Contomax: le caratteristiche

Banca IFIS ha presentato qualche giorno fa le caratteristiche di contomax, il conto corrente di prossimo lancio costruito consultando i navigatori di internet attraverso una serie di sondaggi.

Queste le caratteristiche del nuovo conto online:

  • sarà disponibile un bancomat evoluto (che permetterà di effettuare acquisti online sul circuito Maestro);
  • la sicurezza verrà garantita dal sistema Token;
  • saranno possibili la domiciliazione delle utenze e il pagamento del Telepass;
  • saranno possibili giroconti di somme tra contomax e il conto deposito rendimax.

Si tratta, seguendo lo spirito di rendimax, di un conto corrente online estremamente semplice, ma con i servizi che più interessano agli utenti.

Banca IFIS ad ogni modo ha già anticipato che i servizi di contomax si amplieranno nel tempo, sempre seguendo lo spirito di collaborazione con il pubblico e di interazione.

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Il ruolo degli investimenti a reddito fisso in un portafoglio investimenti

In un portafoglio di investimento, lo scopo degli investimenti a reddito fisso è quello di fare da “zavorra”, ridurre il rischio (stabilizzando i rendimenti) più che generare profitto in senso stretto.

Di conseguenza diventa importante che gli investimenti a reddito fisso che si scelgono siano idonei a questo scopo: la qualità ad esempio è un requisito essenziale, perché altrimenti si incorporano elementi di rischio che rendono l’investimento inefficace per il suo ruolo di stabilizzazione.

Allo stesso modo, secondo l’opinione di molti esperti sarebbe preferibile puntare a investimenti a breve termine, perché il maggiore grado di liquidità va a compensare la parte di portafoglio dedicata ad investimenti a rendimento variabile, che in linea generale devono essere visti come investimenti a medio-lungo termine.

Per ultimo, diventa importante sottolineare che in quest’ottica un investimento a reddito fisso non dovrebbe essere esposto a rischio di valuta, per cui dovrebbe essere fatto nella propria valuta o in alternativa essere assicurato sul rischio valuta.

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L’evasione fiscale si può azzerare in 24 ore. Ecco come.

L’evasione fiscale è un male profondo dell’economia italiana, e continuamente si propone di recuperare risorse dalla lotta all’evasione fiscale. In pratica, però, spesso nei fatti questa diventa poco più di una buona intenzione, quando non una “scusa” per non prendere provvedimenti strutturali e strategici.

Eppure, volendo l’evasione fiscale si potrebbe sradicare. L’idea è nata in uno scambio di mail con un lettore: si tratta di un’idea che molti probabilmente giudicheranno “inaccettabile” (sicuramente ha degli elementi di semplificazione), ma crediamo valga come spunto di riflessione.

Azzerare l’evasione fiscale è facile: basta sanzionare in modo pesante il consumatore che acquista prodotti o servizi in nero.

La prima premessa è che alla fine, anche se molti se ne dimenticano, è il consumatore finale che paga direttamente o indirettamente tutte le tasse: il prezzo del prodotto che compra è anche funzione delle tasse che paga l’impresa, che in un certo senso sono “riversate” sull’acquirente e alla fine sul consumatore finale.

La seconda premessa è che le imprese possono scaricare i costi che sostengono, mentre il consumatore no: una soluzione talvolta proposta è quella di consentire anche ai consumatori di scaricare le spese, ma questa è impraticabile, perché “a quel punto lo Stato cosa incasserebbe e quando?”. Come minimo, penalizzerebbe in modo spropositato chi risparmia anziché consumare.

La tenza premessa è che una volta che il consumatore “si è fatto fare la fattura” tutta la filiera lavora “in bianco”: se, per fare un esempio, un elettricista lavora sempre e solo emettendo regolare fattura, gli conviene effettuare tutti gli acquisti in modo regolare, dato che in questo modo li può scaricare dalle tasse, e non corre il rischio che qualcuno gli chieda “perché hai comprato cinque trapani, se hai fatto solo due lavori quest’anno?”.

Facciamo un’ipotesi pratica: supponiamo che il consumatore che acquista qualcosa in nero sia multato per un valore 100 volte il valore di quello che ha avuto “in nero”.  Sareste disposti ad accettare un servizio in nero, col rischio di una multa del genere? Di pagare 100.000 Euro per un servizio in nero da 1.000? Pensiamo di no, ed insistereste per avere la fattura, o chiamereste la finanza se non ve la vogliono fare.

