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Una maggiore unione economica e finanziaria dell’area euro è un’esigenza particolarmente sentita  come risposta alla crisi economica e finanziaria degli ultimi anni (o meglio, alle sue cause). Luigi Federico Signorini, Direttore Centrale per l’area Vigilanza Bancaria della Banca d’Italia, è stato sentito alla Commissione Finanze della Camera proprio su questo tema, e ci sembra interessante riportare qualche estratto dell’intervento.

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La decisione di procedere speditamente verso un sistema di supervisione unico (Single Supervisory Mechanism, SSM) è parte di tale processo. Esso è il primo dei tre pilastri sui quali si regge l’Unione bancaria (banking union); gli altri due sono il sistema di risoluzione delle crisi e quello di garanzia dei depositi accentrati a livello europeo. È necessario procedere rapidamente su tutti i fronti. Senza una coerenza tra l’ambito della supervisione e quello delle reti di sicurezza non si consegue, tra l’altro, l’obiettivo di spezzare il legame tra le condizioni delle banche e quelle degli stati sovrani, obiettivo che è uno dei principali motori della proposta.

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La forte interconnessione tra mercati e intermediari, specie quelli con operatività  cross-border, ha dimostrato quanto velocemente i rischi in capo agli  intermediari di un paese possano  contagiare quelli di altri paesi, con ripercussioni negative  sulla stabilità finanziaria dell’Unione. In un mercato integrato, perseguire politiche nazionali  per contrastare situazioni di crisi non conduce alla stabilità finanziaria, poiché le politiche nazionali mirano a massimizzare il benessere interno, senza tener conto delle esternalità  negative che possono coinvolgere altri paesi

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In secondo luogo, un sistema di supervisione  bancaria unitario favorisce un’efficace trasmissione della politica monetaria. […] La crisi finanziaria ha determinato una frammentazione dei mercati lungo i confini nazionali, per effetto di una maggiore percezione del rischio di controparte in capo agli intermediari, determinata da un generale calo di fiducia cross-border tanto sulle condizioni degli intermediari, quanto su quelle delle finanze
pubbliche. Si è registrato un deflusso di capitali dai  paesi periferici a  quelli ritenuti solidi (flight-to-quality). La bassa diversificazione delle attività e degli intermediari – ovvero la loro elevata esposizione verso i paesi sovrani –  ha inficiato la trasmissione della politica monetaria, determinando una distribuzione disomogenea del livello dei tassi di interesse a lungo termine e di quelli sui prestiti bancari tra i paesi dell’area dell’euro.

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In terzo luogo, un sistema di supervisione  bancaria unitario riduce la tendenza degli Stati membri a proteggere i confini finanziari nazionali (ring-fencing), con effetti positivi sul funzionamento del Mercato Unico e sulla crescita economica.

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Vi sono, sulla proposta della Commissione che ho sopra illustrato, posizioni diverse su questioni fondamentali: l’articolazione della vigilanza (dal completo accentramento dei poteri presso la BCE al cosiddetto two tier system); il ruolo dei paesi non euro, i meccanismi di voto sia nel SSM sia nell’EBA, i rispettivi poteri della BCE e delle autorità di vigilanza nazionali in tema di vigilanza macroprudenziale. Il dibattito e il confronto sono ancora aperti.

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