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Grafici: andamento dei tassi su depositi e prestiti

marzo 11, 10 by Mark75

Altri due grafici che meritano di essere evidenziati, ancora dal Supplemento al Bollettino Statistico n° 13 della Banca d’Italia,  che mostrano l’andamento dei tassi medi dei prestiti, per settore, e quelli sui deposito, per tipo di strumento.

Guardare allo storico dei tassi sui prestiti è utile perché ricorda che i tassi attuali sono particolarmente bassi rispetto alla media storica, e quindi è importante non prendere decisioni facendo affidamento sul fatto che i tassi rimarranno ai livelli attuali, per evitare situazioni spiacevoli.

Tassi di interesse bancari sui prestiti in euro per settore

Tassi di interesse bancari sui prestiti in euro per settore

L’andamento dei tassi sui depositi invece evidenzia un appiattimento dei tassi di interesse medi tra i diversi strumenti:se solo pochi mesi fa PCT, depositi di durata prestabilita e depositi rimborsabili con preavviso avevano rendimenti differnenziati, ora questi diversi strumenti offrono rendimenti pressoché analoghi. La spiegazione probabilmente va ricercata nel crollo del rendimento dei BOT cui abbiamo assistito nell’ultimo anno (che fanno da sottostante a molte operazioni di Pronti Contro Termine) e in una possibile maggiore “rigidità” degli altri strumenti. Si tratta comunque di una situazione per molti versi anomala che probabilmente è destinata a normalizzarsi nei prossimi mesi, con una ri-diversificazione dei rendimenti tra i vari strumenti.

Tassi di interesse bancari sui depositi in euro per settore

Tassi di interesse bancari sui depositi in euro per settore

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Accordo Banca Sella-Mastercard per i pagamenti online con carta Maestro

marzo 10, 10 by Mark75

Il Gruppo Banca Sella, che è uno dei principali operatori nel campo dei servizi di pagamento per l’e-commerce in Italia, ha stretto un accordo di collaborazine con MasterCard, per rendere possibili i pagamenti online tramite la carta di debito Maestro (che nel mondo è utilizzata da più di 650 milioni di persone) nei negozi online che usano i servizi di pagamento di Banca Sella.

Da un lato quindi viene ampliato in modo importante il bacino di utenza dei venditori, dall’altro viene data la possibilità ai titolari di carta Maestro di utilizzarla negli acquisti online, cosa che finora era spesso una limitazione della carta. È atteso un buon riscontro da parte degli utenti, sulla scia di accordi simili già stipulati in Gran Bretagna e in Belgio, dove è stato ottenuto un ottimo riscontro da parte dell’utenza.

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Grafico: andamento dei prestiti bancari ai residenti in Italia

marzo 10, 10 by Mark75

Un interessante grafico dal Supplemento al Bollettino Statistico n° 13 della Banca d’Italia, che mostra l’andamento dei prestiti bancari ai residenti in Italia. Si nota che, mentre è già in corso una ripresa dei prestiti alle famiglie gli ultimi mesi hanno portato una contrazione dei prestiti alle imprese.

Prestiti bancari ai residenti in Italia

Prestiti bancari ai residenti in Italia

Vale però la pena di ricordare un aspetto che abbiamo già avuto modo di evidenziare, e cioè come la variazione anno su anno dei prestiti sia solo uno degli elementi che possono portare a parlare di una “stretta” al credito alle imprese, dato che l’altro fattore fondamentale è la domanda di prestiti da parte delle imprese, che però è un elemento difficilmente quantificabile con precisione. Di per sé l’andamento dei prestiti può essere interpretato in molteplici modi, come segnale della difficoltà delle aziende, sia anche come segnale positivo (si potrebbe anche spiegare con il fatto che le imprese stanno meglio ed hanno minor bisogno di prestiti — almeno alle condizioni proposte dalle banche). Allo stesso modo, il fatto che nei mesi precedenti vi sia stata comunque una crescita dei prestiti, non implica che non vi siano state limitazioni all’accesso al credito, se questa crescita è stata inferiore all’aumento di domanda da parte delle imprese.

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Un altro sguardo al mercato immobiliare: segnali contraddittori

marzo 09, 10 by Mark75

Torniamo sul tema del mercato immobiliare, di cui abbiamo accennato già ieri, per dare un’occhiata a due grafici leggermente diversi da quelli visti ieri.

