L’ottimo è il meno peggio

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Nel guardare ai problemi economici, e non solo, c’è a nostro parere un equivoco di fondo nella ricerca di una soluzione. C’è, a nostro parere una tendenza che si può definire eccessiva nella ricerca della soluzione “perfetta”. Cioè di una soluzione che abbia solamente vantaggi e nessuno svantaggio.

Un atteggiamento, questo, che a nostro parere spinge verso una contrapposizione particolarmente “incattivita” tra le varie correnti di pensiero, dato che ciascuno quando guarda gli svantaggi, finisce con guardare gli svantaggi per sé, che rifiuta categoricamente e con forza, scontrandosi inevitabilmente con chi invece è svantaggiato da un altra alternativa.

Sarebbe il caso di iniziare ad avere consapevolezza che qualunque soluzione ha degli effetti collaterali negativi, e la soluzione migliore è quella che ne ha meno, non quella che non ne ha.  Questo vale per le scelte economiche, come per tutto il resto.

Per capirci meglio, prendiamo un esempio fuori dal campo economico: un termovalorizzatore è un bene o un male? Probabilmente inquina, per cui verrebbe da dire che è male. Ma il ragionamento giusto che è necessario fare è invece se inquini più la sua presenza o la sua assenza: ecco che il termovalorizzatore andrebbe allora confrontato non con “il nulla”, ma con quanto inquinerebbero messe assieme la discarica in cui andrebbero stoccati i rifiuti non “termovalorizzati” e la centrale elettrica che produce energia al posto del termovalorizzatore. A questo punto, quale sia la soluzione migliore è molto meno scontato, ma una scelta corretta porta a risultati migliori.

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