Gli economisti non fanno previsioni perché sono in grado di farle, ma soltanto perché qualcuno insiste per averle. (John Kenneth Galbraith)

Il problema non è quello che non si sa, ma quello che non si sa di non sapere

Il problema non è quello che non si sa, ma quello che non si sa di non sapere


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Quando si parla di investimenti (ma potremmo allargare di molto il discorso) sarebbe tutto molto facile, se si avessero tutte le informazioni possibili ed immaginabili relativamente al problema che si vuole risolvere. Ovviamente, questo è impossibile: c’è sempre qualcosa che non si sa.

Ma anche quando c’è qualcosa che non si sa, in realtà la questione è gestibile: c’è un grado di rischio da accettare, ma si possono comunque prendere decisioni razionali, che nel migliore del casi potrebbero anche essere espresse matematicamente in base alla probabilità che un determinato evento si verifichi e al proprio coefficiente di propensione/avversione al rischio.

Per quanto lo scenario precedente sia quello più spesso ipotizzato (sia dagli analisti che in generale da chi cerca di comprendere la situazione economica), non è però quello reale. Oltre alle cose che “si sanno di non sapere” ci sono anche cose che non si sa di non sapere, oppure che si credono di sapere ma sono in realtà sbagliate. Questi fattori raramente sono considerati, ma andrebbero tenuti presenti come fattori di moltiplicazione del rischio e dell’incertezza delle proprie valutazioni.

Immaginate di tirare un dado. Ovviamente, sapete di non sapere che numero uscirà fuori, ma sapete che sarà un numero da uno a sei. E quindi potreste ad esempio decidere di scommettere sul risultato. Una scena ovvia e scontata, ma in realtà potrebbe essere più complesso. Immaginate che le regole dicano che se viene fuori per due volte lo stesso numero, voi non potete più giocare, ma voi non lo sapete: chiaramente questo dovrebbe cambiare la vostra strategia di puntata, ma non sapendolo non tenete conto di questo fattore. Oppure immaginiamo, ancora peggio, che voi siate convinti che il dado abbia sei facce, ma in realtà ne ha 10: sbagliereste completamente il calcolo delle probabilità, oltre a concentrare le vostre puntate solo su un sottoinsieme di numeri.

Non è quello che non si sa che fa danni. È quello che non si sa di non sapere, e (forse ancora di più) quello che si crede di sapere ma è sbagliato che fa molti danni.

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