Gestire i crediti: alcune best practices

Sono molte le aziende che soffrono di mancanza di liquidità a causa del ritardo nei pagamenti da parte dei clienti. La soluzione tipica è quella di ricorrere ad un recupero crediti, e anche se ci sono molti validi servizi per le imprese in questo senso (è importante la scelta di un partner affidabile), vanno tenute in considerazione alcune best practices che possono aiutare a prevenire i problemi a monte.

  • Conoscere i clienti. E’ importante capire come operano i clienti e valutare gli elementi che possono impedire loro un pronto pagamento. Nel caso ideale, bisognerebbe cercare di lavorare assieme per prevenire con i clienti i problemi possono incontrare.
  • Tracciare chiaramente la storia del pagamento. Talvolta vengono confuse situazioni in cui il cliente non paga a causa di contestazioni sul prodotto/servizio, ad altre in cui invece il ritardo nel pagamento è dovuta all’impossibilità di pagare (reale o dichiarata). Capire perché non è stato effettuato il pagamento, distinguendo i casi in cui il cliente non può pagare e quelli in cui non vuole pagare diventa fondamentale.
  • Creare un modello di valutazione dell’affidabilità del cliente. Valutare se un cliente è affidabile (possibilmente usando criteri non solo basati sullo storico) è fondamentale non solo per decidere se vendere o meno al cliente, ma anche perché si potrebbe valutare anche la possibilità di applicare scontistiche differenti a seconda dell’affidabilità.
  • Darsi delle priorità chiare. Il concetto vale sia inteso come priorità tra le politiche aziendali, che come priorità tra i clienti. Nel primo caso, è importante che la gestione del credito sia coerente con le priorità che ci si dà a livello di strategia aziendale, per evitare di lanciare messaggi contraddittori che finiscono sempre con l’essere nocivi. Nel secondo caso, vale la regola dell’80/20, ovvero il cosiddetto principio di Pareto (o principio della scarsità dei fattori), e che è sintetizzabile nell’affermazione: la maggior parte degli effetti è dovuta ad un numero ristretto di cause. In parole povere, serve concentrarsi sui clienti più importanti, in modo da ottimizzare il rapporto con essi.
  • Non pretendere di fare tutto da soli. Gestire i crediti non è facile, e non è detto che si abbiano all’interno tutte le competenze necessarie per farlo: non bisogna avere paura di ricercare un partner che supporti nell’attività. E’ però importante che sia un partner con cui vi sia una vera collaborazione, e non semplicemente “qualcuno a cui viene affidata l’attività”, dato che come abbiamo detto si tratta di un attività che deve essere strettamente coerente con le strategie e priorità aziendali.

Visa supporta Android Pay

Visa ha annunciato la partnership con Google per la nuova piattaforma Android Pay. La partnership apre  nuove opportunità di pagamento Visa sicure e innovative in ambiente Android alle banche e istituzioni finanziarie e agli esercenti di tutto il mondo.  L’ interfaccia di programmazione delle applicazioni di Android Pay raggiungono elevatissimi livelli di sicurezza e si sviluppano intorno all’attuale funzionalità HCE (Host Card Emulation) di Google, creando un ventaglio di nuove opzioni per i titolari di prodotti Visa per effettuare acquisti con il proprio dispositivo mobile Android, che si tratti di pagamenti contactless nel punto vendita oppure di pagamenti effettuati direttamente dal telefono.

Jeremy Nicholds, Executive Director Mobile di Visa Europe, ha commentato: “Questo annuncio è un’ ulteriore dimostrazione del perché affermiamo che il 2015 sia l’anno di svolta verso l’adozione di massa dei pagamenti mobile tra i consumatori. Visa Europe e’ molto lieta alla prospettiva di collaborare con Google per aprire la piattaforma Android Pay ai titolari di prodotti Visa anche in Europa e offrire loro nuove opzioni di pagamento con la carta Visa, frutto delle nostre tecnologie avanzate e altamente sicure quali Visa payWave e della nostra nuova piattaforma Payment Token Service.”

CheBanca! spinge sul gestito e lancia gli Yellow Funds con BlackRock e Duemme SGR

Continua la strategia di sviluppo del ramo investimenti di CheBanca!, la banca retail del Gruppo Mediobanca. Lanciato a gennaio 2014 e annunciato come uno dei pilastri del piano industriale, il Risparmio Gestito CheBanca! ha fatto registrare risultati al di là delle aspettative, con una raccolta netta oltre 1,8 miliardi di euro in poco più di un anno e collocato oltre 1000 fondi diversi. Sulla scia di questo successo, CheBanca! lancia sul mercato la prima gamma di fondi d’investimento firmata appunto CheBanca!: gli Yellow Funds.

