Come beneficiano i paesi emergenti dell’emigrazione?

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Il fenomeno dell’emigrazione e dell’immigrazione è un fenomeno molto complesso, ricco di implicazioni (e problematiche) sociali ed economiche.

Il recente accordo ABI-ACRI è un’occasione per analizzare il problema da un altro punto di vista e cioè gli effetti economici dei risparmi che gli immigrati spesso inviano alla famiglia di origine nel paese natale. L’accordo infatti è finalizzato a supportare le rimesse degli immigrati verso i paesi di origine (un fenomeno che ha raggiunto dimensioni notevoli: 7,4 miliardi di euro nel 2011, secondo le stime della Banca d’italia).

Infatti, secondo molti studi sembrerebbe che queste risorse possano avere un ruolo importante per lo sviluppo dei Paesi, e l’idea è fondata sulle esperienze delle migrazioni del passato in altri Paesi, non ultimo l’Italia.

[…] le rimesse degli Italiani emigrati all’estero, tra il 1876 e il 1913, hanno aiutato il Paese in diversi modi:

hanno prodotto un flusso di risorse pari, in media, al 2,7% del pil (che si aggira intorno al 4,5% negli anni del primo dopoguerra);

hanno contribuito a ridurre il divario nord-sud, in quanto i migranti provenivano principalmente dalle regioni meridionali;

hanno avuto un impatto positivo sullo sviluppo del sistema finanziario (in particolare le Casse di Risparmio del Sud): nonostante l’ingente quantità di risorse che tornò in Italia attraverso canali informali, infatti, il volume dei depositi in conti postali di risparmio tra il 1890 e il 1913 salì da 323 milioni di lire a più di due miliardi.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]