Nuda proprietà: in tre anni gli annunci di vendita sono aumentati fino al 22%

Un tempo era una formula di vendita a cui pochi pensavano, magari per godersi in serenità gli anni della pensione. Oggi invece la nuda proprietà è una realtà importante nel mercato immobiliare, arrivata nel 2013 a rappresentare nelle grandi città lo 0,7% dell’offerta totale: una crescita che arriva fino al 21,9% in 36 mesi. Secondo l’analisi svolta dall’ Ufficio Studi di Immobiliare.it (www.immobiliare.it), primo sito italiano di annunci immobiliari, Torino è il capoluogo in cui questo fenomeno è aumentato maggiormente, ma l’incremento è a doppia cifra in tutte le città prese a campione.

«Senza alcun dubbio la crisi di liquidità è una delle ragioni principali di questo fenomeno – spiega Carlo Giordano, Amministratore Delegato di Immobiliare.ite la prova è che l’offerta di nuda proprietà, vale a dire la vendita dell’immobile disgiunta dalla possibilità di usufrutto dello stesso, è presente anche al di fuori delle grandi città, in modo equivalente rispetto all’offerta di vendita».

Scorrendo i numeri dell’indagine si evidenzia come, dal 2010 ad oggi, l’offerta sia aumentata del 20,3% a Roma, del 18,7% a Milano, del 17,4% a Firenze e del 15,5% a Genova. Solo a Napoli la percentuale supera appena il 10% attestandosi all’ 11,1% ed evidenziando come nel meridione, dove la casa ha una centralità maggiore nella vita degli individui, la vendita in nuda proprietà sia ancora un tabù difficile da far tramontare.

La tipologia di immobile venduto in nuda proprietà si trova, solitamente, in stabili di tipo economico e in zone semi centrali o di prima periferia, e il valore della proprietà ceduta oscilla tra i 142.000€ di Napoli ed i 228.000€ di Roma; la diminuzione generale dei valori di mercato ha avuto un effetto anche su queste vendite, rendendo più esiguo, rispetto al passato, per l’acquirente il vantaggio rispetto all’acquisto di un immobile equivalente in vendita con formula classica.

Gli sconti, comunque, rimangono importanti e se chi compra una nuda proprietà a Milano risparmia circa il 24% del prezzo di mercato, chi fa lo stesso acquisto a Napoli riesce a spendere quasi il 35% in meno. Si trovano nel mezzo i risparmi di Roma (24,7%), Genova (25,6%), Torino (26,6%) e Firenze (31,1%).

In un confronto con il 2010 la domanda, che essendo guidata principalmente da un’ottica ottica di investimento si concentra pressoché esclusivamente (97%) nelle grandi città, è rimasta stabile, a causa del bilanciamento fra l’aumento dell’offerta, e quindi dell’opportunità di acquisto, e la ridotta intenzione all’investimento in Italia.

In ultimo una curiosità: se esiste un mercato dove la nuda proprietà gode ottima salute è quello delle Costa Azzurra. In questa area, dove l’investimento ha già dimostrato la propria redditività, le vendite con la formula della nuda proprietà rappresentano il 3,5% del totale e, a parità di offerta, la domanda è aumentata dell’11% in tre anni.

 

Di seguito la tabella riassuntiva con i dati relativi alle cinque città campione:

 

Offerta Nuda proprietà

gen-ott ’13 vs gen-ott ’10

Valore medio immobile

Euro / metro quadro

Sconto vs mercato

Mq medi

Milano

18,7%

€             196.400

€                2.940

23,80%

66,6

Roma

20,3%

€             228.600

€                2.940

24,70%

77,7

Torino

21,9%

€             159.800

€                2.140

26,60%

74,4

Genova

15,5%

€             158.200

€                2.300

25,60%

68,7

Firenze

17,4%

€             179.800

€                2.510

31,10%

71,6

Napoli

11,1%

€             142.300

€                1.660

34,20%

85,6

 

Mutui: cala del 4% l’erogato medio, ma il finanziamento per la prima casa cresce del 3,5%

Nonostante le buone intenzioni e le belle notizie sul fronte della domanda di finanziamento, le erogazioni per l’acquisto di casa continuano a rimpicciolirsi, ridimensionando la crescita registrata sei mesi fa: secondo l’Ufficio Studi di Mutui.it ad ottobre la somma media che gli italiani sono riusciti ad ottenere per l’acquisto di una casa ammonta a 117.000 euro, ed il timido passo in avanti compiuto nella rilevazione di aprile (122.000 euro) non è servito ad ingranare la marcia.