Il primo è il rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inizialmente richiesto. Si nota come ci sia un incremento della percentuale di vendite in cui il prezzo è pari o uguale a quello inizialmente richiesto (che sale al 3,2% nel quarto trimestre 2009, contro il 2,2% del terzo), interrompendo un trend in cui invece questa percentuale era in continua diminuzione. Ma sicuramente il dato che più colpisce è l‘aumento significativo delle vendite in cui la riduzione di prezzo è tra il 20% e il 30%, che balza al 12,5% nel quarto trimestre  contro il 7,6% nel terzo trimestre.

Rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inzialmente richiesto

Rapporto tra prezzo di vendita e prezzo inzialmente richiesto

La sensazione è quindi che  il mercato immobiliare sia  diviso tra i “nuovi venditori” che probabilmente hanno abbassato le proprie aspettative, allineandole con quelle che sono le effettive disponibilità del mercato, e quanti hanno cercato di chiedere i prezzi che “una volta” il mercato avrebbe accettato, ma che poi hanno dovuto drasticamente ridimensionare le proprie richieste per concludere la vendita, che ai prezzi “desiderati” non andrebbe a buon fine. Questa impressione è confermata anche dall’allungarsi dei tempi di vendita, che arrivano nel quarto trimestre 2009 a 7,0 mesi, contro i 6,7 del terzo trimestre.

Tempo medio di vendita (mesi)

Tempo medio di vendita (mesi)

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L’infelicità ha causato la crisi finanziaria? In un certo senso sì.

marzo 09, 10 by Mark75

In un’intervista per il Corriere della Sera l’economista Stefano Bartolini, dell’Università di Siena spiega come la crisi finanziaria sia stata causata dall’infelicità, in particolare degli americani (ma ovviamente il discorso si applica a tutta la cultura occidentale, anche se in misure diverse a seconda del Paese).

Il punto centrale è la confusione tra “ben-essere e ben-avere”, cioè la confusione tra la qualità della vita e la ricchezza che si possiede. L’aspetto interessante è che secondo Bartolini questa ricerca di soluzioni “a pagamento” per compensare una qualità della vita di per sé inadeguata generano mercati e consumi (ad esempio, una vacanza in un luogo esotico per compensare una vita lavorativa poco soddisfacente), e circolazione di denaro, e quindi alla fine una crescita del PIL.

Il discorso è certamente interessante ed è in parte condivisibile: “in parte” perché la confusione tra “ben-essere e ben-avere” è innegabile, ed in generale c’è scarsa attenzione alla qualità “reale” della vita, anche per una crescente confusione su cosa si debba intendere per qualità della vita, e apparentemente per un generale ripiegamento su sé stessi e sui propri interessi, trascurando in ogni modo le esigenze degli altri. Senza citare le lotte continue nei centri città tra chi vuole dormire e chi vorrebbe avere una vita sociale, il caso della causa contro l’asilo “rumoroso” che erano alla cronaca qualche mese fa sono un esempio che dovrebbe togliere ogni dubbio.

Ma la causa effettiva della crisi finanziaria è stata l’avidità sfrenata, che certamente può essere figlia dell’infelicità, ma è una cosa un po’ diversa. E stiamo parlando sia dell’avidità di alcuni banchieri senza scrupol, ma anche l’avidità diffusa che ha portato molti a vivere ben oltre le proprie possibilità: e questo è vero soprattutto per i consumatori americani (in Italia, l’abuso dei prestiti è molto più raro), che si sono sistematicamente accollati prestiti di ogni tipo — creando così l’ambiente perché una crisi come quella attuale potesse svilupparsi. Ma vivere oltre i propri mezzi non è cercare il “ben-avere” ma è cercare di avere tanto, ad ogni costo. Il “ben-avere” dovrebbe comunque guardare ad una sostenibilità del proprio avere, che però è stata trascurata — proprio come il “ben-essere” dovrebbe ad esempio, dal punto di vista alimentare, nascere da una dieta equilibrata, e non dal cercare di ingozzarsi il più possibile ogni volta che è possibile…

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Andamento del mercato delle abitazioni: sondaggio congiunturale della Banca d’Italia

marzo 08, 10 by Mark75

I nuovi dati del sondaggio congiunturale della Banca d’Italia sul mercato delle abitazioni (svolto su un campione di operatori del settore) dipingono un mercato sostanzialmente stabilizzato (le attese circa il livello dei prezzi sono significative in questo senso), con aspettative che appaiono in leggero miglioramento.

