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Diversi analisti guardano preoccupati alla Spagna, per il rischio di perdita di credibilità dell’economia spagnola, un evento che può scatenare una reazione a catena che alcuni analisti considerano inarrestabile. Per quanto sia un tema che abbiamo già affrontato più volte in passato, vale la pena parlarne nuovamente perché è la questione chiave di questo momento dell’economia, e ovviamente le considerazioni valgono anche in generale.

Ecco dunque come i vari settori reagiscono ad un deterioramento dell’economia, compreso un aumento del rischio di default del sovrano:

  • Creditori privati: Mentre la credibilità del paese si deteriora, i creditori privati ??richiederanno rendimenti più elevati sui loro prestiti, anche modificano la forma della loro prestiti per ridurre il proprio rischio, ad esempio accorciando le scadenze. I tassi di interesse più elevati fanno sì che il debito cresce più rapidamente di quanto farebbe altrimenti., mentre scadenze più brevi e altri cambiamenti nella struttura del prestito comportano una maggiore “fragilità” del bilancio, portando una probabilità crescente di default.
  • Finanziatori istituzionali. I creditori istituzionali tipicamente tendono chiedere e ricevere debiti garantiti, ma questo vuol dire “assorbire” le (poche) garanzie disponibili . Questo però aumenta la rischiosità per gli altri prestatori e gli altri creditori, aumentando la riluttanza del settore privato a concedere prestiti.
  • Depositanti. Se viene percepita una concreta probabilità che la Spagna lasci l’euro, e che i depositi bancari potrebbero essere congelati e ridenominati in moneta locale (più debole), la scelta razionale per i depositanti è quella di prelevare i propri risparmi dal sistema bancario. Appena ciò inizia a succedere, le banche sono costrette ad aumentare il volume di prestiti contratti, per aumentare la liquidità, ma questo può essere difficile e aggravare la crisi del sistema bancario.
  • Lavoratori. L’aumento della disoccupazione e le prospettive per una ineguale ripartizione del peso della crisi spinge i sindacati a diventare sempre più “militanti” e avviare varie forme di azione sindacale, che però hanno l’effetto collaterale di rendere ancora più incerte le capacità produttive delle imprese, scoraggiando possibili investitori ed acquirenti, potenzialmente aggravando la crisi.
  • Le piccole e medie imprese. Uno dei settori più suscettibili di essere penalizzato in una crisi del debito è il settore delle piccole e medie imprese: i titolari sono consapevoli della loro vulnerabilità (fino a sovrastimarla), temendo una sorta dio “espropriazione” della loro ricchezza, incluso tramite strumenti come aumenti delle tasse ma anche introduzione di nuovi vincoli di vario tipo. La tendenza può essere quella di cercare di disinvestire, magari portando all’estero i propri capitali.
  • I politici. La crisi fa spesso perdere di vista l’orizzonte di medio-lungo periodo ai politici, i cui orizzonti temporali anzi si accorciano. La politica diventa sempre più radicalizzata, ma questo finisce con il ridurre ulteriormente la credibilità, aumentare l’incertezza per gli investitori, oltre a creare un clima sociale tutt’altro che collaborativo.

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