Resistenza contro la trasparenza, da parte dei gestori dei fondi comuni?

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Un recente rapporto di Morningstar sulla trasparenza dei fondi di investimento ha dato lo spunto per verificare lo stato della trasparenza per i fondi in Italia. Secondo i dati di Morningstar, infatti, la disponibilità dei dati è elevata (a copertura sui portafogli dei fondi disponibili alla vendita è del 93%, dati al 25 ottobre 2012), ma c’è un dato importante: non sempre i dati sono aggiornati. “Tra i collocati circa il 10% è in ritardo rispetto a quanto concordato”, spiega Morningstar. E non aggiornare i dati è una forma di non-trasparenza, potenzialmente anche molto pericolosa.

Ci sarebbe una certa resistenza dei gestori verso la trasparenza, dovuta a diversi movitivi.

  • alcuni considerano la trasparenza un obbligo legale burocratico, cui adempiere, ma “senza entusiasmo”.
  • altri la considerano un costo, per il tempo e le risorse che richiede diffondere informazioni corrette, e quindi cercano di “tagliarla”
  • altri ancora la temono perché hanno paura che il proprio prodotto esca penalizzato dal confronto

Inutile dire che si tratta di un atteggiamento contro produttivo. Anche se lentamente, i risparmiatori stanno imparando a diffidare da ciò che non comprendono appieno. Non solo: gli analisti di Morningstar sottolineano come fondi non trasparenti rischino di essere tagliati fuori dalle proposte dei consulenti finanziari, il cui ruolo è cambiato e non si limitano più a “rivendere” i fondi ma aiutano il cliente a costruire un portafoglio di investimenti efficace, ma per farlo (ad esempio per diversificare in modo corretto) è necessario conoscere in modo approfondito i fondi che si propongono, a partire dal dettaglio dei titoli su cui investono.

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