Valutazione delle condizioni di mercato

Valutazione delle condizioni di mercato

Numero atteso di nuovi incarichi

Numero atteso di nuovi incarichi

Livello atteso dei prezzi

Livello atteso dei prezzi

Attese per il trimestre in corso

Attese per il trimestre in corso

Attese per i due anni successivi

Attese per i due anni successivi

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Islanda: dal referendum il “no” al pagamento del debito a UK e Olanda

marzo 08, 10 by Mark75

In Islanda, il referendum sulla legge che prevedeva il rimborso di circa 4 miliardi di euro di debiti a Gran Bretagna e Olanda ha visto vincere in misura nettissima i “no” (che hanno avuto il 93% di voti).

In realtà il referendum non è sul debito islandese in generale, ma piuttosto per rimborsare ai governi Inglese e Olandese i costi delle garanzie che questi hanno attivato sui risparmi che molti cittadini inglesi ed olandesi avevano presso le banche islandesi, e che sono andati “bruciati” nel collasso delle banche islandesi. Va anche aggiunto che in ogni caso questo referendum probabilmente non impedirà il rimborso ma spingerà UK e Olanda a proposte più favorevoli all’Islanda.

Come nota a margine, verrebbe da discutere che significatività abbia il voto di un insieme di debitori circa la restituzione di un debito (anche se in questo caso, come detto prima, stiamo parlando di una cosa un po’ diversa), ma è un’altra storia

La vittoria dei no non è certo una sorpresa, soprattutto con buona parte della popolazione che considera le banche colpevoli del collasso finanziario del paese. Un fatto indubitabile, però bisognerebbe anche aggiungere che le stesse banche speculatrici sono quelle che hanno portato la crescita record dell’Islanda negli anni precedenti alla crisi, dovuta proprio all’affermarsi dell’Islanda come centro finanziario. Una crescita che (come gli eventi successivi hanno dimostrato) non poggiava su basi solide, ma di cui in pochi al tempo si sono lamentati.

La lezione da imparare, a nostro parere, non è solo su quanto siano “cattivi” i banchieri adesso: il punto è che è necessario garantire la sostenibilità. Ma questo non vuol dire solamente preoccuparsi di capire dove “vanno” i propri soldi, ma anche di capire da dove vengono.

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La lezione di Banca IFIS: offrire condizioni favorevoli ai clienti conviene

marzo 07, 10 by Mark75

Banca IFIS ha approvato il progetto di bilancio per l’anno 2009, che ha segnato risultati molto positivi, soprattutto considerata la situazione economica globale non certo rosea. Ma nonostante una contrazione dell’utile (che scende del 24,5%, a 17,2 milioni di Euro, ma anche a causa di nuovi investimenti), Banca IFIS segna una crescita significativa nel turnover (+8,5%), negli impieghi(+26,6%), nel margine di intermediazione (+19,5%).

L’aspetto interessante è che questa crescita è stata in gran parte alimentata dai risultati del conto di deposito Rendimax, che ha permesso di raccogliere importanti risorse. Ha dichiarato Giovanni Bossi, Amministratore delegato di Banca IFIS: “L’avvio della raccolta diretta ha segnato un passaggio strategico fondamentale per la Banca rendendola autonoma nel reperire risorse finanziarie, ad oggi oltre un miliardo di euro dalla clientela retail, funzionali per continuare anche nel futuro a sostenere l’espansione degli impieghi e quindi della Banca“.

Si tratta quindi a nostro parere di una dimostrazione del fatto che offrire condizioni vantaggiose ai clienti (come ha fatto e continua a fare Rendimax) non è un costo, ma un importante elemento da cui le banche possono trarre grossi benefici.

Insomma: gli scenari win-win, dove “vincono” sia gli azionisti che i clienti, non sono un’utopia.

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Il custode chiude il Pantheon e interrompe il concerto: perché non avrebbe dovuto?

marzo 06, 10 by Mark75

Sta creando molte discussioni quanto è successo al Pantheon, con il custode che, al giungere dell’orario di chiusura, ha interrotto il concerto in corso dato che era appunto il momento di chiudere.