Sviluppati in partnership BlackRock e Duemme SGR, gli Yellow Funds CheBanca! rispondono alla richiesta crescente di soluzioni per la protezione del patrimonio e l’integrazione del reddito coniugando rendimenti interessanti con una componente di rischio calcolato.

Gli Yellow Funds sono un ulteriore passo avanti nella nostra strategia di sviluppo nel segmento del risparmio gestito – commenta Gian Luca Sichel AD di CheBanca! – dopo i risultati estremamente positivi ottenuti prima con il lancio della piattaforma Risparmio Gestito e poi con Risparmio Assicurato, miriamo a replicare questi successi anche con i nostri fondi gialli.  Li abbiamo studiati attentamente per rispondere alle esigenze dei clienti di oggi, sempre più orientati verso soluzioni capaci di offrire buoni rendimenti ma con un rischio controllato e li abbiamo sviluppati con due primari operatori nel settore quali BlackRock e Duemme SGR garantendo al cliente massima trasparenza, presidio e flessibilità”.

“Un anno fa, con l’annuncio di Risparmio Assicurato, abbiamo avviato una importante partnership strategica – commenta Andrea Viganò Country Head di BlackRock Italia – segnata dalla spinta da parte di CheBanca! verso la gestione del risparmio. Intendiamo ora rafforzare questa collaborazione con il lancio nella Yellow Funds Sicav di 3 strategie di gestione della volatilità. Si tratta di soluzioni innovative che ampliano l’offerta di prodotti di risparmio gestito di CheBanca! in risposta alle esigenze sempre più diversificate di risparmiatori alla ricerca di investimenti stabili, protetti e di medio-lungo termine.”

 

“Siamo estremamente soddisfatti di questo progetto sviluppato con CheBanca! – commenta Filippo Di Naro, Amministratore Delegato di Duemme SGR – Duemme SGR da anni propone soluzioni d’investimento specializzate per clienti istituzionali, attraverso una consolidata piattaforma di offerta che comprende i mandati di gestione e prodotti collettivi. Questa partnership rientra nell’ambito della strategia che Duemme SGR sta sviluppando già dal 2013 di apertura della propria offerta anche a canali terzi sia domestici che internazionali”.

Per i single l’attenzione al consumo energetico vale 180 euro l’anno, per le famiglie numerose fino a 350 euro

Risparmiare centinaia di euro all’anno sulle bollette di luce e gas non è una missione impossibile, basta comportarsi in maniera razionale e scegliere con cura le tariffe più adatte. Facile.it, primo comparatore italiano di prodotti per l’energia (http://www.facile.it/energia-luce-gas.html), ha calcolato come, con 5 piccoli accorgimenti, un single possa arrivare a risparmiare fino a 181 euro all’anno sull’energia; una famiglia numerosa addirittura 349 euro.

  • A ciascuno la sua tariffa

Utenti diversi hanno esigenze diverse e pertanto, oggi che il mercato lo consente, è bene scegliere con cura la tariffa più adatta. Chi è single e passa in casa poco tempo e principalmente nelle ore serali, secondo quanto evidenziato da Facile.it, dovrebbe preferire le cosiddette tariffe biorarie che prevedono notevoli riduzioni di costo dopo le 19; il risparmio annuo sarebbe di 27 euro. Le famiglie numerose, al contrario, è bene prediligano la tariffa opposta, mono-oraria, che garantirebbe un risparmio annuo di 53 euro.

  • Un piatto caldo

Come fare a scaldare il cibo prima di mettersi in tavola? Anche in questo caso single e famiglie numerose dovrebbero mettere in atto strategie di risparmio differenti. I primi possono trovare un valido alleato nel forno a microonde che, utilizzato per scongelare o riscaldare i cibi consente di risparmiare 23 euro all’anno rispetto ad un forno elettrico. Sarebbero invece 22 gli euro annui risparmiati in bolletta dalle famiglie numerose se preferissero le pentole a pressione rispetto a quelle tradizionali. La cottura dei cibi non ne risente, ma il portafogli ne trarrebbe un certo beneficio.

  • Casa calda casa

Ancora una volta la razionalità e l’uso di piccole tecnologie di base possono consentire notevoli risparmi sulla bolletta, tanto per le famiglie numerose quanto per chi vive da solo. Inutile riscaldare nello stesso modo e per lo stesso numero di ore tutta la casa, meglio scegliere con cura dove e quando veicolare il tepore casalingo: utilizzando dei termostati che consentono un riscaldamento selettivo, anche in base ai diversi momenti della giornata, un single può arrivare a risparmiare 48 euro all’anno, una famiglia numerosa addirittura 157 euro.