Aggiungiamo un altro paio di clausole. La prima è che solo il consumatore sia multato, e non il venditore. In questo modo si elimina la solidarietà reciproca (“rischiamo tutti e due” — no, è solo il consumatore che rischia e per questo sarà poco propenso ad accettare il rischio)

La seconda è che metà della multa vada a chiunque faccia la segnalazione della transazione in nero. In primo luogo si evita il “tanto non mi beccano”,  ma l’aspetto interessante è che “chiunque” vuol dire proprio chiunque: compreso il venditore, che potrebbe quindi farvi un lavoro in nero da 1.000 euro e poi denunciarvi e prendersi da voi altri 50.000 euro.

Ora, supponiamo che il meccanismo sia veramente questo, e che vi propongano di acquistare un prodotto o un servizio in nero. Direste sicuramente no. Non prendereste nemmeno in considerazione di accettare. E a quel punto, chi vi ha venduto il servizio non ha interesse ad acquistare a sua volta servizi/prodotti in nero, perché non li potrebbe scaricare e non ha bisogno di nascondere il giro d’affari, e via così. Ecco che tutto il nero emerge.

L’aspetto interessante è che viene da giudicare questo sistema “eticamente scorretto”. Ma, riflettendoci, perché? Se andiamo a vedere, il consumatore può avere solo due motivi per non farsi fare lo scontrino/fattura e non denunciare chi non glie lo volesse fare. Il primo è la connivenza (si aspetta un vantaggio nell’acquisto in nero), il secondo la pigrizia. Nel primo caso non c’è niente di scandaloso se chi trae un vantaggio dall’evasione fiscale sia punito. Nel secondo caso, oggettivamente, viene difficile giudicare la pigrizia un buon motivo di giustificazione (immaginate un pirata della strada che si giustificasse dicendo “sì, ho investito quel poveretto, ma non avevo voglia di fermarmi… sapete, avrei dovuto fare retromarcia… e poi era anche un po’ freschetto…”).

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Prezzi delle case in discesa, ma salgono gli affitti

In netto rallentamento il mercato immobiliare italiano: non solo diminuiscono il numero di vendite e iniziano a scendere i prezzi, ma si registra anche un cambiamento radicale nelle preferenze degli italiani, da sempre affezionati all’idea di “possedere” la casa dove vivono: secondo Immobiliare.it nel primo semestre 2012 la domanda di immobili in locazione è cresciuta a un ritmo due volte superiore rispetto a quella degli immobili in vendita.

«La difficoltà ad ottenere un mutuo ha reso l’iter per l’acquisto di una casa sempre più complesso – dichiara Guido Lodigiani, Direttore Corporate e Ufficio Studi di Gruppo Immobiliare.it ed è naturale che gli Italiani abbiano dirottato il loro interesse verso soluzioni in affitto, pur perdendo i vantaggi del risparmio forzoso che garantisce l’acquisto di una casa; il calo dei prezzi di vendita degli immobili è diretta conseguenza di questo fenomeno».

La diminuzione dei prezzi delle case è il segnale delle difficoltà del mercato (tradizionalmente, chi vende un immobile non accetta volentieri di vendere a meno di quel che si aspetta, o addirittura a meno di quel che ha pagato in precedenza, preferendo invece rimandare la vendita): da gennaio a giugno, il prezzo medio di vendita delle abitazioni nei capoluoghi italiani è sceso del 2,7%.

Analizzando le città italiane dal punto di vista sia geografico sia di densità di popolazione, si nota come tutto il territorio nazionale sia contraddistinto da un calo dei prezzi medi di vendita. La maglia nera spetta al Sud e alle isole – con la Sardegna che raggiunge quasi il -7%, seguita da Basilicata e Puglia che si attestano a -4% – anche se al Nord non va meglio, con decrementi che superano il 5%, fatta eccezione per Valle d’Aosta e Trentino Alto Adige dove si segnalano dati positivi. Solo il Centro Italia sembra tenere: qui il livello di decrescita si arresta all’1,1% e l’Abruzzo – unica regione italiana – segna dati positivi in ogni Provincia.

Se si tiene conto delle dimensioni delle città, invece, si registrano significative differenze: nei centri di grandi dimensioni (che superano cioè i 250 mila abitanti) la contrazione dei prezzi è stata, in media, più rilevante (-3,4%) rispetto a quella evidenziata nelle città più piccole (-1,5%). Tra i capoluoghi fanalino di coda della classifica è la città di Venezia (-8,0%) seguita da Palermo (-7,5%), mentre Roma e Milano “tengono” registrando rispettivamente -1,0% e -1,9%.