Analizzando le richieste di preventivo di mutuo registrate a ottobre 2013 sui portali Mutui.it (www.mutui.it) e Facile.it (http://www.facile.it/mutui-prima-casa.html), e confrontandole con quelle di  aprile, scopriamo che in sei mesi si è ridotto tanto il valore medio richiesto (-7%), quanto il valore erogato (-4%) e, anche, il valore medio dell’immobile che si intende acquistare (-5%, pari a 223.000 euro). Questa contrazione generalizzata va a ridurre, anche se di poco, il divario tra la somma media richiesta e quella effettivamente erogata, che passa dall’8% al 5%. Il cosiddetto loan to value, vale a dire la percentuale erogata in rapporto al valore dell’immobile, resta stazionaria al 52%.

«Se i dati di CRIF ci hanno fatto ben sperare, visto che per tre mesi consecutivi hanno mostrato un segno positivo davanti alla domanda di mutuo degli italiani spiega Lorenzo Bacca, responsabile della business unit Mutui dell’azienda le risultanze della nostra analisi rivelano come gli italiani abbiano ormai livellato verso il basso le loro richieste di finanziamento, puntando ad immobili meno costosi. Da segnalare che, per la prima volta negli ultimi quattordici mesi, il valore medio degli immobili è sceso sotto i 230.000 euro, segno che la crisi del mattone sta facendo veramente scendere i prezzi».

Il mutuo prima casa

Se questi sono i dati complessivi, cosa cambia quando si prendono in considerazione solamente le richieste e le erogazioni di mutui per l’acquisto della prima casa? Dopo la leggera crescita rilevata nello scorso semestre in relazione all’ammontare richiesto, ad ottobre si cala nuovamente e si passa da 137.000 a 129.000 euro in sei mesi (-6%). La cifra media erogata, però, cresce e torna ai livelli di un anno fa, circa 127.000 euro (+2%): in breve, assistiamo ad una progressiva riduzione del divario tra richiesta ed erogazione, complice anche una migliore disponibilità delle banche, più pronte a finanziare una percentuale maggiore dell’immobile. Non a caso, il loan to value torna ai livelli di un anno fa e si assesta al 62%.

Opzioni Esotiche: solo una moda finanziaria passeggera?

Le opzioni binarie godono di crescente popolarità nel mondo della finanza. In virtù della loro semplicità suscitano soprattutto l’interesse dei trader meno esperti. I principianti dovrebbero però essere consapevoli degli altri rischi che questo strumento comporta, poiché non è soltanto possibile ottenere grosse vincite, ma c’è anche l’eventualità di subire notevoli perdite.

Cosa sono esattamente le opzioni binarie?

Analogamente al sistema binario utilizzato in informatica, il commercio con questo strumento finanziario può portare essenzialmente a due soli risultati. O il trader punta su un andamento in crescita del bene sotteso (le opzioni Call), oppure scommette su un calo (le opzioni Put). Quali beni di base possono essere utilizzati azioni, materie prime, indici e coppie valutarie. Se l’andamento previsto si realizza, il trader riceve una vincita prefissata. Altrimenti l’opzione perde qualunque valore e si subisce una perdita. Inoltre sono disponibili la variante americana (i diritti di opzione devono essere esercitati durante la durata della stessa) e quella europea (i diritti di opzione devono essere esercitati allo scadere).

Perché conviene investire in questo strumento finanziario?

