Banche locali: una risorsa fragile?

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Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto un paio di giorni fa in occasione della presentazione del volume “Civiltà dei borghi: culla di cooperazione”, parlando delle banche locali (ed in particolare delle banche di credito cooperativo, soggetti locali per eccellenza).

Il tema è interessante perché le piccole banche hanno sempre avuto come controparti di riferimento le piccole imprese, che rappresentano il cuore dell’economia italiana.

Ma d’altro canto lo scenario economico attuale rende la vita difficile anche per le piccole banche, che necessitano una riorganizzazione che ne assicuri la sostenibilità.

Per poter continuare a sostenere le comunità locali il Credito Cooperativo deve  però rafforzarsi attraverso una nuova fase di cambiamento, che tenda a valorizzare  compiutamente le potenzialità di una rete di banche al servizio del territorio. Alcune linee  di azione appaiono prioritarie per rafforzare le singole BCC, ma la prospettiva evolutiva deve avere un respiro più ampio, ponendosi come obiettivo un assetto di sistema adeguato  a fronteggiare le difficoltà e le incertezze del contesto.

Occorre perseguire la crescita qualitativa del management delle BCC e il miglioramento di processi e strumenti di supporto per le funzioni di governo e controllo e per la gestione dei rischi creditizi e finanziari, che facilitino tra l’altro la definizione di
politiche di rafforzamento strutturale della  liquidità in vista della restituzione dei finanziamenti dell’Eurosistema
. Appaiono altresì necessari interventi di razionalizzazione delle reti di sportelli delle BCC; nelle fasce dimensionali minori, iniziative aggregative possono contribuire a rafforzare le caratteristiche tecnico-organizzative degli organismi più piccoli e innalzarne i livelli di efficienza, a condizione di essere sostenute da adeguati piani industriali e idonei assetti di governance. In coerenza
con tale esigenza, le nuove disposizioni sull’autorizzazione all’attività bancaria, appena poste in consultazione, rafforzano gli incentivi all’ingresso nel mercato di intermediari adeguatamente strutturati sotto il profilo delle risorse patrimoniali, tecniche e umane. 

Per eliminare inefficienze operative non più sostenibili è necessario affiancare a tali azioni la riorganizzazione della rete associativa e di supporto. Sotto questo profilo, l’attivazione del Fondo di garanzia istituzionale può offrire l’occasione per intervenire su alcuni aspetti di debolezza del sistema: la frammentazione di processi e sistemi informativi; la disomogeneità degli standard operativi delle Federazioni locali; la gestione della liquidità del sistema. La Banca d’Italia segue da vicino l’iniziativa; a fine 2011 ha  approvato lo Statuto del Fondo, le cui previsioni tendono ad assicurare la compatibilità dell’operatività del sistema di tutela con le finalità e i compiti della Vigilanza. Nell’ultimo anno il confronto ha riguardato soprattutto il sistema per il controllo e la valutazione del  rischio. Per chiudere questa fase  il Fondo deve completare importanti approfondimenti.   Prima dell’avvio dell’operatività restano da sciogliere alcuni nodi: l’iniziativa deve
tradursi in un tasso di adesione molto elevato; deve essere valutata attentamente la sostenibilità degli impegni assunti dal Fondo in merito all’ampia garanzia offerta agli  Istituti centrali. Il progetto sta prendendo forma in un momento di rapido e profondo  cambiamento del quadro normativo e istituzionale europeo, suscettibile di incidere su funzioni, assetti e interrelazioni dei sistemi di garanzia. Di tali sviluppi il Credito  Cooperativo dovrà tenere conto.

L’evoluzione del contesto di riferimento pone rilevanti sfide alle piccole banche locali. La stessa iniziativa del Fondo, pur innovativa, non deve essere vista come un punto di arrivo. La categoria deve orientarsi con determinazione verso sempre più incisive azioni di miglioramento della rete di supporto alle singole BCC, anche ai fini della qualificazione dell’offerta di prodotti e servizi. Occorre agire per superare i vincoli operativi e dimensionali senza disperdere i tradizionali valori del localismo e della mutualità.

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