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Nei giorni scorsi è stato presentato il Rapporto OIR – UniCredit 2012, che ha approfondito l’evoluzione del mercato delle energie rinnovabili. Le energie rinnovabili sono un mercato dalle prospettive molto interessanti da un lato per le implicazioni di sostenibilità ambientale ma anche per quelle occupazionali e di indotto: nonostante la crisi economica, infatti, le principali aziende del comparto hanno registrate buone performance finanziarie, performance che gli analisti considerano destinate a crescere anche nel futuro.

Il mercato però è cambiato nel corso degli ultimi anni, con eolico e fotovoltaico che in molte aree del pianeta (ad esempio, Spagna e Brasile) sono orami competitivi con  le fonti fossili. Grazie anche alla sensibilizzazione del pubblico, le energie rinnovabili sono anche sempre più una leva di marketing nell’acquisizione di nuovi clienti, che prestano sempre più attenzione alla sostenibilità dei loro acquisti.

Gli investimenti si stanno stabilizzando in Europa e Nord America, ma stanno crescendo notevolmente nei mercati emergenti e specialmente in Asia, “dove gli impieghi nelle rinnovabili sono passati da 20 miliardi di $ nel 2007 a 80 miliardi $ nel 2011 (il 33% del totale mondiale)”.

I principali gruppi stanno investendo molto nella ricerca per sviluppare nuove tecnologie in grado che siano indipendenti dagli incentivi, che finora hanno influenzato in modo determinante il mercato. “Al 2011 sono stati investiti 360 milioni di €. Le aree su cui si concentrano gli sforzi sono film sottile, eolico offshore ed energia mareomotrice”.

Per quanto riguarda l’Europa, le quindici maggiori imprese energetiche europee hanno in programma la costruzione di impianti alimenti a fonti rinnovabili per di oltre 100.000 MW, con 34 miliardi di dollari già stati stanziati per questi investimenti.

Per quanto riguarda le tecnologie, è l’eolico onshore quella sua cui le imprese puntano maggiormente (a livello mondiale, 65 GigaWatt pianificati), seguito da eolico offshore  (17 GW), e da idroelettrico tradizionale (16 GW), che però cattura investimenti soprattutto fuori dall’Europa (Brasile e Turchia in particolare).

Anche la struttura delle imprese sta cambiando, con quelle più grandi che stanno “puntando ad integrarsi a monte per produrre le componenti più critiche per gli impianti FER, soprattutto: aerogeneratori, pannelli PV e biomassa combustibile”.

Banche e Risparmio [http://www.banknoise.com]

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