Sebbene le opzioni esotiche siano uno strumento altamente speculativo, il commercio può rivelarsi molto conveniente. Entrare nel mercato è possibile già con somme relativamente basse. Dopo una doverosa fase di apprendimento e l’aver preso familiarità con le strategie basilari, è possibile in linea di principio realizzare vincite fino al 90 per cento del capitale investito in poco tempo. Per aumentare le possibilità di vincita occorre valutare attentamente i segnali del mercato che preannunciano l’arrivo di determinati andamenti. Al tempo stesso il trader dovrebbe individuare tramite l’analisi tecnica i punti di ingresso e di uscita, in modo da minimizzare i rischi di perdita.

Puntare sugli andamenti in calo – Opzioni binarie e azioni

Finché gli andamenti sono in salita, investire nelle azioni è un gioco da ragazzo. Spesso gli andamenti delle azioni salgono in continuazione per lunghi periodi di tempo, per poi crollare improvvisamente (di recente un esempio simile è visibile nelle azioni della Apple). Con le opzioni binarie gli investitori possono puntare anche sugli andamenti in calo, approfittando così non solo dei valori in crescita. Le opzioni binarie offrono una possibilità semplice e alla portata di mano per sfruttare i movimenti di mercato e aumentare la flessibilità della propria attività.

Puntare sugli andamenti in calo con le opzioni Put

Quasi tutti i broker per opzioni binarie mettono a disposizione le opzioni Put per una vasta scelta di azioni internazionali. È infatti possibile puntare sugli andamenti in calo già con cifre tra i 10 e i 25 euro. Da lì in su non ci sono quasi limiti. I tempi di durata delle opzioni sono relativamente flessibili, spesso compresi tra pochi minuti e diversi mesi. Dopo aver trovato il broker più adatto, uno che dispone del tipo di azioni o di beni di base desiderati, è possibile selezionare l’opzione Put, la puntata e la durata desiderate.

Risico calcolato e vincite elevate

Le opzioni binarie sono uno strumento molto semplice: non è possibile perdere più del capitale investito (spesso il broker propone un rimborso fino al 15 per cento della perdita subita) e la possibile vincita è già nota al momento dell’acquisto e varia solitamente tra il 70 e l’85 per cento dell’investimento.

Il broker Banc de Swiss dispone di una grossa offerta di azioni su cui è possibile investire tramite le opzioni binarie. Inoltre è possibile speculare sugli andamenti in crescita e in calo di indici, materie prime e coppie valutarie.

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Se pensate che gli imprenditori guadagnino più dei dipendenti, perché non diventate imprenditori?

Sono in molti a stupirsi del fatto che secondo gli ultimi dati, i dipendenti italiani sarebbero “più ricchi” degli imprenditori, dando per scontato che il motivo sia legato a una “copiosa” evasione fiscale.

Se pensate dunque che a fare gli imprenditori si guadagni di più, perché non fate gli imprenditori? A nostro parere, non sarebbe per nulla sorprendente che gli imprenditori veramente avessero guadagnato meno dei dipendenti nell’ultimo anno, dato che se le cose vanno male l’imprenditore non ha lo stipendio garantito, e quindi non stupirebbe se molti avessero dovuto stringere pesantemente la cinghia (tanto che non sono purtroppo pochi quelli che sono arrivati a togliersi la vita perché non sapevano più come fare).

Ma magari, in effetti ci sbagliamo: se pensate che sia così, vi invitiamo a licenziarvi e a diventare imprenditori senza indugio.

Sesto rapporto sulla stabilità finanziaria, novembre 2013

La Banca d’Italia ha pubblicato il Sesto Rapporto sulla Stabilità Finanziaria, di novembre 2013. Ecco alcuni elementi salienti.

La crescita mondiale resta moderata – La crescita dell’economia mondiale è ancora moderata e connotata da andamenti eterogenei tra le varie aree. Sulle economie emergenti pesano condizioni finanziarie meno favorevoli rispetto al passato e, in qualche caso, squilibri macroeconomici accumulati nella fase di rapida crescita. In alcuni grandi paesi avanzati permangono incertezze sul futuro corso delle politiche di bilancio.

