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Periodicamente, salta fuori l’idea di accorpare le festività, spostandole di domenica,  per aumentare le produttività dell’Italia. È un’idea che aveva tirato fuori dal cappello il Governo Berlusconi qualche mese fa, ed ora è stata riproposta dal Governo Monti.

Se molto spesso siamo i primi a riconoscere che ci sono interventi dolorosi che però servono, in questo caso l’idea di accorpare le festività dimostra come ci sia confusione tra teoria e pratica, e che se può dare qualche risultato può essere solo frutto di errori nel come viene calcolata la produttività.

Innanzi tutto, il problema italiano non è che si deve lavorare di più, ma lavorare meglio: ma ammettiamo che questo concetto è da un lato difficile da dimostrare, dall’altro è sicuramente più facile lavorare di più che lavorare meglio, quindi teoricamente potrebbe essere per questo una richiesta ragionevole. Tuttavia, ci sono diversi aspetti che questa teoria non considera.

  • In primo luogo, il problema delle aziende italiane non è l’incapacità di soddisfare la domanda, ma l’assenza di domanda. In altre parole, le imprese se hanno un giorno in più per produrre rischiano seriamente di non farsene nulla, dato che non hanno niente da produrre. Anzi, in questo senso molte imprese adesso stanno spingendo i dipendenti a “consumare” ferie proprio per questo motivo. Un giorno lavorativo in più è l’esatto contrario di quel che serve.
  • In secondo luogo, per le aziende economicamente cambia poco: retribuire le festività (come festività non godute) anziché usufruirne non comporta grosse differenze.
  • Eliminare i ponti non dovrebbe influire sulla produttività dell’impresa, dato che (a parte il giorno di festività) il resto del ponte è effettuato impegnando le ferie del dipendente, che comunque entro l’anno deve consumarle. Inoltre, già adesso le ferie possono essere rifiutate dal datore di lavoro (che può assegnarle in un altro periodo), qualora le  esigenze produttive lo richiedessero.
  • In compenso, lo spostamento delle festività può avere ripercussioni sul turismo, che rappresenta il 12% del PIL, e nell’ambito del quale le “piccole festività” hanno un peso rilevante sul fronte del turismo interno. Si potrebbe dire che uno può andare in vacanza in un periodo diverso, ma “sganciare” la vacanza dal ponte e farla in un periodo arbitrario non è cosa banale per chi deve coordinare le proprie ferie con quelle della moglie/del marito o del fidanzato/a.

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