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Ieri il Governatore della Banca d’Italia, Ignazio Visco, è intervenuto all’assemblea annuale di ABI. Ci sembra interessante riportare alcuni passaggi del suo intervento dato che fornisce un quadro della situazione attuale delle banche italiane, nonché dell’economia italiana.

Ci sembra interessante il tema dell'”abuso” del fido in conto corrente, che crea difficoltà sia alle banche (per le implicazioni sulla liquidità e le garanzie) che alle imprese (per i costi e per la gestione della liquidità).

L’economia italiana è ancora in recessione. Secondo le previsioni di consenso,  nella media di quest’anno il prodotto in Italia diminuirebbe di poco meno di due punti percentuali. Al peggioramento dello scenario concorrono l’aumento del costo e il deterioramento della disponibilità di credito indotti dalla crisi del debito sovrano. 

La differenza tra i rendimenti dei titoli pubblici italiani e tedeschi è di gran lunga superiore a quanto sarebbe giustificato dai fondamentali della nostra economia. Riflette generali timori di rottura dell’unione monetaria: un’ipotesi remota, che sta però condizionando le scelte degli investitori internazionali.

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Dalla metà dello scorso anno, con il ripiegamento ciclico, la qualità del credito alle imprese è peggiorata. Il tasso d’ingresso in sofferenza dei prestiti alle società non finanziarie, costantemente inferiore nel triennio 2005-07 all’1,3 per cento del totale dei prestiti, nel primo trimestre di quest’anno è salito al 2,9 per cento, due decimi di punto in più rispetto alla fine del 2011.

Per le famiglie lo stesso indicatore, rispetto al dicembre dello scorso anno, si è invece ridotto di due decimi di punto, all’1,2 per cento. Sono cresciuti i prestiti classificati tra gli incagli, quelli ristrutturati e quelli scaduti.

Alla fine del 2011 la consistenza delle posizioni in sofferenza era pari al 6,2 per cento del totale dei crediti verso la clientela, quasi un punto percentuale in più rispetto a un anno prima. L’incidenza delle sofferenze era pari al 6,9 per cento per i primi cinque gruppi bancari e al 5,0 per cento per le altre banche.

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L’aumento del rischio sovrano ostacola la provvista all’ingrosso delle nostre banche. La raccolta complessiva, al netto del rifinanziamento presso l’Eurosistema, si è ridotta del 4,6 per cento nei dodici mesi terminanti in maggio, riflettendo la contrazione della provvista sui mercati internazionali. Le due operazioni di rifinanziamento a lungo termine dell’Eurosistema hanno compensato questi squilibri,
evitato tensioni di liquidità.

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Vanno attentamente valutate le forme tecniche con cui vengono concessi i finanziamenti. L’incidenza dei fidi in conto corrente sul totale dei prestiti è del 28 per cento in Italia e del 12 nella media degli altri paesi dell’area dell’euro. Questa modalità di affidamento della clientela espone le banche a rischi di liquidità, rende difficile prevedere le uscite di cassa, ostacola la formazione delle garanzie stanziabili per il rifinanziamento presso l’Eurosistema. Una riduzione del ricorso alla forma tecnica del conto corrente potrà essere favorita da una gestione più attenta della liquidità da parte delle imprese.

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L’irrobustimento del patrimonio delle banche italiane è in corso da tempo, anche su nostro impulso, nonostante le difficili condizioni di mercato. […] I primi cinque gruppi bancari italiani rispettano oggi l’obiettivo di capitale stabilito dall’Autorità bancaria europea (EBA), che ha richiesto di accrescere la dotazione di patrimonio di migliore qualità tenendo conto dell’esposizione al rischio sovrano. […] Per Banca Monte dei Paschi di Siena si è reso necessario un intervento pubblico a causa delle forti tensioni sui mercati finanziari, che hanno reso proibitivo il ricorso a nuove emissioni di capitale, e per la difficoltà a realizzare piani di dismissione di attività in una situazione di mercato assai tesa. Il raggiungimento dell’obiettivo con modalità alternative avrebbe comportato una riduzione del credito all’economia.

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Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]