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La Cina è orami una delle economie più importanti a livello mondiale, non solo a livello di produzione ma sempre più anche di acquisti, ed è quindi comprensibile come in molti guardino all’andamento dell’economia cinese per capire come possa evolversi la situazione globale.

L’indice PMI (Purchasing Managers’ Index) ha toccato il massimo degli ultimi 13 mesi, superando la soglia dei 50 punti (valore che indica un’espansione del settore, mentre un valore inferiore al 50 indica una contrazione).

Sicuramente sono dati positivi, ma molti analisti ritengono che anche per l’economia cinese sarà determinante il cosiddetto “fiscal cliff”. Chris Williamson, chief economist di Markit (che è la società che calcola l’indice PMI) ha dichiarato che a suo parere “gli USA saranno determinanti per quello che succederà in Cina almeno nei prossimi sei mesi”, poiché l’export rimane l’elemento trainante dell’economia cinese.

A sottolineare ancora di più l’incertezza, e la dipendenza dall’export, c’è il fatto che la domanda interna cinese non è solida in questo momento. Gli analisti di Capital Economics hanno infatti evidenziato un dato importante: “Mentre la componente dei nuovi ordini nel complesso è calata, i nuovi ordinativi dall’estero sono saliti saliti da 46,7 a 52,4, il più grande aumento mensile dal mese di da 2009. Il che vuol dire che la domanda interna si è indebolita”.

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