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Nel corso del convegno State of the Net, che nei giorni scorsi ha fatto il punto sull’evoluzione di Internet a livello internazionale, sono stati presentati i dati sulla diffusione e l’evoluzione dell’e-commerce in Italia ed Europa: come abbiamo anche recentemente, le “nuove tecnologie” potrebbero essere una importante strada per il rilancio dell’economia italiana. O meglio, una strada che gli altri paesi stanno percorrendo, e sulla quale l’Italia non può permettersi ulteriori ritardi.

Nonostante il commercio elettronico registri una crescita ancora molto forte sia a livello europeo che italiano (nel 2011 si è registrato un +19% nel valore delle vendite on line B2C da siti italiani), l’Italia rimane agli ultimi posti, con solo il 5% di aziende italiane che vendono on line, contro una media europea del 15% (al primo posto il 36% dalla Norvegia). Ovviamente, la dimensione aziendale conta, e si può imputare questa bassa propensione alla vendita online alla polverizzazione del tessuto imprenditoriale italiano dove quindi le imprese, di piccole dimensioni, non hanno le competenze per gestire la complessità che la vendita attraverso internet comporta, né a livello tecnologico, né logistico, né di marketing.

La dimensione, a nostro parere, è però una “scusa” spesso utilizzata per giustificare il ritardo culturale delle imprese italiane: negli altri paesi infatti le percentuali più elevate non possono essere giustificate semplicemente con maggiori dimensioni medie delle imprese, ma sono figlie di un approccio culturale all’impresa (ed al lavoro) che è sempre più “vecchio”.

Il tutto in un contesto in cui gli utenti, al contrario, sono sempre più orientati agli acquisti online: oltre al dato di crescita delle vendite che abbiamo già citato, è anche il fatto che gli utenti scelgono pagamenti sempre più “online”: nel 2006 più della metà degli acquirenti italiani di e-commerce pagava ancora offline (contrassegno, bonifico allo sportello o trasferimento postale), nel 2011 la transazione è effettuata prevalentemente online attraverso carta prepagata (50%), Paypal e simili (30%), bonifico on line (8%): il contrassegno è sceso dal 20% del 2006 all’8% del 2011.

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