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Il ridotto investimento in ricerca e sviluppo (R&S) e nelle cosiddette “tecnologie dell’informazione” (ICT) sono riconosciute tra le cause primarie del ritardo delle imprese italiane (ma anche europee in generale) sul fronte della produttività.

Proprio per questa crucialità, ricerca e sviluppo e ICT sono spesso studiate anche dagli economisti, e recentemente una ricerca ha approfondito il rapporto tra R&S e ICT. L’idea di base è interessante: secondo i ricercatori, la spesa in R&S, misura lo “sforzo innovativo” interno all’impresa, mentre l’investimento in ICT rappresenta invece l’innovazione “acquisita dall’esterno”. In realtà, a nostro parere, c’è un altro aspetto che non è stato sottolineato dai ricercatori, e cioè che la R&S può essere considerata come la “madre” dell’innovazione di prodotto, mentre l’ICT di quella di processo. In altre parole, l’acquisizione dall’esterno di un software non modifica (in generale) il prodotto/servizio che l’azienda mette sul mercato ma il come lo vende. Partendo da questo presupposto, i risultati della ricerca sono secondo noi molto più contestualizzati.

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I risultati indicano che sia l’investimento in R&S che quello in ICT si associano positivamente alla capacità innovativa e alla produttività delle imprese, attraverso modalità che sono tuttavia differenti. La R&S risulta essere più rilevante per l’innovazione, mentre l’ICT incide direttamente sulla produttività. La combinazione di alti rendimenti stimati di R&S e ICT, quando considerati congiuntamente, e di bassa produttività suggerirebbe livelli di investimento sub-ottimale.

Il lavoro cerca poi di valutare se la spesa in R&S e l’investimento in ICT siano complementi o sostituti, informazione utile per capire se eventuali politiche di sostegno all’una o all’altra forma di investimento si rafforzino o possano avere effetti, indesiderati, di spiazzamento. Secondo una serie di test di complementarietà, le due tipologie di investimento risultano sostanzialmente indipendenti.

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