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Investimenti sicuri e investimenti a rischio

Se si guarda bene ci sono solo due tipi di asset su cui si può investire: quelli “a rischio” e quelli “sicuri” (mentre la liquidità può essere vista come un investimento sicuro a brevissimo termine). La divisione non è netta: si potrebbe dire che le azioni sono rischiose e le obbligazioni “sicure”, ma ad esempio le obbligazioni che hanno un rating basso rientrano decisamente tra gli investimenti a rischio. Inoltre un investimento potrebbe passare da una categoria all’altra: per continuare l’esempio, immaginiamo alle obbligazioni di una società che inizia ad avere difficoltà e per le quali viene tagliato il rating. Proprio questa mobilità mette spesso in difficoltà i risparmiatori, e per certi versi è uno dei fattori che ha contribuito alla crisi finanziaria.

La prima e fondamentale scelta di investimento è come suddividere il capitale tra asset “a rischio” e asset “sicuri”: come avrete capito, la suddivisione deve essere basata sul rischio reale e non solo su categorizzazioni generiche, altrimenti è facile trovarsi sovraesposti al rischio.

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La stabilità delle banche? Non dipende solo da misure quantitative, ma da come vengono gestite

Il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervento in un convegno a Roma sul tema della gestione delle banche. Un punto interessante che sottolinea è come le misure per la stabilità del sistema bancario non possono essere solo quantitative, ma riguardano anche e soprattutto le modalità di gestione della banca stessa.

L’importanza del board e degli altri organi aziendali è cresciuta nel tempo per l’esigenza di governare la maggiore complessità operativa in un contesto esterno in continua evoluzione e per la necessità di gestire relazioni sempre più articolate con i diversi stakeholders (clienti, azionisti, investitori, risparmiatori,  ecc.).  

Gli insegnamenti della crisi confermano questo assunto. La capacità di prevenire o quanto meno attutire i contraccolpi dell’andamento negativo dei mercati finanziari è stata maggiore laddove il board ha saputo mantenere il controllo dei rischi, ha evidenziato visione strategica, ha dimostrato autorevolezza e trasparenza nel rapporto con il mercato. 

[…]

L’esigenza di distinguere i ruoli di gestione, supervisione e controllo e quelle di rafforzare il monitoraggio sull’azione del management, di preservare l’integrità degli organi e delle funzioni di controllo e di presidiare altri conflitti d’interesse sono al centro dell’azione della Banca d’Italia; si sono, se possibile, accresciute negli ultimi anni. Abbiamo introdotto regole sui sistemi di governo e sulle politiche di remunerazione precorrendo gli indirizzi internazionali. Alla stesura delle regole ha poi fatto seguito un’azione di enforcement intensa e rigorosa.

[…]

La capacità di governo della banca è importante almeno quanto la disponibilità di capitale. Ma mentre le regole che riguardano il patrimonio sono dettagliate, “oggettive” e quindi meno dipendenti dal soggetto che le deve applicare, quelle sulla governance sono per principi, seguono criteri di proporzionalità, lasciano spazio a interpretazione e adattamento: one size does not fit all. In molti casi esse si rivolgono direttamente alle persone e devono trovare radicamento nella cultura dell’azienda.

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Essere fortunati può essere una sfortuna

Una delle cose peggiori che può capitare ad un investitore è che in uno dei suoi primi investimenti le cose gli vadano molto bene e ricavi un guadagno sostanzioso. Il risultato quasi sempre è che questi finisca con il sovrastimare le proprie capacità, scambiando per abilità la fortuna che ha avuto.

Inoltre, non bisogna dimenticare che per avere grossi guadagni, l’unica soluzione è quella di esporsi ad un rischio elevato. La tendenza di chi ha avuto fortuna al primo colpo in un investimento rischioso è tipicamente quella di ripetere la tipologia di investimento, esponendosi allo stesso rischio quando non addirittura ad aumentarlo, proprio perché si tende a sottostimarlo.

Il risultato è che le perdite spesso sono dietro l’angolo, e la fortuna che si ha avuto al primo colpo ci si trova spesso a pagarla tutta, e con gli interessi.

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FinecoBank, nuova campagna di recruiting di promotori finanziari

Nonostante le note difficoltà del settore finanziario, anche sul fronte dell’occupazione, ci sono dei segnali in controtendenza. FinecoBank, ad esempio ha lanciato una campagna per il recruiting di promotori finanziari e consulenti di banca.

La campagna nasce dalla stretta collaborazione con Forchets, agenzia indipendente e totalmente integrata che insieme a Fineco ha preso parte a focus group e incontri con i Personal Financial Adviser. Obiettivo di questo confronto, cogliere tutti gli aspetti che fanno di un promotore Fineco un professionista indipendente e libero di scegliere e proporre al cliente le migliori soluzioni di investimento. Senza pressioni commerciali e budget di prodotto.