 

In Europa i rischi per la stabilità finanziaria si attenuano ma rimangono significativi – Nell’area dell’euro, dove si profila la ripresa ciclica, il rischio principale resta il riavviarsi di una spirale negativa tra fragilità dell’economia, crisi dei debiti sovrani e vulnerabilità delle banche. I mercati finanziari sono ancora segmentati; migliora, ma rimane discontinuo, l’accesso ai mercati della raccolta all’ingrosso da parte degli intermediari. La qualità del credito peggiora, non solo nei paesi più colpiti dalla crisi.

 

In Italia ci sono segnali qualitativi di miglioramento del quadro macroeconomico – In Italia i sondaggi tra le imprese indicano un arresto del calo dell’attività produttiva, ma la dispersione delle opinioni è ampia e le prospettive restano incerte. Prosegue il miglioramento dei conti con l’estero, anche grazie alla tenuta delle esportazioni. Nel settore immobiliare il numero di compravendite si è stabilizzato, ma la discesa dei prezzi delle abitazioni prosegue, pur attenuandosi. Sul mercato dei titoli di Stato le condizioni di liquidità sono migliorate e i rendimenti sono scesi. I non residenti hanno continuato a effettuare acquisti netti. Va proseguito il consolidamento dei conti pubblici, per contenere i premi per il rischio sui titoli di Stato e assicurare condizioni creditizie favorevoli alla ripresa.

 

Resta solida la condizione finanziaria delle famiglie – Malgrado la flessione del reddito disponibile, la condizione finanziaria delle famiglie indebitate rimane nel complesso solida. I bassi tassi di interesse e i provvedimenti a sostegno dei mutuatari contribuiscono a contenere l’onere del servizio del debito; la quota di nuclei familiari finanziariamente vulnerabili non è cresciuta; resterebbe stabile anche nel prossimo anno.

 

Prosegue il calo della redditività delle imprese – La redditività delle imprese è in diminuzione per il protrarsi della recessione. L’incidenza delle aziende finanziariamente fragili (con un peso elevato degli oneri finanziari sul MOL) è aumentata. L’elevata incertezza circa i tempi e l’intensità della ripresa economica, e le difficili condizioni di accesso al credito (in particolare per le piccole e medie imprese) rimangono fonti di rischio.

 

Il credito continua a flettere – Prosegue la contrazione del credito. Vi contribuiscono sia la debolezza della domanda sia l’intonazione restrittiva dell’offerta di finanziamenti da parte delle banche, a sua volta connessa soprattutto con la crescente rischiosità delle imprese. Con il miglioramento della congiuntura la flessione del credito si attenuerebbe nel corso del 2014. È aumentato il ricorso al mercato obbligazionario da parte delle grandi aziende.

 

È in via di realizzazione il primo stadio dell’Unione bancaria europea – Sta iniziando l’esercizio di valutazione complessiva (comprehensive assessment) della situazione delle maggiori banche dell’area del-l’euro, nell’ambito del meccanismo unico di vigilanza bancaria a livello europeo. L’esercizio, a cui parteciperanno 15 grandi e medi istituti italiani, può portare benefici significativi al nostro sistema bancario: esso renderà i bilanci bancari più trasparenti e confrontabili tra paesi, contribuendo a ridurre la frammentazione dei mercati finanziari e a migliorare le condizioni di raccolta.

 

La qualità del credito risente della recessione… Il principale problema delle banche italiane è rappresentato dall’aumento dei prestiti deteriorati dovuto alla prolungata recessione, concentrato nei crediti alle imprese. Dati preliminari indicano che nel terzo trimestre di quest’anno l’incidenza del flusso di nuove sofferenze sul complesso dei prestiti avrebbe cessato di crescere; scenderebbe gradualmente nel 2014, pur rimanendo elevata. In prospettiva, occorrerà ridurre la consistenza dei crediti deteriorati. Il comprehensive assessment, dissipando l’incertezza sulla qualità dei bilanci bancari, dovrebbe favorire la ripresa del mercato delle cartolarizzazioni.