Ma la domanda che viene a noi è un altra: perché non avrebbe dovuto? Chiaramente, stiamo parlando senza conoscere tutti i dettagli. Ma qualche ragionamento (che mi sembra interessante a prescindere dal fatto che sia questo il caso o meno ) lo si può fare.

Uno dei maggiori provvedimenti “anti-sprechi” (a cui molti hanno applaudito) che molti enti pubblici e para-pubblici (ma anche aziende private) hanno avviato è stato quello di bloccare tutti gli straordinari. Quindi il lavoratore che si trattiene oltre l’orario di lavoro lo fa senza retribuzione. Non sappiamo se sia questo il caso, ma se così fosse, non ci si può lamentare del dipendente che finito l’orario di lavoro, pretende di non trattenersi oltre. Ovviamente questo ha conseguenze sul servizio offerto, ma la “colpa” non può in questo caso essere del dipendente, ma al massimo dei dirigenti che non hanno provveduto ad organizzare una turnazione adeguata o forse anche più su, a chi ha fissato i vincoli che i dirigenti poi devono rispettare. Peraltro, questo non sarebbe il primo né l’unico caso di effetti collaterali del taglio degli straordinari: in più di qualche Comune del nord Italia, quando ci sono state le forti nevicate di qualche settimana fa, le strade sono state pulite e “sghiacciate” con ritardo proprio a causa del fatto che diversi Comuni avevano posto il “divieto” degli straordinari.

Il problema è che, come su quasi ogni cosa in Italia, si finisce col fare regole generali che non badano alla sostanza. Sappiamo tutti che ci sono straordinari “fasulli”  (dovuti al fatto che si vuole solamente ottenere un compenso aggiuntivo), ma ci sono anche straordinari “veri”, dovuti al fatto che effettivamente c’è una necessità di un servizo da erogare. Il problema è che la distinzione non può essere “burocratica”, intesa come affidata a normativa generiche, ma deve essere valutata in modo “intelligente”, ed infatti dovrebbe essere un compito importante dei dirigenti, che dovrebbero avere il compito di gestire queste situazioni. E non a caso, sarebbe proprio sul livello dei dirigenti pubblici che bisognerebbe intervenire per migliorare l’efficienza della Pubblica Amministrazione.

Regole generali permettono di de-responsabilizzare il dirigente, ma il compito di un dirigente è quello di essere responsabile — ed è proprio questa responsabilità che ne motiva lo stipendio superiore ad un impiegato.

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Quanto costa all’economia italiana il tentativo di censurare Internet?

marzo 04, 10 by Mark75

Si è discusso molto sui pericoli per la libertà che derivano dai continui “tentativi” in Italia di censurare Internet — sotto le varie vesti di tutela della privacy, di tutela del diritto d’autore o di tutela dei minori. Infatti, è bene ricordare che la sentenza “contro Google” è solo una delle ultime azioni che (più o meno coscientemente) tentano o rischiano di limitare Internet.

Ma la questione non è solo politica o culturale. La questione ha risvolti economici non trascurabili. E non solo per quanto riguarda la questione del diritto d’autore — che tra l’altro, “spacciare” per diritto d’autore è fuorviante, perché in realtà l’interesse è attorno al diritto di edizione e di distribuzione — ma in generale riguarda tutto il tema della produzione e fruizione di contenuti digitali e multimediali.

La “rigidità” (eufemisticametne parlando) nell’approccio legislativo/giudiziario ad Internet però ha un effetto collaterale non trascurabile, cioè quello di limitare lo sviluppo del web come mercato e di tutto l’indotto che genera. Il che vuol dire non solo limitare le imprese italiane, ma anche (e forse soprattutto) scoraggiare gli investimenti esteri in Italia legati al settore: non sono poche le società straniere che hanno paventato la possibilità di uscire dal mercato Italiano. E il danno non sarebbe trascurabile: infatti secondo alcune stime, il mercato dei contenuti digitali e multimediali varrebbe a livello mondiale circa il 10% del valore complessivo degli scambi commerciali. Diventa quindi evidente che l’Italia, con l’approccio alle nuove tecnologie che sembra andare affermandosi, rischia di tarpare le ali a quello che potrebbe essere un importante fattore di crescita.