 

  • Evitare il freddo

Il discorso appena fatto per il caldo ha un risvolto simile anche per il freddo. Contrariamente a quanto pensino in tanti, non conviene avere un unico split per l’aria condizionata, consumerebbe troppo e non raffrescherebbe a sufficienza. Meglio mettere più split e raffrescare selettivamente: ciò consente alle famiglie di risparmiare fino a 51 euro all’anno. Per evitare docce fredde, anche quando si guarda la bolletta, meglio scegliere uno scaldabagno a gas invece che uno elettrico. Così facendo ai single rimarrebbero in tasca 71 euro all’anno.

  • Capitolo elettrodomestici

Quasi tutti ormai abbiamo in casa elettrodomestici energeticamente efficienti, ma siamo certi di usarli in maniera altrettanto efficiente? Un single che fa in modo di utilizzare lavatrice e lavastoviglie sempre a pieno carico, riesce a far abbassare la bolletta di circa 12 euro. Una famiglia numerosa, con più tv e apparecchi tecnologici in funzione, dovrebbe prendere l’abitudine di staccare la spina della TV e del lettore DVD quando non in funzione: è possibile risparmiare circa 66 euro all’anno.

Mutui: continua a crescere l’erogato medio, +5,4% rispetto a sei mesi fa e +12,5% in un anno

L’incremento delle compravendite immobiliari e i valori negativi raggiunti dall’Euribor hanno spinto verso l’alto il trend della domanda di mutuo da parte degli italiani, ma anche le erogazioni dei finanziamenti danno segni di miglioramento: negli ultimi sei mesi l’importo medio erogato dalle banche è cresciuto ancora. Secondo l’Osservatorio sui mutui di Mutui.it e Facile.it nello scorso semestre il finanziamento medio concesso è pari a quasi 120.000 euro, il 5,4% in più rispetto alla rilevazione di sei mesi fa e del 12,5% in più rispetto ad un anno fa.

I portali Mutui.it (http://www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html) hanno analizzato le richieste e gli erogati di mutuo registrati nel periodo compreso tra novembre 2014 e aprile 2015: i risultati offrono segnali incoraggianti anche nel confronto tra la cifra che si richiede e quella che poi si riesce effettivamente ad ottenere dalle banche. Se nella rilevazione precedente (ottobre 2014) il divario era passato dal 20% all’11%, adesso gli italiani alle prese con i finanziamenti per l’acquisto di una casa puntano a 126.000 euro (praticamente la stessa cifra registrata nello scorso semestre) ottenendone solo il 4% in meno.

Buone notizie anche per ciò che concerne il loan to value, ossia la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile da comprare. Se già nella scorsa rilevazione questa variabile era passata dal 44% al 49%, adesso si torna sopra la soglia “psicologica” del 50%: siamo al 55% come somma richiesta e al 52% per quella erogata. Stabile rispetto a sei mesi fa la durata del mutuo erogato (21 anni), mentre l’età media del mutuatario scende a 40 anni.

La principale novità rispetto alle rilevazioni precedenti è legata al tasso di interesse scelto per il finanziamento: dopo anni di richieste di mutui variabili adesso il 60% di chi chiede un mutuo punta al tasso fisso.

«L’alta percentuale di richieste di finanziamento a tasso fisso – spiega Mauro Giacobbe, Amministratore Delegato di Facile.itè strettamente legata all’andamento degli spread e degli indici a cui i mutui casa sono indicizzati al momento: se in generale le percentuali sono ai minimi (soprattutto in rapporto a quelle vigenti solo pochi mesi fa), il tasso fisso rappresenta al momento una soluzione di investimento particolarmente competitiva, visto che è possibile scendere sotto il 3% anche per durate lunghe. È il momento giusto per comprare, quindi, ma anche per rinegoziare un mutuo stipulato anni fa, quando le condizioni offerte erano meno vantaggiose».

Rinegoziare conviene, e la surroga ha avuto, nell’ultimo semestre, un vero e proprio boom: rispetto al semestre precedente queste erogazioni sono cresciute esponenzialmente, nell’ordine di oltre il 200%.

Il mutuo prima casa

Considerando le richieste e le erogazioni di mutui prima casa il quadro muta parzialmente: salgono di poco (+1%) gli importi richiesti – si richiedono in media 133.000 euro – mentre cresce del 3% la cifra media erogata, che passa da 122.000 euro a 125.000 euro. Si riduce ancora il divario tra richiesta ed erogazione (i due numeri adesso divergono del 6%), mentre sale ancora la percentuale finanziata: il LTV è del 61%.