Grecia: chi ha tirato troppo la corda?

A dimostrazione di quanto avevamo già scritto vi invito a leggere un articolo sul sito della BBC: http://www.bbc.com/news/world-europe-33311240

In particolare, una frase: “The EU can’t afford to let us fail so we should continue to say no and they will blink and give us a better deal.” “L’Unione Europea non può permettersi che noi falliamo, e così dobbiamo continuare a dire di no, in modo che ci facciano un’offerta migliore“.

E’ la sintesi di come è stato condotto il negoziato da parte della Grecia, il problema è che a tirare troppo la corda alla fine questa può spezzarsi.

Molti citano il detto “se ho un piccolo debito ho un problema io, se ho un grosso debito il problema ce l’ha il creditore“: il fatto è che il debito della Grecia non è così grande, specie dopo che tutti gli investitori stranieri sono lentamente “fuggiti”.

Grecia: un caso esemplare di moral hazard

Del moral hazard abbiamo parlato spesso in passato: è quella situazione in cui un soggetto possa sentirsi autorizzato a intraprendere investimenti a rischio elevato, nella convinzione che in caso di perdite queste saranno sopportate non da lui stesso ma dalla collettività.

È il caso tipico di banche che si sono ritenute “too big to fail”, troppo grandi per fallire, sicure che il Governo o qualche altra autorità sarebbe intervenuta a salvarle in caso di grandi perdite. Ed è una delle cause della crisi finanziaria del 2008.

Ma è anche il caso della Grecia, che ha basato tutta la sua trattativa con i suoi creditori sulla convinzione che tanto ne avrebbero impedito il fallimento, in qualche modo. Fino a tirare troppo la corda (dire che non si ha intenzione di ripagare i debiti è un pessimo biglietto da visita quando si vuole chiedere dei prestiti). E non nell’interesse dei deboli: ad esempio, in Grecia i dipendenti pubblici possono andare in pensione anticipata prima dei 55 anni (con un costo stimato in circa l’1% del PIL), e molti altri sprechi. Ovviamente questo non vuol dire che tutte le richieste ricevute dai creditori da parte della Grecia negli ultimi anni siano state ottimali e giuste. Ma sicuramente c’erano i margini per un compromesso concreto.

 

 

 

Assicurazioni on line: costi inferiori ma chiarezza sui criteri di comparazione

Per chi ha poca esperienza nel settore assicurativo è difficile orientarsi ed individuare la migliore offerta presente sul mercato. Oggi, infatti, ci sono davvero molte proposte e la soluzione migliore può arrivare dal ricorso ad internet e dalle tante offerte garantite dai comparatori on line.

Inserendo i dati richiesti sarà il sistema a classificare le proposte assicurative.

 

Il comparatore confronta per noi i preventivi di diverse compagnie ma è importante che il sito indichi in maniera chiara e comprensibile i criteri utilizzati ai fini della comparazione.

E’ determinante infatti non basare la comparazione solo sul prezzo, ma estendere la ricerca

anche  alle caratteristiche “chiave” della polizza, che devono essere presentate secondo uno standard uniforme, che agevoli il confronto tra le diverse offerte.

 

I criteri per comparare le assicurazioni sono quindi un elemento fondamentale di cui tener conto.

Accanto alla proposta meno costosa è utile che il confronto tenga in considerazione anche le condizioni contrattuali come ad esempio i  massimali di garanzia, le franchigie, i diritti di rivalsa, ma anche le esclusioni e le limitazioni della copertura.

 

Nella scelta del preventivo on line è bene confrontare tra loro offerte di diverse compagnie, che applicano trattamenti economici differenti tra loro, in base alla regione di appartenenza e alla classe di merito.

 

I messaggi pubblicitari riportati dai vari siti non vanno esclusi a priori ma considerati con attenzione. Risparmiare con le assicurazioni on line è infatti possibile, magari partecipando alle varie promozioni lanciate in diversi periodi dell’anno, che garantiscono sconti e pacchetti estremamente interessanti.

 

L’ampiezza della comparazione (vedi numero di imprese di assicurazione, numero e tipo di prodotti assicurati) non è per forza di cose determinante. Si può infatti optare per un’ottima scelta anche attraverso un numero esiguo di proposte, già vagliate per noi alla fonte.

I siti infatti possono proporre comparazioni anche solo tra i prodotti di un unico gruppo di imprese di assicurazione, l’importante è che risulti evidente, da subito, a chi effettua la ricerca.

E’ infatti proprio questo il punto focale. Di fatto non esistono comportamenti da vietarsi a priori, le informazioni però devono essere chiare e comprensibili ai destinatari: la trasparenza prima di tutto.

 

Si può correre qualche rischio stipulando polizze di assicurazione con imprese estere che, a nostra insaputa, non sono ammesse all’esercizio dell’attività in Italia. Il rischio è quello di acquistare

coperture non conformi alle disposizioni di leggi italiane, soprattutto per le polizze che regolano la responsabilità civile auto, e di infrangere, nostro malgrado,  norme fiscali o assicurative.

 

Un consiglio?

Prima di stipulare il contratto leggere attentamente il fascicolo informativo, disponibile sul sito dell’impresa, che fornisce indicazioni sull’impresa stessa ma soprattutto sul prodotto che ha attratto la nostra attenzione. Il fascicolo informativo deve essere trasmesso dall’impresa, prima della conclusione del contratto, su carta o, per essere al passo con i tempi, in formato elettronico che sarà nostra premura archiviare su un supporto  a nostra scelta e quindi floppy-disk, CD, disco rigido del computer ecc. ecc.

Razzismo e ignoranza: un peso per l’economia italiana

E’ una cosa di cui avevamo parlato già tempo fa: potenzialmente, gli immigrati potrebbero essere una grande risorsa per il nostro Paese. Per essere un sistema competitivo, non basta infatti evitare le “fughe di cervelli”, ma serve attirarne da fuori.

Il problema è che però l’Italia è zavorrata da una cultura dell’ignoranza verso il diverso: secondo una recente ricerca, gli Italiani sono il popolo più razzista d’Europa. E le difficoltà che abbiamo a gestire il fenomeno dei migranti ne è un sintomo.

E’ un sintomo anche la questione linguistica: come abbiamo avuto modo di sottolineare in passato, termini “migranti“, “immigrati“, “clandestini“, “stranieri“, “extracomuntari“, “rifugiati” o “profughi” non indicano la stessa cosa. Solo che, a sentire parlare la maggioranza sembra quasi che, dato che hanno la pelle scura, siano tutti profughi meritevoli del diritto di asilo, oppure tutti clandestini dediti ad attività criminali.

Si tratta in entrambi i casi di forme di ignoranza e razzismo, segnale di un’incapacità (e mancanza di volontà) di valutare le singole persone, scegliendo invece di applicare grossolane semplificazioni che inevitabilmente portano a problemi economici e sociali.