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Unicredit ha presentato il suo Rapporto sulle piccole imprese italiane, un tema importante perché le PMI rappresentano il cuore del tessuto economico italiano.

Le PMI sono sempre state caratterizzate da elevata flessibilità e spesso buona capacità di innovazione (una buona idea corre meno i rischi di rimanere impigliata nella burocrazia interna), ma di contro hanno sempre sofferto di un limite che è quello delle ridotte dimensioni, che vuol dire innanzi tutto minori economie di scala (e quindi meno efficienza) e a volte minore capacità di aggredire tutti i potenziali mercati nel modo corretto. Oggi poi c’è anche un problema di capacità di innovazione, dato che è sempre più difficile inventare qualcosa di nuovo (e valido), ed è necessario spesso unire competenze che le PMI non hanno tutte al loro interno. La collaborazione con centri di ricerca e università è sempre più una necessità ma non sempre è facile per una piccola azienda gestire questa tipologia di relazione.

Dal rapporto di Unicredit però emerge un aspetto interessante, e cioè che “la digitalizzazione ha profondamente cambiato l’interazione tra sistema scientifico-tecnologico e apparato produttivo, sempre più imperniata su due risorse immateriali: l’informazione e la conoscenza. Grazie alle loro caratteristiche di pervasività, le tecnologie digitali hanno mutato il modo di produrre, di scambiare e di comunicare, investendo orizzontalmente tutti i settori di attività economica e avendo come potenziali destinatarie le imprese di qualsiasi dimensione”.

Proprio sulla base di questo il rapporto di Unicredit ha cercato di approfondire la differenza tra imprese “digitalizzate” e “non digitalizzate”, e cercare di capire le differenze nella digitalizzazione tra piccole, medie e grandi imprese.

E differenze ce ne sono: ad esempio, l’indice di fiducia delle piccole imprese digitalizzate è di 6 punti superiore a quello delle “non digitalizzate” (per le medie, questa differenza sale a 7 punti). In particolare, è l’e-commerce che sembra dare fiducia (la spiegazione potrebbe essere che in molti casi permette di diversificare i mercati di sbocco).

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Sul fronte delle innovazione, sono le medie e le grandi che risultano fare innovazione (specie di processo, alla ricerca di una migliore efficienza), ma va anche detto che mentre le medie e le grandi imprese tendono a strutturare e tracciare l’attività di ricerca e sviluppo, nelle PMI spesso questa viene sottostimata.

 

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