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Fa notizia in queste ore la “proposta” (anche non formalizzata) del governo greco che prevede un taglio del 30% del debito ed un suo “congelamento” per 20 anni.

Ma in generale, è l’occasione per parlare di tutte quelle opinioni che sostengono che il debito pubblico non dovrebbe essere pagato, in tutto o in parte, per i motivi più vari.

C’è infatti un “non detto” di fondo in questi ragionamenti, che rappresenta un  errore grossolano e sostanziale.

Il concetto è molto semplice. Supponiamo di non ripagare il debito (e che sia debito pubblico, o un mutuo, o un prestito di qualunque tipo non importa). C’è una conseguenza ovvia e diretta: nessuno ci presterà più nulla in futuro.

Per cui, nel caso nella Grecia, la questione non è tanto sul debito in sé, quanto sul deficit: la Grecia è in grado di mantenere un avanzo, o almeno un pareggio di bilancio, per il futuro? Dove “futuro” non vuol dire l’anno prossimo o i prossimi tre, ma almeno i prossimi 20 o 30.

Se la risposta è “sì”, allora l’idea di non pagare il debito è solo una questione di etica, ma può portare dei vantaggi. Se la risposta è “no”, allora è un idea insostenibile, che porterà conseguenze molto più drammatiche e gravi in breve tempo.

L’idea è che in realtà, a scapito del populismo, la risposta in realtà sia “no”, se non altro perché praticamente nessuno Stato negli ultimi secoli è riuscito ad avere un costante avanzo di bilancio,