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di Adrian Ash – BullionVault

Le scorse settimane sono state di vendite per l’oro, nel timore di un innalzamento “punitivo” delle tasse negli Stati Uniti, almeno secondo i timori di molti investitori e le voci nelle sale di trading. C’è paura, insomma, che nel 2013 il governo Obama potrebbe “prendere di mira”  coloro che  investito in metalli preziosi.

In realtà una mossa del genere da parte del governo americano sembra improbabile. In previsione degli accordi super partes riguardo il cosiddetto fiscal cliff e il tetto del debito, tale decisione manifesterebbe invece una politica decisamente di parte che non agevolerebbe gli accordi detti in precedenza. Certo non tutti gli investitori in oro sono repubblicani, ma nella nostra esperienza ben pochi sono democratici. Oltre tutto, l’oro già fornisce alle casse degli USA una tassazione sulla plusvalenza del 28%, la più alta negli Stati Uniti, visto che viene considerato come un bene da collezione. Sarebbe più facile aumentare la tassazione sulla plusvalenza, scoraggiando chiunque intenda risparmiare con i metalli preziosi e generando così più introiti.

Eppure i rumor evidenziano un punto chiave sull’oro, il fatto che, per quanto si abbia memoria, ha sempre goduto di un trattamento di sfavore da parte di tutti i governi. In Occidente i privati non hanno potuto possedere oro, se non in forma di gioielli, per oltre 30 anni dopo la seconda guerra. Nei 20 anni precedenti, l’oro è stato nazionalizzato, fatto cedere obbligatoriamente e rubato.

Non soltanto l’oro da investimento, e non solo quello in possesso di cittadini privati.

1935: Mussolini requisisce 35 tonnellate di fedi nuziali

La confisca dell’oro avvenuta nel 1933 da parte degli Stati Uniti è fatto conosciuto (chi possedeva oro fu costretto a venderlo a $20,67 all’oncia, prima che il prezzo fosse portato a $35). Non fu però l’unico governo interessato ad acquisire il metallo giallo in maniera più o meno onesta.

Nel dicembre 1935 Mussolini fece appello al patriottismo delle mogli italiane, invitandole a donare la propria fede d’oro in cambio di un anello d’acciaio. Mercoledì 18 dicembre La Stampa dedicò l’intera prima pagina all’evento. Ecco i titoli:

L’altissimo rito della “fede” accomuna in eroica volontà tutte le donne d’Italia

La Sovrana depone l’anello nuziale sull’Altare della Patria

La superba e commovente offerta delle donne torinesi

Mussolini raccolse in questo modo 35 tonnellate d’oro. Sulla volontarietà del patriottico gesto ognuno faccia le considerazioni che preferisce.

1939: la Germania nazista ruba l’oro ceco a Londra

Non soltanto i privati, né solo coloro che lo conservavano a casa rischiavano di perdere il proprio oro negli anni ’30. Per quanto poco se ne parli al giorno d’oggi, il furto dell’oro della Cecoslovacchia da parte dei Nazisti occupò così tanto spazio nei giornali inglesi nell’estate del 1939 che l’opinione pubblica non si sorprese quando a settembre la Germania invase la Polonia.

Nel 1930 fu fondata la Banca dei Regolamenti Internazionali, con l’intento di gestire uno standard aureo in caduta libera. Con sede in Svizzera, territorio neutrale, fu fondata come organismo indipendente e al di sopra della politica: anche se la gestione della banca era nelle mani di banchieri basati nelle rispettive nazioni di provenienza, si rispettava una sorta di codice d’onore di rispetto e mutuo supporto. Così come oggi, i banchieri non venivano eletti, e si ritenevano al di sopra e indipendenti dagli affari sporchi legati alle questioni di democrazia e dittatura.

