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Il lavoro realizzato da ricercatori della Banca d’Italia analizza l’impatto delle “sorprese” macroeconomiche e di quelle relative ai tassi di politica monetaria sulla struttura a termine dei tassi di interesse nominali e reali e sulle aspettative di inflazione.

L’analisi si basa su un modello della struttura a termine che permette di stimare congiuntamente i tassi nominali, i tassi reali e le variabili che rappresentano le sorprese. L’analisi evidenzia che nell’area dell’euro i tassi nominali reagiscono sistematicamente alle sorprese relative alle prospettive congiunturali, quelli reali risentono positivamente delle sorprese sull’inflazione e sulle decisioni di politica monetaria.

I risultati principali sono i seguenti.

Negli Stati Uniti, i tassi nominali sono  influenzati sistematicamente dalle sorprese  relative al mercato del lavoro, dalle prospettive  cicliche dell’economia (indice ISM) e dalle  sorprese di politica monetaria. Dal settembre  2008 le informazioni provenienti dal mercato  del lavoro hanno acquisito maggiore importanza.

Nell’area dell’euro, i tassi nominali  reagiscono sistematicamente solo alle sorprese  relative all’indice PMI sulle prospettive  cicliche. Dopo il fallimento di Lehman Brothers  gli shock all’inflazione hanno cessato di  influenzare i tassi nominali, mentre quelli  all’indice PMI hanno accresciuto il loro  impatto.

I tassi reali negli Stati Uniti sono  influenzati in misura significativa solo dalle  sorprese di politica monetaria.

Nell’area  dell’euro, invece, essi risentono positivamente  delle sorprese relative all’inflazione (con un  effetto che è più intenso sulle durate a breve  termine) e di quelle di politica monetaria.

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