“Abbiamo voluto dare voce a chi tutti i giorni si confronta con le altre realtà e ha ben chiari i punti di differenza tra la rete Fineco e le altre. Lo abbiamo fatto in modo ironico, raccogliendo tutte le opportunità e i vantaggi percepiti dai professionisti Fineco e lanciando un invito alla riflessione sull’effettiva valorizzazione e soddisfazione dei consulenti delle altre società. Questo progetto è stato un raro esempio di sinergia tra Cliente e Agenzia. Per questo voglio ringraziare il team marketing Fineco e il team di Forchets: Francesco Montella (Direttore creativo e copywriter), Marcello Bianca (Direttore creativo digital) Flavio Fabbri (art director) e Anna Ferrario (Account Supervisor).
Fabrizio Ferrero De Michelis, Direttore creativo esecutivo Forchets.

“Fineco crede moltissimo nella figura del promotore finanziario e nel valore della sua relazione con i clienti come chiave per rispondere concretamente ad ogni singola esigenza. Il modello Fineco è unico nel panorama finanziario: una delle principali reti che combina la professionalità dei suoi uomini a piattaforme innovative che facilitano e supportano la loro attività, lasciandoli sempre liberi di scegliere le soluzioni migliori fra un’ampissima varietà di prodotti”.
Poalo Di Grazia, Direttore Banca Diretta FinecoBank

La campagna, on air fino a novembre, verrà veicolata su diversi media on e offline: stampa (anche con inserti speciali), radio e web. La pianificazione è stata seguita da Mediacom.

Tutte le informazioni e il form per inviare la candidatura sono disponibili su  fineco.it > Lavora con noi oppure LinkedIn/FinecoBank.

Gli investimenti migliori? Quelli dove si può guadagnare tutti

Un suggerimento che gli investitori più accorti danno spesso è quello di diffidare dagli investimenti in cui qualcun altro deve perdere perché voi possiate guadagnare. Mentre da azioni ed obbligazioni in media offrono un profitto (perché rappresentano gli utili futuri delle società quotate, che si possono ipotizzare crescenti nel lungo periodo), derivati o forex sono un gioco a somma zero, in cui appunto chi compra guadagna o perde in misura inversa a chi vende.

Il problema dei giochi a somma zero è che è difficile “vincere” con costanza: a questo si aggiunge il fatto che per un piccolo investitore può essere difficile disporre della stessa quantità di informazioni e della stessa capacità di comprenderle ed interpretarle di un grande investitore, ed in una sfida diretta l’esito rischia di essere segnato.

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Fineco: nuova iniziativa “Presenta un amico”

Fineco presenta una nuova iniziativa “Invita un amico”. Da oggi, martedì 18 settembre e fino al 30 ottobre 2012: 80 euro in conto corrente oppure  100 euro in commissioni trading.  

Se l’ amico apre il conto entro il 30 ottobre e accredita lo stipendio o la pensione in via continuativa entro il 31/12/2012 oppure versa in Fineco entro il 30/11/2012 almeno 20.000 euro mantenendoli fino a fine anno.

L’amico potrà anche aumentare il suo bonus, fino a 3000€, portando in Fineco nuova liquidità entro il 31/11/2012. Tutti i dettagli dell’iniziativa su www.fineco.it.

Se la priorità è la stabilità, non ci può essere sviluppo

Il Corriere della Sera in queste ore sta dedicando ampio spazio al “declino dell’economia italiana”: il nostro Paese, infatti, nel corso degli anni è scivolato indietro sul fronte della produttività, degli stipendi e del PIL. Il problema decisamente non è nuovo, dato che sono in molti a sottolinearlo da anni (spesso venendo ignorati). E

non è neppure un problema sorprendente, dato che è figlio diretto della cultura italiana. Certo, si può attribuire le cause all’assenza di politica industriale, o alla scarsa lungimiranza degli imprenditori: ma anche questi sono effetti di un problema più generale della cultura italiana.

La questione di fondo, a nostro parere, è che gli italiani (o almeno la maggior parte) hanno sempre scelto la stabilità, cioè il non-cambiamento. La stabilità, è ovvio, è più rassicurante, ma facendo sempre le stesse cose al massimo si possono ottenere sempre gli stessi risultati. In molti casi, si finisce con l’ottenere risultati peggiori, dato che il resto del mondo non è fermo e quindi ci si trova sempre più schiacciati all’indietro.

