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Avevamo scritto qualche tempo fa come delle ricerche scientifiche abbiano evidenziato come la gente tenda a credere non alle informazioni vere ma a quelle più “interessanti”. Un dato grave, dicevamo, dato che se si parla di democrazia e di partecipazione civile è necessario che le opinioni siano basate su conoscenza dei fatti e delle relazioni tra di essi.

Per capirsi, se si sta male e si ha bisogno di una cura, una cosa è fare discutere medici specialisti, una cosa molto diversa è organizzare un’assemblea di condominio. Non basta insomma che ci sia un gruppo di persone dove ognuno dice la propria per arrivare alla scelta giusta.

Una ulteriore dimostrazione di come la gente sia attratta dalle versioni interessanti e non dalla verità è il “dibattito” che si è sviluppato intorno al video di un bambino “rapito” da un’aquila: video giudicato “improbabile” dagli etologi, “finto” dagli esperti di effetti speciali, ed ora che gli autori hanno ammesso che si trattava di un lavoro per un concorso di computer grafica, il pubblico si divide tra chi “l’aveva sempre detto” e chi pensa che l’ammissione della falsità del video sia in realtà un complotto per tranquillizzare la popolazione e non fare temere gli attacchi delle aquile…

[youtube]https://www.youtube.com/watch?v=tecgXDWYH1A[/youtube]

 

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