Si può assicurare il proprio investimento per il futuro?

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Di Alessandra Pilloni – BullionVault

La situazione politica italiana in questo momento è decisamente “fluida”, e anche se è passato qualche giorno dalle elezioni sembra mancare ancora molto perché “i giochi siano fatti”: In questo momento è interessante cercare di analizzare alcuni possibili scenari futuri. Sappiamo che Grillo e Berlusconi hanno cavalcato il malcontento nei confronti dell’Europa, spesso imputando l’ingresso nella moneta unica come responsabile finale della crisi. Cosa accadrebbe se il programma economico del Movimento 5 Stelle venisse effettivamente attuato, nella specie se fosse veramente svolto un referendum sull’Euro con conseguente ritorno alla Lira? E se il debito italiano fosse realmente ristrutturato? E se le due precedenti ipotesi non si dovessero realizzare, quali altre prospettive si aprono? Vogliamo oggi proporvi quattro differenti scenari, provando a ragionare sulle conseguenze di ciascuno.

 

1. L’Italia sceglie di uscire dall’Euro

Il ritorno alla Lira avrebbe come conseguenza certa la ridenominazione dei risparmi secondo i termini della vecchia moneta, con conseguente svalutazione dei risparmi stessi, che impoverirebbero in termini relativi perdendo potere di acquisto. Del resto il ritorno alla Lira verrebbe scelto proprio per la possibilità di svalutazione che la stessa offre, una volta che l’Italia riacquisisse sovranità monetaria. Verrebbe ridenominato anche il debito? Sembra improbabile, visto che sarebbe difficile convincere i creditori ad accettare una tale condizione, che significherebbe una perdita certa in termini reali. Le conseguenze di mantenere un debito in Euro a fronte di una Lira in svalutazione sono facili da intuire.

 

2. Ristrutturazione del debito

La ristrutturazione del debito è la riorganizzazione delle condizioni di un debito già contratto che di norma avviene come conseguenza di un default. La diminuzione dei tassi di interesse su bond governativi già in essere sarebbe un colpo per tutti quei risparmiatori che hanno investito in questo modo, considerato che il 63% del debito italiano è comunque interno (dati BCE relativi al 2012, via Linkiesta). Inoltre esporrebbe l’Italia all’impossibilità di ottenere nuovi finanziamenti dai mercati, cosa che avrebbe come risultato finale il fallimento della struttura pubblica e il venir meno di servizi fondamentali che oggi sono finanziati dallo Stato.

 

3. Si continua a tirare avanti

Rimanendo nell’Euro e evitando la misura estrema della ristrutturazione del debito, sembra inevitabile il proseguimento, in qualche maniera, delle misure di austerità degli ultimi mesi. L’Italia continuerebbe a ottenere finanziamenti dai mercati, eventualmente con l’aiuto della BCE, ma alla condizione che mostri una qualche assunzione di responsabilità da realizzarsi nel proseguimento delle politiche di austerity e nell’esecuzione delle riforme che dovrebbero in qualche modo favorire la crescita. Lasciamo alla discrezione di chi legge di valutare fino a che punto austerity faccia rima con crescita, ma questo è comunque un altro discorso. Certo è che uno scenario del genere lascerebbe comunque esposti  al rischio che si verifichino i due precedenti (uscita dall’Euro e ristruttuazione del debito), e in questo caso non per scelta bensì come conseguenza estrema del fallimento di tali politiche e quindi dell’impossibilità di mantenere gli impegni presi.

 

4. Perdita o riduzione di sovranità/indipendenza

Dividiamo questo scenario in due sottocategorie, una delle quali vi suonerà familiare…

 

4.A Perdita della sovranità

Mali estremi, estremi rimedi. Non si può escludere l’ipotesi del commissariamento da parte delle autorità europee. Senza voler dare giudizi di merito, l’ingresso di Monti a Palazzo Chigi per risolvere la situazione catastrofica in cui verteva l’Italia nell’autunno di due anni fa ha di fatto tolto all’Italia la sovranità nazionale. Conseguenze della vita in Comunità: se non tutto, molto è ammesso per evitare il contagio. Sembra lecito ritenere che il recente risultato elettorale espone il paese alla possibilità concreta che ciò si ripeta.

 

4.B Più Europa per tutti

Un’altra manifestazione della perdita della sovranità si avrebbe all’altro estremo dello spettro, ovvero nel caso in cui l’unità economica e monetaria europea si dilatasse a comprendere unità politica e fiscale. Nessuno si aspetta uno scenario del genere dopodomani, e sappiamo che sono prima di tutto i diligenti contribuenti tedeschi a non essere eccezionalmente lusingati da una tale prospettiva.

 

 

Ora, c’è modo per un privato cittadino di fare qualcosa che possa proteggere la propria indipendenza e libertà individuale? Certo è che da questa settimana il telefono, qui a BullionVault, ha cominciato a squillare più di frequente, e i clienti italiani espongono le medesime preoccupazioni. “Sono sicuro di non essere l’unico a chiamare per comprare oro in questi giorni” ha esordito G. F. da Napoli, che spiega poi di aver deciso di investire in oro per proteggere i propri risparmi dall’eventualità della disintegrazione o dell’abbandono da parte dell’Italia della moneta unica.

 

Certo è che il possesso di oro fisico sarebbe un enorme vantaggio nel caso in cui i primi due scenari si realizzassero: nel mezzo di una svalutazione facile da prevedere, l’oro manterrebbe potere di acquisto e offrirebbe credibilità e valore internazionale ai propri risparmi.

 

L’oro fisico poi non è un credito: non si può ristrutturare, non soffre rischi di inadempimento. Se la crisi del debito dovesse inasprirsi e diventare ingestibile, chi sarà a pagare? Di certo non i debitori: chi non ha soldi non paga, sembra ovvio. I creditori pagano, o meglio, hanno già pagato e rimangono con un pugno di mosche che rappresenta la responsabilità ultima del rischio assunto in primo luogo.

 

Il prezzo dell’oro è sceso nelle ultime settimane ai livelli minimi da novembre 2011 (€38.574/kg toccati il 14 febbraio), oscillando attualmente attorno ai €39.000 dopo il massimo storico raggiunto a fine settembre ad oltre i €44.300/kg. È comprensibile che chiunque abbia interesse ad acquistare un’assicurazione contro scenari che potrebbero rivelarsi difficili da gestire colga l’opportunità in questo momento.

 

L’oro è un asset internazionale, non è un credito, non sottosta alle politiche nazionali né monetarie, non si duplica a piacimento né si svaluta con un referendum. È stato storicamente uno strumento in grado di garantire quantomeno la sovranità e l’indipendenza finanziaria individuale, e l’autonomia di scelta, movimento ed azione.

 

Non stupisce quindi che chi teme l’incertezza che sembra almeno in qualche misura inevitabile stia approfittando dell’occasione per stipulare un’assicurazione a prezzi particolarmente convenienti.