Cosa vuol dire stabilità? Vuol dire ad esempio scegliere di tutelare le aziende esistenti anziché favorire la creazione di nuove ed innovative. Vuol dire tutelare i posti di lavoro esistenti anziché favorire la creazione di nuovi: il rischio che una persona perda il lavoro è sempre stato considerato più grave del fatto che una persona che non ha lavoro non lo trovi. Una situazione aggravata dal fatto che in questo modo si tutelano ambiti in cui le nuove generazioni non vogliono lavorare.

Per quanto possa essere una banalizzazione del problema, se tutti i soldi che nel corso degli anni sono stati spesi per impedire la chiusura di aziende in crisi e “senza un futuro”, fossero stati spesi per favorire la nascita di imprese innovative, viene da chiedersi se il livello di produttività e di occupazione sarebbero molto, molto più alti. Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

Il primo guadagno? Contenere i costi

Il risparmio è la migliore forma di guadagno. Una regola generala che vale anche per gli investimenti. Contenere i costi non vuol dire che i costi devono essere bassi in senso assoluto, ma piuttosto assicurarsi che le spese siano giustificate: questo perché serve anche evitare di cadere in una mentalità “risparmiare, costi quel che costi”.

Il caso più semplice da comprendere sono i conti correnti bancari: sono molte le famiglie e le imprese che si trovano a pagare canoni e commissioni elevate, spesso per pigrizia. Spesso non si tratta di spese elevate in senso assoluto (ad esempio, i costi di bonifico), ma la somma nel tempo può diventare tutt’altro che trascurabile.

La regola del contenimento dei costi vale però anche per investimenti più complessi, come possono essere il trading in azioni, ma anche l’investimento in fondi oppure il forex. In questi casi, è bene ricordarsi che i guadagni possono andare e venire, ma i costi però sono per sempre.

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“Battere il mercato”: una sfida possibile?

Molti, se non quasi tutti, investitori si pongono come obiettivo quello che si dice “battere il mercato”, cioè quello di ottenere rendimenti maggiori rispetto a quelli medi del mercato di riferimento con cui ci si confronta.

Si tratta di un obiettivo molto comune, ma molto meno facile da ottenere di quel che molti credono: non solo, può avere effetti deleteri. La questione è che spesso per ottenere risultati sopra la media vengono usate strategie piuttosto complesse: il fatto è che “battere il mercato” è difficile, ma fare peggio del benchmark di solito è molto facile.

Di frequente il “difetto” delle strategie usate per battere il mercato è che per avere rendimenti elevati vanno ad innalzare il rischio. Di per sé è non sarebbe un problema, nella misura in cui si tratta di una scelta consapevole, ma purtroppo non sempre lo è.

La consapevolezza è la chiave per un investimento (o un risparmio) di successo. Non solo: più la strategia di investimento è complessa, maggiore deve essere la consapevolezza di quel che si sta facendo.

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Sconti a chi paga le multe entro 5 giorni. Una decisione iniqua verso i meno abbienti?

Una delle novità introdotte dalle modifiche al codice della strada è quello dello sconto sulle multe per chi paga prima. In particolare si parla della riduzione del 20% sull’importo se il pagamento avviene entro 5 giorni dalla contestazione o dalla notifica. E’ una decisione che a nostro parere evidenzia come il problema della sicurezza stradale sia in realtà una scusa per “fare cassa”, se volete anche inconsciamente: l’approccio che traspare è però quello, con il focus su “chi prende” i soldi. Uno sconto per pagamenti immediati è infatti un qualcosa che va a vantaggio di chi deve ricevere il pagamento, non certo che aiuta la sicurezza stradale. Anzi, è un aspetto che va a penalizzare i meno abbienti. E’ chiaro che una multa da 500 euro ha un peso ben diverso per uno che guadagna 10.000 euro all’anno o uno che ne guadagna 100.000, per il quale la cifra è sostanzialmente una bazzecola. Non a caso alcuni stati rapportano le multe al reddito, come la Svizzera: succede così che  un ricco uomo d’affari che si è visto accollare una sanzione di 200.000 euro per avere sorpassato di 37 km/h il limite di velocità,  o del proprietario di una auto sportiva che ha dovuto sborsare ben un milione di euro. In Italia si profila lo scenario diametralmente opposto: non solo i più ricchi si trovano a dover pagare le stesse multe dei meno abbienti, ma d’ora in poi potranno avere anche un’ulteriore sconto grazie al fatto che hanno sicuramente più facilità alla disponibilità immediata dei soldi per pagare la multa.   Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]