 

…e incide sulla redditività delle banche; i tassi di copertura sono stabili – La redditività operativa delle banche è in larga parte assorbita dalle perdite su crediti. Per il sistema nel suo complesso, il risultato di gestione sarebbe in grado di far fronte alle perdite su crediti sia quest’anno sia nel 2014. I tassi di copertura (misurati dal rapporto tra le rettifiche di valore su crediti e le partite deteriorate) si mantengono stabili; prosegue l’azione di controllo sull’adeguatezza delle rettifiche da parte della Vigilanza.

 

L’esposizione delle banche in titoli pubblici si è ridotta nel terzo trimestre – Gli acquisti di titoli pubblici italiani da parte delle nostre banche si sono intensificati dalla fine del 2011. Vi ha contribuito l’ampliarsi del differenziale tra i rendimenti unitari (al netto del rischio) degli investimenti in titoli e quelli dei prestiti. Nel terzo trimestre del 2013 si sono registrate vendite nette di titoli, in concomitanza con i segnali di ripresa dell’economia e con l’attenuarsi delle tensioni sui mercati della raccolta all’ingrosso.

 

La raccolta bancaria flette; il funding gap è sceso a valori contenuti – La provvista delle banche è in contrazione dalla primavera scorsa, riflettendo il graduale rimborso dei finanziamenti dell’Eurosistema e, più di recente, il lieve calo della raccolta al dettaglio, dovuto in parte alle politiche commerciali delle banche. Anche la raccolta netta sui mercati all’ingrosso rimane negativa, ma si registra una ripresa dei collocamenti, agevolata dal calo del premio per il rischio sui titoli di Stato italiani. Il funding gap è sceso a valori contenuti nel confronto storico.

 

La posizione patrimoniale delle banche continua a rafforzarsi – Il rafforzamento della posizione patrimoniale delle banche è proseguito senza il ricorso a fondi pubblici; dall’avvio della crisi il sostegno statale alle banche italiane – effettuato unicamente sotto forma di prestiti – è stato assai contenuto sia in valore assoluto sia nel confronto internazionale. Gli esercizi condotti dalla Banca d’Italia e dal Fondo monetario internazionale confermano che il sistema bancario italiano non presenta nel suo complesso forti necessità di ricapitalizzazione, anche in condizioni di stress. La leva finanziaria è contenuta nel confronto con le altre banche europee.

 

La situazione delle assicurazioni è solida – La posizione patrimoniale delle imprese assicurative rimane solida. Proseguono l’aumento della raccolta premi e la riduzione del rischio di liquidità. La redditività è soddisfacente. Dato l’elevato ammontare di titoli di Stato in portafoglio, le compagnie rimangono sensibili a un eventuale riacutizzarsi delle tensioni sul fronte del debito sovrano.

 

Sui mercati monetari le tensioni dei mesi estivi sono rientrate – Le condizioni di liquidità dei mercati finanziari italiani si sono riallineate a quelle prevalenti prima della crisi. Le tensioni sui tassi a brevissimo termine osservate in giugno e luglio sono rientrate all’inizio di agosto.

Telecom Italia e Visa Europe: accordo per i pagamenti con smartphone

Telecom Italia e Visa Europe hanno siglato un accordo strategico per dare impulso al sistema dei pagamenti di beni e servizi utilizzando i più diffusi smartphone sul mercato.

L’intesa ha l’obiettivo di rendere disponibili agli oltre 31 milioni di clienti TIM distribuiti su tutto il territorio nazionale, i servizi di mobile payment più innovativi e ridurre così progressivamente l’utilizzo dei contanti per le transazioni commerciali.

In particolare, la nuova offerta di mobile payment, costruita sull’esperienza delle sperimentazioni avviate nel 2012 nell’area di Milano, consentirà ai clienti di utilizzare il proprio smartphone per effettuare transazioni contactless presso terminali POS abilitati in tutta Europa. TIM provvederà anche a installare terminali contactless nei propri punti vendita dislocati in Italia.

