Insicurezza economica e scelte di fecondità: il caso italiano

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Uno studio di Francesca Modena (Università di Trento), Concetta Rondinelli (Banca d’Italia)  e Fabio Sabatini (Sapienza, Università di Roma) analizza l’impatto dell’insicurezza economica sulla scelta di avere dei figli per le coppie italiane. Si mostra che, per le donne, la titolarità di un contratto di lavoro a termine o atipico tende a posticipare la decisione di maternità nel caso di coppie con reddito medio/alto, caratterizzate da elevata istruzione e, quindi, da buone prospettive di carriera lavorativa. L’insicurezza sulla ricchezza familiare riduce la probabilità di diventare genitori per la prima volta; bassi livelli di reddito influenzano negativamente la scelta di avere più di un figlio.

L’impatto dell’insicurezza economica, in particolare di quella lavorativa, sulle scelte di fecondità è dovuto principalmente a due fattori: l’irreversibilità della decisione di avere figli e la possibilità di posporla. Di fronte a scelte irreversibili, gli individui possono decidere di rinviarle in attesa di tempi migliori; nel caso della maternità questo può causare una riduzione del numero di figli che una donna può concepire nel corso del periodo fecondo. In Italia sia il tasso di occupazione femminile sia quello di fecondità sono tra i più bassi d’Europa. Ciò riflette ostacoli di tipo culturale, connessi ai ruoli di genere in ambito familiare, e di tipo istituzionale, attribuibili per lo più alle carenze nelle politiche di sostegno alle famiglie con figli.

Il lavoro esamina, per il contesto italiano, le determinanti dell’intenzione di diventare madre per la prima volta e di avere altri figli oltre il primo. In particolare, si considera il ruolo svolto dall’insicurezza economica, riferita non solo alla precarietà della posizione lavorativa, ma anche ai livelli di reddito e ricchezza familiare. L’analisi è svolta utilizzando l’Indagine della Banca d’Italia sui Bilanci delle famiglie italiane per gli anni 2002-2008.

Lo studio suggerisce che per le donne la titolarità di un contratto di lavoro a termine o atipico induce a posticipare la decisione di maternità, ma non sembra influenzare in modo definitivo la scelta di avere dei figli. Tali tipologie contrattuali rinviano l’intenzione di avere figli solo nel caso di coppie con reddito medio/alto, caratterizzate da elevata istruzione e, quindi, da buone prospettive di carriera lavorativa. La condizione di precariato lavorativo degli uomini non influenza invece le scelte di fecondità della coppia.

Il lavoro mostra anche che l’insicurezza sulla ricchezza familiare riduce la probabilità di diventare genitori per la prima volta, in quanto, a fronte di una scelta irreversibile qual è quella di maternità, è incerta la dimensione del buffer cui attingere in presenza di fluttuazioni inattese del proprio reddito; anche bassi livelli di reddito familiare influenzano negativamente la scelta di avere più di un figlio.