Basti considerare i dati relativi al settore ICT (che non coincide esattamente, ma riteniamo dia una buona approssimazione): secondo i dati presentati al CeBIT di Hannover, in Spagna questo settore peserebbe ormai per il 10% del PIL, e soprattutto sembrerebbe sia stato uno di quelli che ha sofferto meno la crisi. In Italia il peso del settore è sostanzialmente inferiore (indicativamente, dovrebbe essere sotto al 5%), e soprattutto è costituito per la maggior parte dal settore delle telecomunicazioni.
Anche se stiamo facendo conti altamente spannometrici, è chiaro che sulla base di questi valori, il gap di sviluppo del settore ICT implica un “mancato PIL” pari a circa il 5% del suo valore. Che non sono perdite che possono essere ignorate ed accettate a cuor leggero.

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A MPS Advice il “Cerchio d’Oro” per l’innovazione finanziaria

marzo 03, 10 by Mark75

MPS Advice è stato premiato con il Cerchio d’Oro dell’innovazione finanziaria, il premio assegnato annualmente dall’AIFIn – Associazione Italiana Financial Innovation. Il premio è relativo alla categoria “Nuovi Servizi”.

MPS Advice è il servizio di consulenza avanzata sugli investimenti, ed è interessante perché sposta la focalizzazione delle attività in materia di investimenti di MPS sulla distribuzione, proponoendosi come consulente “di qualità” sul tema. Il successo sembra sia stato molto buono, se nel 2009 sono state erogate circa 140.000 proposte di consulenza (superando abbondantemente l’obiettivo di 100.000 che la banca si era proposta).

Il metodo applicato da MPS Advice merita è basato su alcune fasi fondamentali, e merita di essere evidenziato dato che si tratta di buone prassi che possono essere concettualmente applicate in generale:

  • analisi finanziaria degli investimenti già in corso
  • elaborazione di un progetto di investimento
  • monitoraggio continuo del portafoglio

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Etica SGR cresce nonostante la crisi

marzo 02, 10 by Mark75

Nonostante la crisi finanziaria, e le difficoltà generali del settore del risparmio gestito, Etica SGR ha annunciato risultati ottimi (anche se però si è avuta una contrazione dell’utile netto) con il patrimonio che ha segnato +28,5%. Non solo, ma i rendimenti dei Fondi Valori Responsabili risultano tra i migliori nelle rispettive categorie (hanno brillato particolarmente nelle performance ad un anno i fondi Azionario, che ha registrato un +35,45%, e Bilanciato, +24,60%).

Dati interessanti che dimostrano ancora una volta come da parte degli investitori ci sia una crescente “voglia di etica” negli investimenti, ma anche come etica e business siano tutt’altro che incompatibili, dato che una crescita solida, che guardi anche al lungo periodo e non solo al breve o brevissimo termine, è di fatto una crescita che rispetta i principi dell’etica, e proprio questo fattore spiega le buone performance dei fondi etici soprattutto nei periodi più difficili.

Alessandra Viscovi, direttrice generale di Etica sgr, è piuttosto dura nel dipingere il quadro attuale della finanza: “Non siamo ancora usciti dalla crisi internazionale, scatenata nel 2008 da operatori della finanza senza scrupoli che non hanno mai smesso di “giocare” coi derivati, esattamente come prima del grande tracollo. In questo contesto per  noi è ancora più importante dimostrare ogni giorno con fatti concreti che è invece possibile operare sui mercati finanziari in modo corretto e trasparente in un’ottica di sostegno all’economia reale e a quelle imprese che sono rispettose dell’ambiante e dei diritti delle persone”.

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Gruppo Banco Popolare cede Factorit Spa alla Banca Popolare di Sondrio e alla Banca Popolare di Milano

marzo 02, 10 by Mark75

Banco Popolare, Banca Popolare di Sondrio e alla Banca Popolare di Milano hanno raggiunto un accordo per la compravendita di Factorit S.p.a, società finanziaria (attualmente di proprietà di Banco Poplare) che opera nell’anticipazione e nell’incasso di crediti commerciali e nei servizi connessi, ed è il quarto maggiore operatore del settore in Italia.

Con questo accordo, le banche vogliono dotarsi di competenze specifiche per offrire alle imprese servizi di finanziamento e di incasso di crediti domestici e internazionali, anche a beneficio delle altre banche con esse convenzionate.

L’accordo prevede l’acquisto da parte di Banca Popolare di Sondrio del 60,5% del capitale (e quindi, del controllo di Factorit), e Banca Popolare di Milano il 30%, mentre il rimanente 9,5% rimarrà a  Gruppo Banco Popolare.