Attraverso l’accordo TIM e Visa, inoltre, lanceranno servizi a supporto sia di pagamenti P2P (“person to person”), vale a dire il trasferimento di denaro dal proprio smartphone ad altre persone, sia di pagamenti ecommerce per effettuare acquisti su internet con il proprio telefonino.

La carta Visa brandizzata TIM e realizzata in partnership con Intesa Sanpaolo, sarà resa disponibile nel 2014 ai clienti TIM su smartphone dotati di tecnologia NFC (Near Field Communications) e sviluppata con gli stessi elevati standard di sicurezza che caratterizzano sia tutti i pagamenti Visa contactless, sia l’infrastruttura e le SIM di TIM.

L’offerta di pagamenti contactless con carta Visa, sarà il servizio di punta del  “mobile wallet”, ossia un portafoglio digitale aperto che TIM commercializzerà per ospitare servizi di importanti partner come istituzioni finanziarie, esercenti, aziende di trasporto e di pubblici servizi.

Per effettuare il pagamento delle piccole spese quotidiane, quali l’acquisto di biglietti di bus e metropolitana, il caffè al bar oppure giornali, libri e riviste, sarà sufficiente avvicinare il proprio smartphone al terminale POS abilitato. Le spese superiori a 25 Euro saranno effettuate, sempre in modalità contactless, digitando un codice direttamente sul telefonino.

Marco Patuano, Amministratore Delegato di Telecom Italia, ha dichiarato: “La diffusione delle soluzioni NFC legate alla SIM sarà un grande motore d’innovazione sia per le aziende sia per i consumatori e darà uno slancio significativo al mercato del mobile payment. Già oggi la maggior parte degli smartphone in vendita è abilitata al NFC, entro il 2014 in Italia ci saranno oltre 14 milioni di cellulari NFC in circolazione, e in meno di due anni, oltre il 10% degli utenti farà un massiccio uso dei molteplici servizi che saranno disponibili grazie a questa tecnologia. Telecom Italia ha sviluppato una specifica piattaforma tecnologica per garantire la sicurezza dei servizi di pagamento in mobilità che le banche abiliteranno ai possessori di carte di credito. In questo contesto la partnership con Visa rappresenta un passo fondamentale per accelerare la diffusione dei servizi di pagamento abilitati attraverso il telefonino, passo che cambierà le abitudini delle persone e consentirà di facilitare la vita di tutti i giorni dei nostri clienti”.

Davide Steffanini, Direttore Generale Italia di Visa Europe, ha commentato: “La nostra partnership con Telecom Italia per i pagamenti mobile rappresenta una vera svolta in Italia in termini di innovazione. L’Italia è pronta per questo tipo di servizio: oltre a essere il mercato numero uno per Visa in Europa per i prodotti prepagati, il nostro Paese è sempre stato molto sollecito ad adottare le più moderne tecnologie nella telefonia mobile. Le soluzioni che stiamo sviluppando insieme a Telecom Italia cambieranno radicalmente il modo di pagare dei consumatori italiani, e questa collaborazione fungerà da vero catalizzatore per affermare anche nel nostro Paese la strategia Visa Future of Payments di Visa. In qualità di leader di mercato e di azienda fortemente innovatrice, Visa comprende la necessità di stabilire uno standard di interoperabilità globale, che vede coinvolti gli operatori di telefonia mobile, i produttori di telefonini, i circuiti di pagamento elettronico e gli istituti finanziari che emettono le carte Visa. Operare con i leader di questi settori di riferimento, quale Telecom Italia, è cruciale per rendere tutto ciò realtà”.

Grave bug nei BitCoin: a rischio il futuro della moneta elettronica

I ricercatori della Cornell University hanno scoperto un grave bug nei BitCoin, che secondo loro potrebbe portare alla “morte” dell’intero sistema: in pratica, il problema sta nel “mining” nella generazione di nuova moneta, per cui alcuni utenti stanno utilizzando tecnologie hardware e software non previste inizialmente che permettono loro di arricchirsi destabilizzando il sistema.

