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La nuova imposto di bollo sui conti di deposito, proporzionale al capitale depositato, sta creando una certa confusione tra i risparmiatori ma per certi versi anche tra le banche. Per i conti di deposito “puri”, la questione è relativamente chiara, e l’unico aspetto che rimane in sospeso è che la banca decida di continuare a farsi carico del bollo (come ha fatto ad esempio Banca IFIS) o spostarlo a carico del cliente (come ha fatto ad esempio invece ING Direct).

Per i conti di deposito “misti”, però, la questione è molto meno ovvia. Parliamo dei conti di deposito combinati a conti correnti, o dove l’apertura del conto di deposito è subordinata all’avere un conto corrente presso la medesima banca. In pratica, il cliente si trova ad avere un “duplice” rapporto con la stessa banca: se il conto di deposito è abbinato ad un conto corrente, va pagato il nuovo bollo proporzionale? E su che importo?

La normativa non è chiara, ma al momento, in attesa di chiarificazioni ufficiali, l’interpretazione prevalente sembra essere che il rapporto giuridico tra banca e cliente sia unico e prevalga quello “principale” del conto corrente: la liquidità accantonata sul conto di deposito si somma a quella sul conto corrente per calcolare la giacenza media (sotto i 500€ di giacenza media i conti sono esenti), ed il bollo rimane 34,20€ all’anno per le persone fisiche e 100€ all’anno per le imprese.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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