Sun-Tsu e l’arte dell’integrazione europea

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Cosa c’entra Sun Tsu, filosofo-guerriero cinese autore del famoso trattato su “L’arte della guerra”, con i mercati finanziari la crisi economica? Armando Carcaterra, Direttore Investimenti ANIMA, in collaborazione con Mario Noera, Docente di economia degli intermediari finanziari presso l’Università Bocconi, traccia un interessante parallelo.

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1. Che cos’hanno in comune Sun-Tsu e i mercati finanziari?

Nel famoso trattato su “L’arte della guerra”, scritto più di 2000 anni fa dal filosofo-guerriero cinese Sun Tsu, viene mirabilmente esposto uno dei principi fondanti della moderna teoria economica: “Le vere vittorie sono quelle delle battaglie che non vengono neppure combattute”.

Anche sui mercati finanziari ogni contendente basa le proprie strategie formulando ipotesi sulle mosse e sui comportamenti degli altri: nelle economie moderne, i comportamenti dei mercati sono in larga misura dominati dal tentativo degli operatori di anticipare gli eventi futuri.

Un esempio illuminante è il mercato dei cambi, sul quale si è nel tempo sviluppata un’enorme letteratura in merito all’efficacia degli interventi di stabilizzazione delle banche centrali. Le banche centrali possono intervenire sul mercato vendendo la propria valuta (nel caso di un suo eccessivo apprezzamento) oppure acquistandola (nel caso opposto di eccessivo deprezzamento).

Se il dollaro si apprezza troppo, ad esempio, la Fed vende dollari che essa stessa crea. La sua capacità potenziale di intervento è quindi infinita. Nel caso di un attacco speculativo al ribasso, invece, la banca centrale deve acquistare sul mercato la propria valuta cedendo valute estere: la sua capacità di intervento è quindi limitata dall’entità di riserve ufficiali in valute estere di cui essa dispone. Ciò permette agli speculatori di poter sfidare la banca centrale. Tradotto nel gergo del “poker”, si può dire che -se le riserve ufficiali di un paese sono limitate- è elevata la probabilità che gli speculatori vadano a “vedere” i bluff della banca centrale.

Una cosa simile è ad esempio accaduta nell’autunno 1992, quando i cambi della Lira e della Sterlina erano ancorati al Marco Tedesco dalle parità semi-fisse del Sistema Monetario Europeo e furono costrette dalla speculazione scatenata dall’ hedge fund di George Soros ad abbandonarlo. Le riserve ufficiali di Italia e Gran Bretagna si erano infatti rapidamente esaurite e la Germania si rifiutò di aprire linee di credito in Marchi a loro favore. Per la Germania si trattava infatti di “stampare” propria moneta: se la Germania, in quell’occasione, avesse dato la sua copertura, la speculazione avrebbe pensato di avere di fronte una capacità di resistenza potenzialmente infinita anche da parte di Italia e Gran Bretagna e avrebbe con ogni probabilità desistito dall’attacco.

2. Ci sono similitudini con la situazione odierna?

Sì, un ragionamento analogo può essere esteso alle vicende europee degli ultimi tre anni. L’aggravarsi della crisi dipende infatti dal fatto che le divisioni tra i governi europei hanno sempre dato ai mercati la sensazione che le carte in mano ai governi erano limitate oppure che i governi, pur avendo buone carte in mano, non avrebbero potuto giocarle.

Anche l’ultimo vertice di Bruxelles di fine giugno –che pure ha trasmesso l’impressione di una nuova determinazione dei governi a difendere l’Unione Monetaria Europea- è ora esposto al medesimo rischio.

Una delle decisioni chiave di quel vertice è stata ad esempio attribuire al nuovo fondo “salva-stati” ESM la possibilità di acquistare titoli pubblici italiani e spagnoli per ridurne i rendimenti e difenderli da attacchi speculativi. Gli acquisti dell’ESM possono contrastare l’aumento dei rendimenti e scoraggiare la speculazione. Come sul mercato dei cambi, anche in questo caso l’efficacia della misura è però in parte affidata anche all'”effetto dissuasione”: la semplice possibilità che le autorità possano intervenire in sostegno dei titoli italiani e spagnoli, rende infatti più rischiose eventuali speculazioni contro di essi e ne difende in via preventiva la stabilità. Purchè però – come nel caso delle riserve valutarie- le “munizioni” a disposizione delle autorità appaiano più che adeguate.

3. A quanto ammontano le munizioni dell’ESM?

Le risorse stanziate per l’ESM sono tuttavia limitate (500 mld) e, in parte, già impegnate nei salvataggi in corso (375 mld). Non a caso, i mercati stanno già facendo i conti su quale potrà essere la vera “potenza di fuoco” di eventuali futuri interventi di stabilizzazione. La situazione ottimale sarebbe conferire all’ESM anche la licenza bancaria e quindi la possibilità di accedere ai finanziamenti (potenzialmente illimitati) della BCE. La convinzione che le carte in mano ai policy maker sono davvero buone potrebbe infatti essere una condizione sufficiente per non doverle mai nemmeno “calare sul tavolo”.

Come prescriveva Sun Tzu già 2000 anni fa, “sconfiggere il nemico senza combattere è la massima abilità”. Speriamo che, d’ora in poi, i governanti europei riescano finalmente a fare propria l’antica saggezza cinese.