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Quale medicina per la malattia del debito?

Quale medicina per la malattia del debito?


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Il debito è l’argomento principale della crisi: Armando Carcaterra (Direttore Investimenti ANIMA), in collaborazione con Mario Noera (Docente di economia degli intermediari finanziari — Università Bocconi) ci parla dell’indebitamento del mondo nel suo complesso, del rapporto tra debito mondiale e PIL globale, e delle prospettive di uscita dalla crisi.

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1. Quanto è indebitato il mondo nel suo complesso?

Nei giorni scorsi, il settimanale inglese The Economist ha pubblicato sul suo sito internet un calcolatore, il Global Debt Clock, che mostra “in tempo reale” l’entità del debito totale accumulato in tutti i paesi del mondo e che consente di vedere e confrontare anche il debito dei singoli paesi.

Nel momento in cui parliamo, il debito globale è in continua crescita e si appresta a superare una cifra spaventosa: 50.000 miliardi di dollari. Un debito globale così ampio ed in crescita tanto rapida non può che suonare minaccioso per il futuro dell’umanità.

In realtà, il debito rappresenta solo una faccia di una medaglia: ad ogni debito corrisponde infatti un credito, Ad ogni debitore un creditore. Misurare il debito mondiale aggregato equivale a misurare il credito mondiale aggregato. Se l’Economist avesse pubblicato il contatore del credito mondiale l’effetto emotivo sarebbe stato opposto: il mondo ci sarebbe apparso più ricco e la stabilità del pianeta rassicurante. L’entità del debito non è quindi di per sé il vero problema.

2. Qual è allora il vero problema?

Uno dei problemi è come il debito globale è distribuito tra i paesi. Il debito nasce perché ci sono paesi che risparmiano più di quanto investono e viceversa. Se però pensiamo che quelli che investono lo facciano perché hanno opportunità di impiego delle risorse migliori e più produttive, il fatto che il risparmio in eccesso di alcuni paesi (che non hanno le stesse opportunità) venga trasferito -attraverso il debito- a chi lo fa fruttare meglio, appare una cosa salutare e benefica.

Questo spiega perché gli economisti si concentrano maggiormente sulla proporzione tra debito e prodotto, cioè sul rapporto tra debito e Pil: quello che conta in primo luogo è se il debito alimenta la crescita del reddito. Anche se il debito cresce, il fatto che anche il Pil cresca almeno altrettanto segnala che le risorse prese a prestito sono utilizzate bene. Un rapporto debito/Pil in crescita è invece un indizio che qualcosa non va.

In secondo luogo, è comunque importante valutare il livello assoluto del debito rispetto al pil, soprattutto quando supera il livello di guardia, circa il 90%, come affermano studi autorevoli.
La Germania ha un debito pubblico superiore a quello dell’Italia (2100 miliardi di euro contro 19001), ma la sua proporzione sul Pil è molto inferiore: 82% contro 123%. Gli oltre 2000 miliardi di debito tedesco non sono un problema; i 1900 miliardi di debito italiano appaiono invece un grosso problema. La Grecia, con un debito di soli 360 miliardi di euro, ma pari al 165% del suo Pil, è sull’orlo del fallimento.

3. Che rapporto c’è tra il debito mondiale e il Pil globale?

Un recente studio del Fondo Monetari (“The Good, the Bad and the Ugly: 100 Years of Dealing with Public Debt Overhangs”) mostra che, dagli anni ’80, il debito pubblico mondiale in proporzione del Pil mondiale è in continua e costante crescita e che è ormai prossimo ad eguagliare il record storico del 120%, raggiunto nel 1945 alla fine della seconda guerra mondiale.

L’Economist ha quindi ragione a lanciare l’allarme sul debito mondiale, ma quello che davvero preoccupa è che, negli ultimi decenni, la riallocazione delle risorse nel globo non è stata capace di alimentare a sufficienza il prodotto. L’attenzione dovrebbe concentrasi sul denominatore (il Pil) più che sul numeratore (il debito).

4. Quali sono le possibili vie d’uscita?

Lo studio del Fondo Monetario mostra anche che – nei 20 anni successivi alla fine della guerra- il rapporto debito/Pil mondiale è riuscito a scendere di ben 90 punti percentuali, fino al 30% del 1975. E che questa discesa impressionante non è stata prodotta dall’adozione universale di draconiane misure di austerità, ma esclusivamente dalla crescita costante del Pil (e da un po’ di inflazione).

Analizzando tutti i singoli episodi in cui il rapporto debito/Pil ha potuto essere abbattuto ci accorgiamo che il successo è stato ottenuto attraverso la crescita del prodotto, non attraverso aumenti delle tasse. E quando la crescita non si è realizzata, gli aggiustamenti fiscali sono risultati impotenti ed il debito è esploso.

Per cui, ogni minuto che passa è un minuto perso solo se si dimentica che il Pil è la vera medicina del debito.

  1. AlbertoAlberto10-09-2012

    Quindi secondo questa insensata logica, il mondo avrebbe un debito di 50.000 miliardi di dollari con chi, con gli alieni?
    La verità è solo che i debiti pubblici sono una ricchezza per i cittadini che non va assolutamente ripagata, visto che uno stato a moneta sovrana ne può emettere secondo necessità. E’ l’euro, una moneta non nostra e quindi straniera, la vera fregatura per noi.
    Questo post conferma che un intero sistema è costruito sulla menzogna.

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