1 Flares 1 Flares ×

L’economista Nouriel Roubini, uno dei primi ad identificare la crisi economica, è un fervente sostenitore dell’idea che la Grecia debba uscire dall’euro.

Il ragionamento è che la Grecia sarebbe attualmente in una situazione senza vie di uscita, dato che è “bloccata in un circolo vizioso di insolvenza”, ha perso competitività, con disavanzi esterni, e sempre più profonda depressione.  L’unico modo per fermare questo circolo vizioso sarebbe quello di iniziare una uscita ed un default ordinati, coordinati e finanziata dalla Banca centrale europea, l’Unione europea e il Fondo Monetario Internazionale, in modo da ridurre al minimo i danni collaterali alla Grecia e il resto della della zona euro.

Se dal punto di vista astrattamente macroeconomico Roubini può avere ragione (della qual cosa però non sono convinti tutti), il punto debole del ragionamento è quello dell’idea di uscita e default ordinati. Un uscita ordinata è a nostro parere molto poco verosimile. L’uscita dall’euro sarebbe inevitabilmente traumatica e genererebbe forti strappi.

Come scrivevamo recentemente, ad esempio se ci fosse un cambio di valuta, il rischio di un collasso del sistema bancario è molto concreto. Immaginate che vi dicano che fra un mese i vostri risparmi saranno cambiati in una valuta che vale la metà: correreste in banca a prelevarli o accettereste ordinatamente l’idea? Una corsa agli sportelli di questo tipo, nel migliore dei casi, azzererebbe la capacità delle banche di erogare altri prestiti a famiglie ed imprese. E se invece i risparmi venissero bloccati, per impedire una fuga dalle banche di questo tipo, accettereste ordinatamente e serenamente l’idea? Improbabile: un “sequestro” dei risparmi è destinato a generare forte scontento e tensioni.

Ecco perché molti altri economisti si aspettano che la Grecia rimanga nell’euro, al limite rinegoziando in qualche modo i piani di aiuti, o al massimo che un governo “anti-FMI” duri in carica molto poco, per il semplice fatto che a parte le promesse elettorali, le strade per fare quadrare i conti (e pagare stipendi e pensioni…) sono solo tre:

  • implementare misure di austerità, cioè tagliare costi e aumentare le tasse, ma chiaramente un eventuale governo “anti-FMI” basa la sua vittoria sulla promessa proprio di non fare queste due cose, quindi dovrebbe tradire totalmente le sue premesse, cosa che facilmente riduce molto la vita del governo.
  • farsi prestare soldi, emettendo debito, sempre però che qualcuno quei soldi sia disposto a prestarli, cosa che in assenza di garanzie sulla capacità di restituire il debito, sembra difficile.
  • confiscare beni privati, che è chiaramente una strada incerta dato che può generare forte risentimento (oltre allo scoraggiare potenziali investitori e causare una fuga di capitali all’estero).

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]