Il problema di fondo, a nostro parere è l’equivoco di fondo che c’è sulla natura stessa della moneta. Non è possibile fare soldi dal nulla, e ci sono sempre problemi quando chi genera moneta è chi la utilizza. E’ per questo che i governi non stampano più moneta (che utilizzavano per pagare i propri debiti), ma invece da soggetti esterni — le banche centrali — che non spendono la moneta che stampano ma la prestano e quindi rimane neutra, evitando le distorsioni legate al signoraggio, che in quest’ultimo caso sostanzialmente non c’è.

Sondaggio congiunturale sulle imprese industriali e dei servizi – novembre 2013

Principali risultati del sondaggio congiunturale sulle imprese svolto dalla Banca d’Italia tra settembre e ottobre 2013.

Imprese dell’industria in senso stretto e dei servizi 

  • sei imprese su dieci riferiscono che nel 2013 la propria spesa per investimenti è stata in linea con quella pianificata alla fine dell’anno scorso; tra le altre, prevalgono i giudizi di diminuzione della spesa; il saldo tra percentuali di giudizi di aumento e di diminuzione è invece quasi nullo per le imprese che vendono all’estero oltre i due terzi della propria produzione;
  • nel 2014 il 19 per cento delle imprese pianifica un aumento degli investimenti rispetto all’anno in corso, mentre il 23 per cento ne pianifica una diminuzione; tra le imprese di maggiori dimensioni prevalgono tuttavia i giudizi di aumento;
  • la capacità produttiva nell’industria è prevista in aumento nel 2014 rispetto all’anno in corso; nei primi nove mesi del 2013, il 43 per cento delle aziende segnala una flessione del proprio fatturato rispetto al corrispondente periodo del 2012, contro il 27 per cento che ne indica un aumento; se si considera il solo fatturato all’esportazione prevalgono invece i giudizi di incremento;
  • il saldo tra la percentuale di imprese che indicano di aver aumentato la domanda di prestiti nel primo semestre dell’anno e la percentuale di imprese che ne segnalano una riduzione si è ridotto rispetto alla scorsa primavera (a 9 punti percentuali, da 12,5); una tendenza al rallentamento della domanda di credito è confermata anche dalle valutazioni prospettiche;
  • il 10 per cento delle imprese riferisce di aver detenuto alla fine del 2012 crediti verso le Amministrazioni pubbliche che potevano beneficiare dei provvedimenti introdotti nel corso di quest’anno per accelerare i pagamenti delle somme dovute; in sei casi su dieci queste imprese riferiscono di aver ricevuto un rimborso almeno parziale negli ultimi mesi;
  • oltre la metà delle aziende segnala quest’anno livelli occupazionali stazionari rispetto al 2012; come lo scorso anno però, il saldo tra segnalazioni di aumento e quelle di diminuzione è negativo (-15,5 punti percentuali);
  • il 55,1 per cento delle imprese prefigura un risultato di esercizio in utile per l’anno corrente, una percentuale in lieve aumento rispetto alla rilevazione del 2012;
  • secondo i giudizi delle imprese esportatrici, nel 2013 il lieve calo della domanda proveniente dai paesi dell’area dell’euro sarebbe stato più che compensato dal forte incremento di quella originata nelle maggiori economie emergenti e negli Stati Uniti.

Imprese delle costruzioni 

  • il 25 per cento delle imprese indica un incremento del valore della propria produzione nel secondo semestre del 2013, contro il 39 per cento che ne stima una diminuzione; il saldo è positivo per le imprese relativamente più grandi;

  • nel complesso del 2013, il saldo fra la percentuale di imprese che indica un ridimensionamento della propria attività rispetto all’anno scorso e quella che dichiara un’espansione supera i 40 punti percentuali; tale saldo si riduce significativamente, a 10 punti, nelle attese per il 2014.