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C’è molta attenzione, in questi giorni alla questione del voto degli studenti all’estero per il programma Erasmus (con anche la Commissione Europea intervenuta chiedendo di garantire il loro voto).

La domanda che viene da farsi però è “perché questa attenzione adesso?”

La premessa infatti è che non è che adesso gli studenti all’estero non possono votare (se non tornado in Italia), ma è sempre stato così. Ma ovviamente, si tratta di un problema e come tale andrebbe affrontato. Con la giusta priorità però: perché non sono solo gli studenti all’estero che possono avere difficoltà a votare. Ci sono anche quelli in Italia, che studiano lontano dal luogo di residenza, di cui sembra ci si sia completamente e totalmente dimenticati.

Solo che mentre gli studenti in Erasmus sono circa 19.000, gli studenti fuori sede sono quasi un milione. E alla lista degli impossibilitati a votare “non degni di nota” dovremmo aggiungere anche i lavoratori che nei giorni delle elezioni sono in trasferta lontano dal luogo di residenza.

Non a caso, anche gli organizzatori dell’associazione “Io Voto Fuori Sede” che da anni cerca di avviare iniziative per consentire il voto agli studenti fuori sede, non sembrano per nulla entusiasti dell’attenzione al problema dei soli studenti in Erasmus.