Prezzo del petrolio: previsioni per il 2016

Il prezzo del petrolio ha visto un netto calo nel corso del 2015, con il Brent sceso ben al di sotto dei 40 dollari a barile. Cosa aspettarsi dunque per il 2016? Molti analisti ritengono che il calo dei prezzi sia destinato a scendere ancora, per arrivare a scendere fino ai 30 dollari a barile, con più di qualche esperto che pensa si possa arrivare addirittura a 20 dollari.

Va però detto che gli analisti non sono unanimi su questo possibile trend. Anche se pochi, vi sono importanti analisti (tra cui quelli di Barclays) che pensano che il 2016 possa invece vedere un importante rialzo dei prezzi del petrolio, fino a 60 dollari a barile.

Secondo gli analisti di Barclays, a spingere verso questo rialzo dei prezzi ci sarà un aumento sostanziale della domanda, che dovrebbe passare dall’attuale 2,1 milioni di barili al giorno a 4 milioni. Una previsione che però è di segno nettamente opposto a quelle dell’Oil Market Report della IEA, che invece anticipa per il 2016 una riduzione della domanda a 1,2 milioni di barili al giorno.

Un punto importante delle previsioni di Barclays è dato dal fatto che, secondo il parere degli analisti, guardare all’OPEC può essere limitante: se è vero che fino a pochi anni fa questo poteva fare il bello ed il cattivo tempo sul mercato del petrolio, ora il suo peso si starebe progressivamente riducendo, a favore di paesi quali Russia, Cina e USA (anche grazie alla produzione di “olio di scisto”).

Altri analisti evidenziano che più di qualche compagnia petrolifera nel 2015 era coperta da hedge che consentivano loro di vendere il petrolio a prezzi maggior di quelli di mercato, ma che molte meno saranno coperte l’anno prossimo. E questo potrebbe essere un problema specie per i produttori di olio di scisto, che ha costi superiori al normale greggio. E con gli investitori ben attenti a dove mettono i soldi e a chiedere un profitto, l’offerta di petrolio potrebbe ridursi nei prossimi mesi.

Parlando di previsioni, è però anche opportuno ricordare che nel 2015 le previsioni hanno mancato il bersaglio in modo piuttosto evidente: la maggior parte degli analisti riteneva che il petrolio sarebbe stato scambiato a prezzi intorno ai 50 dollari a barile o oltre in questo ultimo trimestre del 2015 (i futures erano quotati oltre i 60 dollari).

A posteriori, gli analisti spiegano che probabilmente non è stato tenuto conto del fatto che la variazione di prezzo è stata principalmente dovuta a variazioni dell’offerta di petrolio (che nonostante la crisi economica è sempre vicina a massimi storici o quasi), e che questo comporta andamenti diversi rispetto a quelli legati a variazioni della domanda. Nel frattempo, forse la cosa migliore è tenere d’occhio il prezzo del petrolio in tempo reale.

Banche: una comoda confusione tra investimento e risparmio

La cronaca finanziaria si mescola alla cronaca nera in questi giorni, tra molti che hanno perso tutti i loro risparmi al crollo del valore delle obbligazioni e delle azioni delle loro banche.

E’ giusto che azionisti e obbligazionisti “paghino” la cattiva gestione della banca? In linea di principio certamente sì, dato che non è certo ipotizzabile che gli azionisti prendano gli utili quando ci sono e invece qualcun altro ripaghi le perdite.

Il problema qui però è un altro, e cioè il sistematico abuso che è stato fatto continuamente da molte banche (non solo quelle oggetto delle vicende di questi giorni) del rapporto con i clienti, per presentare come forme di risparmio quelle che in realtà sono invesitmenti a rischio. E guidando quindi verso l’acquisto di azioni e obbligazioni, peraltro con logiche totalmente fuori dalla logica di buona gestione finanziaria: un investimento in azioni, come abbiamo avuto modo di discutere più volte in passato, dovrebbe essere organizzato in un portafoglio diversificato. In questo caso invece abbiamo persone che apparentemente  erano state indotte ad investire tutti i propri risparmi o quasi in una singola azione.  Non dovrebbe servire essere grandi guru della finanza per capire come questo sia un fatto estremamente grave.