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Non siamo ancora fuori dalla crisi che qualcuno inizia a sostenere che una nuova crisi si sta avvicinando. Il punto è che i problemi di fondo dell’economia e della finanza non sono stati risolti, ma semplicemente “nascosti”, con le banche centrali che hanno inondato di liquidità i mercati e con salvataggi più o meno espliciti delle istituzioni finanziarie, maggiore indebitamento pubblico.

Michael Snyder è uno dei pessimisti, ed ha individuato 10 fattori che segnalerebbero l’avvicinarsi di una nuova crisi finanziaria.

  1. Gli acquisti degli insiders sono ai minimi: andando a vedere le transazioni di chi lavora all’interno di una società quotata le vendite supererebbero di gran lunga gli acquisti, con un rapporto di 50 a 1.
  2. Il reddito personale negli USA a gennaio è sceso del 3,6% rispetto a dicembre: la contrazione più elevata degli ultimi 20 anni.
  3. Il governatore del Michigan  ha incaricato un “manager di emergenza” di gestire gli aspetti finanziari per la città di Detroit: una sorta di curatore fallimentare, di fatto.
  4. La disoccupazione in Italia (11,7%: la più elevata negli ultimi 20 anni) preoccupa non solo noi, ma anche i mercati internazionali, dato che costituisce un problema economico e un elemento di instabilità sociale, anche per il fatto che si concentra soprattutto tra i giovani (il 38,7% è disoccupato).
  5. Anche la disoccupazione in Grecia preoccupa: secondo alcune stime potrebbe arrivare al 30% entro fine anno. Impressionante il dato fra i giovani: il 59,4% è disoccupato.
  6. A livello di Eurozona, la disoccupazione ha raggiunto il livello record dell’11,9%.
  7. Le manifestazioni in Portogallo contro le misure di austerità (una delle manifestazioni più massicce nella storia del paese) sono un segnale che difficilmente il paese potrà avere difficoltà a risanare i conti.
  8. Goldman Sachs segnala che a livello europeo, i depositi bancari sarebbero diminuiti nel corso di gennaio.
  9. La Cina potrebbe iniziare una “guerra di valuta”: secondo le voci  trapelate, questa sarebbe la risposta all’andamento dei cambi dello yen giapponese, che Pechino considererebbe manipolati per rendere più competitivi i prodotti giapponesi.
  10. Gli analisti sono preoccupati della situazione politica italiana, e dei fattori di incertezza legati anche alla possibile volontà di alcune forze politiche di uscire dall’euro o di rinegoziare il debito pubblico, (cosa che però renderebbe molto più difficile ottenere prestiti dai mercati, con possibili ricadute economiche non trascurabili).

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