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Adesso che con il titolo probabilmente abbiamo catturato la vostra attenzione, possiamo parlare: non vogliamo discutere tanto sul sì o no alla vivisezione, quanto sul modo in cui è affrontato il problema. 

E’ perfettamente legittima la campagna a tutela degli animali, ma c’è un punto che ci sembra importante sottolineare: il fatto che i test sugli animali “non piacciano” non vuol dire che non siano utili. In altre parole, è perfettamente legittimo sostenere che il benessere degli animali è prioritario rispetto alla ricerca medica, e quindi si deve tutelare i primi a scapito della seconda.

Ma allo stesso modo vorremmo evitare di sentire discorsi del tipo “i test sugli animali non servono” oppure che, come abbiamo sentito in alcuni spot “impediscono l’uso di tecniche scientifiche più avanzate”, perché questa è un’affermazione semplicemente stupida. Innanzi tutto, notate che stiamo “confondendo” vivisezione con test sugli animali dato che il confine non è certo netto (in altre parole, fare venire ad una cavia l’Alzheimer, per poi iniettarle una cura, per poi sopprimerla, non sarà tecnicamente vivisezione ma non è poi tanto diverso).

Per quanto riguarda il perché, innanzi tutto il fatto è che i test non possono essere “simulati” al computer come qualcuno suggerisce: il problema è che la simulazione si basa sui presupposti e le ipotesi fatte, e quindi non permette di verificarle. In altre parole, l’unico risultato possibile è del tipo “se le cose funzionano come crediamo, allora le cose funzionano come crediamo”. Ma il senso della ricerca è proprio quello di verificare quando e perché le cose funzionano in modo diverso.

Inoltre, spesso viene contestato che, essendo il metabolismo degli animali solo in parte uguale a quello dell’uomo, i test sugli animali “non sono predittivi per l’uomo”. Il punto però è che sono una prima approssimazione: sarebbe altrimenti preferibile fare i test direttamente sull’uomo? (e su chi, in questo caso? Volontari? Gente estratta a sorte? Anziani?)

Come detto, si può certamente decedere di sacrificare l’avanzamento della ricerca per tutelare maggiormente tutti gli esseri viventi, ma serve avere il coraggio di ammettere che si stanno facendo delle scelte. E’ inevitabile dovere rinunciare a qualcosa per avere qualcos’altro, e quindi decidere che si vuole avere A rinunciando a B: ma è che, come in molti campi, molti preferiscano convincersi che si possono avere solo i lati positivi. E francamente spesso sembra che sia questo il problema italiano di fondo, e crisi o disoccupazione siano solo conseguenze.

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