è discusso molto sui pericoli per la libertà che derivano dai continui “tentativi” in Italia di censurare Internet — sotto le varie vesti di tutela della privacy, di tutela del diritto d’autore o di tutela dei minori. Infatti, è bene ricordare che la sentenza “contro Google” è solo una delle ultime azioni che (più o meno coscientemente) tentano o rischiano di limitare Internet.

Ma la questione non è solo politica o culturale. La questione ha risvolti economici non trascurabili. E non solo per quanto riguarda la questione del diritto d’autore — che tra l’altro, “spacciare” per diritto d’autore è fuorviante, perché in realtà l’interesse è attorno al diritto di edizione e di distribuzione — ma in generale riguarda tutto il tema della produzione e fruizione di contenuti digitali e multimediali.

La “rigidità” (eufemisticametne parlando) nell’approccio legislativo/giudiziario ad Internet però ha un effetto collaterale non trascurabile, cioè quello di limitare lo sviluppo del web come mercato e di tutto l’indotto che genera. Il che vuol dire non solo limitare le imprese italiane, ma anche (e forse soprattutto) scoraggiare gli investimenti esteri in Italia legati al settore: non sono poche le società straniere che hanno paventato la possibilità di uscire dal mercato Italiano. E il danno non sarebbe trascurabile: infatti secondo alcune stime, il mercato dei contenuti digitali e multimediali varrebbe a livello mondiale circa il 10% del valore complessivo degli scambi commerciali. Diventa quindi evidente che l’Italia, con l’approccio alle nuove tecnologie che sembra andare affermandosi, rischia di tarpare le ali a quello che potrebbe essere un importante fattore di crescita.

Basti considerare i dati relativi al settore ICT (che non coincide esattamente, ma riteniamo dia una buona approssimazione): secondo i dati presentati al CeBIT di Hannover, in Spagna questo settore peserebbe ormai per il 10% del PIL, e soprattutto sembrerebbe sia stato uno di quelli che ha sofferto meno la crisi. In Italia il peso del settore è sostanzialmente inferiore (indicativamente, dovrebbe essere sotto al 5%), e soprattutto è costituito per la maggior parte dal settore delle telecomunicazioni.
Anche se stiamo facendo conti altamente spannometrici, è chiaro che sulla base di questi valori, il gap di sviluppo del settore ICT implica un “mancato PIL” pari a circa il 5% del suo valore. Che non sono perdite che possono essere ignorate ed accettate a cuor leggero.

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A MPS Advice il “Cerchio d’Oro” per l’innovazione finanziaria

marzo 03, 10 by Mark75

MPS Advice è stato premiato con il Cerchio d’Oro dell’innovazione finanziaria, il premio assegnato annualmente dall’AIFIn – Associazione Italiana Financial Innovation. Il premio è relativo alla categoria “Nuovi Servizi”.

MPS Advice è il servizio di consulenza avanzata sugli investimenti, ed è interessante perché sposta la focalizzazione delle attività in materia di investimenti di MPS sulla distribuzione, proponoendosi come consulente “di qualità” sul tema. Il successo sembra sia stato molto buono, se nel 2009 sono state erogate circa 140.000 proposte di consulenza (superando abbondantemente l’obiettivo di 100.000 che la banca si era proposta).

Il metodo applicato da MPS Advice merita è basato su alcune fasi fondamentali, e merita di essere evidenziato dato che si tratta di buone prassi che possono essere concettualmente applicate in generale:

  • analisi finanziaria degli investimenti già in corso
  • elaborazione di un progetto di investimento
  • monitoraggio continuo del portafoglio

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