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Il prezzo del petrolio è praticamente crollato nell’ultimo anno e mezzo, con prezzi che superavano i 110$ a barile nell’estate del 2014 rispetto ai meno di 45 dollari odierni, e se andiamo a seguire il prezzo del petrolio in diretta, incontreremmo probabilmente nuove diminuzioni.

La causa prima di questo crollo è dato dal fatto che i produttori dell’OPEC hanno iniziato una vera e propria guerra del prezzo contro il petrolio di scisto (o semplicemente “olio di scisto”) prodotto negli USA: un tipo di petrolio “non convenzionale” (ha origine da rocce di scisto bituminoso, anziché da materiale biologico in decomposizione come il normale greggio), di cui vi sarebbero grossi giacimenti negli USA. Proprio per questo motivo gli USA, alla ricerca di indipendenza energetica, si sono attivati molto nella sua estrazione, che però per ragioni tecniche è molto più costosa di quella del petrolio tradizionale.

Come risposta, l’OPEC ha diminuito il prezzo del petrolio (o meglio, aumentato l’offerta), nel tentativo di “tagliare le gambe” al concorrente, che diventa totalemten sconveniente da estrarre quando i prezzi scendono sotto una certa soglia (stimata oggi intorno ai 60-65 dollari a barile).

Il fatto, però, è che questo tentativo finora non sembra avere funzionato: la produzione di petrolio di scisto non è diminuita come qualcuno si aspettava, ma solo diminuita leggermente. Anzi, oggi copre quasi metà della produzione di petrolio negli USA; con stime che danno perl’anno prossimo una produzione circa 4 milioni di barili estratti ogni giorno, su una produzione globale di 8,8 barili giornalieri.

Al contrario però, il prezzo del petrolio ha raggiunto ora prezzi che mettono iniziano a mettere in difficoltà le casse dei paesi dell’OPEC: 45 dollari è la soglia che gli analisti hanno stimato necessaria perché tali paesi riescano a tenere in equilibrio i conti.

Proprio questa consapevolezza che questo prezzo del petrolio non sia sostenibile nel medio-lungo periodo, e sia destinato pertanto a risalire, è forse ciò che ha mantenuto elevati gli investimenti in petrolio di scisto, e a quanto pare l’OPEC si sta ormai rassegnando al fatto che il greggio tradizionale dovrà condividere il mercato mondiale del petrolio con l’olio di scisto.

Diversi analisti giudicano quella dell’OPEC una vittoria di pirro: è vero che finora è riuscita in qualche modo a limitare la diffusione dell’olio di scisto (che forse, senza la “guerra” dell’OPEC sarebbe aumentata in modo significativo) ma, sottoliena più qualcuno, vista in altro modo il punto è che l’olio di scinto si è dimostrato un concorrente molto agguerrito e l’OPEC ha dovuto ridurre i prezzi per mantenere le quote di mercato.

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