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L’Italia si è sempre caratterizzata per essere una nazione di risparmiatori, con l’italiano medio che ha sempre avuto una attenzione elevata al futuro, ben diversa dal vivere alla giornata o quasi delle economie anglosassoni.

Ma il declino dell’economia italiana degli ultimi quindici anni è stato anche accompagnato da un declino nel risparmio: del resto, un rapporto tra stipendi e costi della vita più sfavorevole, e un aumento del costo delle case (che vuol dire una maggiore percentuale dello stipendio che “va via” per il mutuo) rende difficile mettere qualcosa da parte.

Secondo i dati dell’osservatorio del risparmio promosso da Unicredit e Pioneer Investments, gli italiani nel 1995 avevano messo via il 16,8% del reddito disponibile, contro il 3,2% previsto per il 2012. In valore la discesa è da 172 miliardi a 93.

Chi vuol vedere il bicchiere mezzo pieno sottolinea che comunque il valore del risparmio è positivo, il che vuol dire che nonostante la difficile crisi, le famiglie in media sono riuscite a mettere da parte comunque qualcosina.

Nel confronto internazionale, il risparmio italiano si caratterizza per una strutturazione diversa dagli altri Paesi: spicca in particolare il fatto che solo il 2% del patrimonio è dedicato ai fondi pensione (su cui gli italiani continuano ad essere diffidenti) rispetto al 14% della Germania o al 26% degli USA.

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