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di Alessandra Pilloni – BullionVault

È recente la notizia che la Bundesbank avrebbe deciso di fare tornare in patria  una parte delle riserve auree attualmente detenute  all’estero, ed in particolare in Francia e negli USA: ne ha parlato il quotidiano tedesco Handelsblatt, lo stesso che ad  ottobre aveva dato la notizia che la Banca Centrale Tedesca aveva programmato un audit sull’oro della Germania in custodia nelle camere blindate della Federal Reserve di Manhattan.

Secondo le stime del World Gold Council, l’organizzazione mondiale per lo sviluppo del mercato dell’oro, le riserve totali della BuBa ammontano a 3.391 tonnellate. La Germania costruì le riserve negli anni del boom seguiti alla Seconda Guerra, evitando di ridurle sia quando a cavallo tra i due millenni il prezzo toccò il minimo ventennale (momento in cui la maggior parte delle banche centrali, con eccezione della Germania e dell’Italia, ridussero le proprie riserve) né quando circa dieci anni fa il prezzo cominciò ad aumentare. L’unica eccezione è dell’anno scorso, ma la cessione non corrisponde a una vendita: nel 2012 8 tonnellate della Banca Centrale tedesca furono utilizzate per la creazione di monete commemorative.

Quanto dell’oro tedesco è al momento custodito all’estero? Il 45% si trova a New York, presso la Fed. La Banque de France di Parigi ne custodisce l’11%. A Londra, presso la Bank of England, se ne trova invece il 13%.

Entro il 2020, la Bundesbank intende custodire metà delle riserve in camere blindate proprie situate in Germania” si legge sul sito web della banca centrale.

Le riserve custodite a New York si ridurranno gradualmente al 37%, ovvero di 300 tonnellate. La quantità totale in custodia oltreoceano diventerebbe quindi di 1.236 tonnellate.

Le 450 tonnellate di riserve londinesi invece rimarranno invariate. Del resto, la capitale inglese è in grado di fornire il mercato dell’oro fisico più liquido al mondo ($240 miliardi al giorno di giro d’affari, secondo i dati del 2011 della London Bullion Market Association) e la possibilità in caso di emergenza di liquidare lo stesso in Sterline, un’importante valuta di riserva diversa da Dollaro ed Euro.

Il rimpatrio completo dell’oro da Parigi va visto infatti in quest’ottica. Dichiara la Bundesbank: “Questo nuovo piano di custodia è finalizzato a soddisfare i due scopi principali delle riserve auree: costruire fiducia e credibilità in ambito nazionale, e la possibilità di scambiare oro per valuta estera presso uno dei mercati dell’oro esteri in un lasso di tempo ridotto. […] Considerato che la Francia ha in adozione l’Euro così come la Germania, la Bundesbank non vede l’utilità di Parigi come centro finanziario in cui poter cedere oro in favore di una valuta di riserva internazionale.”

Rimangono da discutere le ragioni e le eventuali conseguenze di tale decisione, che ha focalizzato l’attenzione degli addetti a lavori nei giorni scorsi per quanto un semplice trasferimento di metallo non è in grado di influenzarne o muoverne il prezzo. Ma si sa: quando si parla dell’oro delle Banche Centrali sembra non si parli mai solo dell’oro delle Banche Centrali…

Torniamo nel merito. Due considerazioni in merito alla mossa tedesca: essendo proprio l’oro di Parigi ad essere messo maggiormente in discussione, sembra ironico che tale trasferimento venga deciso proprio mentre la Merkel predica agli altri Stati Membri la necessità di avere “più Europa”.

D’altra parte si consideri che la Germania andrà al voto quest’anno. I più cinici potrebbero pensare che è una mossa, di sicura efficacia, atta ad ingraziarsi gli elettori.

 

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