Il 20 marzo 1939, subito dopo che i Nazisti entrarono a Praga, fu inviato un messaggio alla BRI apparentemente dalla Banca Centrale Cecoslovacca. Il messaggio richiedeva che la Banca d’Inghilterra (anche allora, come oggi, il più importante centro di smistamento per l’oro fisico) spostasse il metallo custodito nel conto n.2 alla BRI al conto n. 17.

Non servì che la Cecoslovacchia avesse già avvisato che qualsiasi istruzione sarebbe stata data sotto coercizione e pertanto sarebbe dovuta essere ignorata. Non servì che il parlamento inglese avesse già congelato tutti gli asset cechi per difenderli da un tentativo di furto dei nazisti. E non servì che la Banca d’Inghilterra sapesse che il conto BRI n.2 conteneva oro ceco e il n.17 era a nome della Reichbank tedesca. Il governatore della Banca d’Inghilterra, Montagu Norman, era anche governatore dell’indipendente BRI: nello spirito spiegato poco sopra, avrebbe fatto qualsiasi cosa per difendere la nobiltà super partes delle banche centrali, e finse di non sapere di chi fosse l’oro nei due conti BRI.

Il trasferimento fu eseguito prima che chiunque al di fuori del circuito delle banche centrali ne sapesse alcunché, e l’oro fu poi venduto nel giro di 10 giorni. La vicenda venne allo scoperto a maggio, quando i 6 milioni di sterline di ricavato si erano già volatilizzati.

1966: la Gran Bretagna vieta la circolazione di monete d’oro

Venti anni dopo la fine della seconda guerra, e 35 anni dopo che la Gran Bretagna aveva abbandonato lo standard aureo, la politica operava ancora un’attività di ingerenza contro gli investimenti in oro. La sterlina crollava e i risparmiatori compravano oro, inviando fondi all’estero e così danneggiando una bilancia dei pagamenti già precaria, e di conseguenza svalutando la sterlina.

Per cercare di mettere fine a questa spirale verso il basso, il governo bloccò le importazioni di monete d’oro, e proibì il possesso di più di 4 monete d’oro a ciascun cittadino. Chiunque avesse una collezione maggiore avrebbe dovuto darne comunicazione alla Banca d’Inghilterra, che avrebbe poi giudicato ciascun singolo caso, decidendo se si trattasse di un vero collezionista o di uno speculatore.

A giugno del 1966, il parlamentare conservatore Terence Higgins chiese perché il governo avesse deciso di attaccare l’oro: “I cittadini lo acquistano perché non hanno fiducia nelle politiche del governo per quanto riguarda la stabilità del costo della vita e la capacità di limitare l’inflazione. Verranno prese ulteriori azioni contro altri beni specifici che sono considerati come una protezione contro l’inflazione?” (I privati in India probabilmente vorrebbero porre queste stesse domande al proprio governo al giorno d’oggi.)

Eppure la legge fu approvata, e 4.847 investitori si sottoposero allo scrutinio della Banca d’Inghilterra, e iniziò la persecuzione legale. Il controllo dei cambi sull’oro fu poi eliminato dalla prima finanziaria del primo governo Thatcher nel ‘79.

Quale è la morale di queste storie? Visto che l’oro non è più necessario alle banche centrali per il sistema monetario odierno, il rischio di confisca è in realtà un fenomeno che al giorno d’oggi sembra riguardare il secolo scorso. Le cose però potrebbero cambiare. Un controllo dei cambi come quello avvenuto in Inghilterra negli anni ’70, e che in Italia durò fino al 2000, sono invece più probabili. I cittadini, così come i governi, vogliono possedere oro quando temono l’inflazione e crisi politiche e finanziarie. Custodirlo privatamente può esporre al rischio di furto o coercizione. Se si decide di avere oro all’estero, è importante considerare che la piena proprietà legale è un requisito richiesto per entrarne in possesso fisico anche nell’ambito di una giurisdizione democratica e sicura.

È quindi consigliabile tenerne conto se si sta decidendo di operare un investimento in oro.

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