La rivincita dell’homo heuristicus

By | 10/21/2012
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Armando Carcaterra (Direttore Investimenti ANIMA, in collaborazione con Mario Noera (Docente di economia degli intermediari finanziari, Università Bocconi) ci parla dei princìpi più importanti della finanza comportamentale, di cosa la caratterizza e dell’homo heuristicus confrontato con l’homo oeconomicus.

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1. Quali sono i princìpi più importanti della finanza comportamentale?

Come nel famoso romanzo di Jane Austen, spesso nella vita “ragione e sentimento” non vanno d’accordo. Anche i mercati finanziari, – anziché muoversi secondo i canoni di efficienza e di razionalità – sempre più spesso sono preda di pulsioni emotive. Basta ricordare l’”esuberanza irrazionale”, che nel 2000 aveva spinto alle stelle le quotazioni azionarie dei titoli internet, oppure, più di recente, la fuga degli investitori internazionali dai titoli di Stato italiani.

Sull’onda delle violente fluttuazioni dei mercati, si è anche consolidata una influente scuola di pensiero (detta finanza comportamentale), che cerca di spiegarne le ragioni, osservando i modi in cui le persone normali prendono decisioni. Nel 2002, lo psicologo Daniel Kanheman ha vinto il Nobel per l’economia, dimostrando che, nel prendere qualunque decisione, noi in realtà violiamo in continuazione i postulati di razionalità alla base della teoria finanziaria ortodossa.

2. In che cosa si distingue la finanza comportamentale?

La teoria finanziaria ortodossa presume che –prima di prendere qualunque decisione- ciascun agente economico razionale: valuti tutte le alternative disponibili; associ a ciascuna di esse una probabilità; confronti questo risultato con la sua personale avversione al rischio e, fatti tutti i calcoli, prenda infine la decisione.

Al contrario, secondo la finanza comportamentale gli individui non riescono a tenere conto di tutte le alternative possibili e si accontentano di selezionarne arbitrariamente solo alcune, sulla base del contesto o della propria esperienza passata. Ancor meno le persone riescono ad associare a ciascuna eventualità una stima di probabilità e si limitano invece a valutare ognuna delle poche alternative che hanno preselezionato sulla base dell’importanza relativa che ad esse associa la loro memoria.
Secondo la finanza comportamentale quindi, gli individui non si comportano quasi mai razionalmente, perché la mente umana soffre in modo sistematico di quelle che gli psicologi chiamano distorsioni “cognitive” ed “euristiche”: le prime hanno con i modi in cui percepiamo la realtà; le distorsioni “euristiche” sono invece i processi mentali semplificati attraverso cui elaboriamo le informazioni disponibili.

Per la finanza comportamentale, la mente umana non è in grado di prendere decisioni “perfettamente razionali” e si affida quindi a processi mentali stilizzati (le “euristiche”): le “euristiche” sono cioè i piccoli “trucchi” che ci consentono di prendere comunque decisioni in condizioni di incertezza. Decisioni che magari non sono “ottimali”, ma che sono pur sempre “accettabili”. Per la finanza comportamentale la mente umana soffre di “difetti”, ma bisogna accontentarsi.

3. L’homo heuristicus è dunque inferiore all’homo oeconomicus?

Di recente questa visione pessimistica è stata ribaltata clamorosamente. Lo psicologo Gert Gingerenzer ha infatti scoperto che, in moltissimi casi, le “euristiche” portano a previsioni sistematicamente migliori di quelle di modelli complessi [Cfr. G.Gingerenzer-H.Brighton, “Homo Heuristicus: Why Biased Minds Make Better Inferences”, in Topic in Cognitive Science (2009)].

In uno degli esperimenti condotti, dove si trattava di predire quale città avesse il maggior numero di abitanti, l’applicazione di sofisticati modelli demografici si è rivelata meno efficace di una semplice “euristica”. Un gruppo di ragazzi ha infatti elencato correttamente le città usando un’informazione sola e apparentemente banale: per loro le città principali erano quelle la cui squadra di calcio militava in serie A. L’esperienza suggeriva infatti ai ragazzi che solo città sufficientemente grandi hanno in genere squadre forti.

Il rovesciamento di prospettiva appare clamoroso: le “euristiche” non sono “difetti” della mente, ma rappresentano la capacità della mente di scegliere (sulla base dell’esperienza) solo le informazioni davvero rilevanti e di usarle in modo efficace e rapido. Nel decidere, la mente è cioè più efficiente del computer e l’”uomo razionale” non è affatto più intelligente dell’”uomo euristico”.

Come nel famoso romanzo di Jane Austen, la “ragione” non suggerisce sempre e necessariamente la scelta migliore.

Ricerche Frequenti:

  • definizione di homo heuristicus