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Giornali, telegiornali, e notizie distorte: dolo o colpa?

marzo 01, 10 by Mark75

Sta facendo un discreto clamore le polemiche intorno ad un servizio del TG1 che, dando la notizia della stentenza sul noto “caso Millis”, parlava di sentenza di assoluzione – quando in realtà  la sentenza è stata di prescrizione (che è una cosa ben diversa). Dato il “valore politico” della sentenza, le polemiche non sorpendono.

Ma non è certo la prima distorsione dei fatti che il TG1 effettua: solo pochi giorni fa, dava la notizia che i dirigenti di Goolgle erano stati condannati “per aver pubblicato” il video delle violenze sul ragazzo Down: in questo caso, una distorsione più sottile, dato che sarebbe stato più giusto dire “per non aver impedito la pubblicazione” (o “per non aver censurato preventivamente”…). Ma resta il fatto che quel “per aver pubblicato“, trasmette al telespettatore medio la convinzione di un gesto attivo di una compartecipazione “fisica” dei dirigenti di Google al pestaggio, alla ripresa e al caricamento su YouTube, o quantomeno del fatto che i dirigenti di Google abbiano “scelto” il video per la pubblicazione (a tal proposito: ma se viola la privacy del ragazzo, perché i telegiornali possono trasmetterlo fino alla nausea?).

La domanda che quindi viene spontanea è: perché avvengono queste distorsioni? In molti ritengono che la ragione è il tentativo di difendere interessi politici o economici. A mio parere, però, le cause potrebbero essere in realtà diverse, o almeno “anche” diverse, e riguardano una sorta di involuzione che la professione giornalistica sembra avere.

Il punto, a mio parere, l’abitiudine sempre più diffusa a semplificare le notizie all’estremo, per trasformarle in “pillole” che possono essere raccontate in qualche secondo o qualche riga in meno, in modo da essere più “comprensibili” per il telespettatore medio: e allora ecco che siccome il telespettatore medio probabilmente non sa che differenza ci sia tra assoluzione e prescrizione, è inutile distinguere. Ma i fatti difficilmente possono essere qualificati solo come bianco o nero, e avrebbero bisogno di essere articolati per contestualizzarli, e evidenziare i dettagli — che poi sono ciò che definiscono realmente i fatti.

A questo si aggiunge un atteggiamento diffusamente distorto (non solo da parte dei giornalisti) verso la giustizia nel suo complesso, con una confusione apparente tra avvio di un indagine (che viene spesso presentata come una condanna a priori) e la sentenza (che diventa in questo quadro qualcosa di irrilevante o secondario).

Una “semplificazione” e un abbassamento del livello di “intelligenza” che è diffuso in tutta la tv italiana (troppo facile fare riferimento all’affollamento di reality show), ma il problema è, come una volta ha detto un mio amico, che “se parli in modo da farti capire dagli stupidi, finisci col dire cose stupide“. Non solo: gli “stupidi” non si troveranno mai a dover fare uno sforzo per cercare di capire qualcosa in più, e quindi continueranno ad essere tali.

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IWBank raggiunge i 100.000 clienti

marzo 01, 10 by Mark75

IWBank ha raggiunto pochi giorni fa il traguardo dei 100.000 clienti. Un risultato che certamente premia i servizi di IWBank, ma si presta ad essere letto anche come un indicatore più generale dell’evoluzione del mercato, dato che IWBank è una banca online “pura”.

Infatti, questi numeri indicano indubbiamente un’evoluzione generale dell’utenza, che è sempre più interessata a servizi che consentano di gestire in autonomia attraverso il web il proprio conto corrente, così come soluzioni di risparmio e investimento o di trading online.

Clienti IWBank (da IWBank)

Clienti IWBank (da IWBank)

Guardando l’andamento della crescita della clientela di IWBank, la sensazione è che alla spinta della crescita tra 2006 e 2008 abbia contributo molto IWPower, il conto di deposito proposto da IWBank, che (stiamo però andandando a memoria) presentava tassi di interesse tra i più elevati del mercato, grazie anche al collegamento con i tassi della Banca Centrale Europea, che però potrebbe essere diventato un freno negli ultimi mesi, in cui IWPower si trova ad offrire tassi che non sono più così entusiasmanti (ed infatti, la crescita della clientela nel 2009 è stata minore, pur con il “fattore crisi economica” che non è trascurabile).

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