EFSM, EFSF, ESM…. cosa sono i fondi salva-stati?

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Armando Carcaterra (Direttore Investimenti ANIMA), in collaborazione con Mario Noera, Docente di economia degli intermediari finanziari, Università Bocconi, risponde ad alcune domande che i molti si fanno in questi giorni: Che cosa sono i fondi salva-stati? Qual è la differenza tra EFSM e EFSF? Perché i governi non hanno dotato fin da subito l’EFSF di risorse abbastanza ampie da scoraggiare la speculazione? Che cos’è l’ESM?[youtube]http://www.youtube.com/watch?v=LP4VighQKvU[/youtube]

1. Che cosa sono i fondi salva-stati? Da quattro anni ormai l’Europa cerca una via d’uscita dalla propria crisi. Economisti ed esperti elaborano senza sosta nuove proposte che vengono presentate come risolutive e su cui poi per mesi si intrecciano complesse trattative. Nella concitazione delle continue emergenze, sono nati e si sono consolidati strumenti di intervento e sostegno finanziario a stati in crisi che hanno consentito di tamponare le falle e di evitare il peggio. Questi strumenti vengono ormai identificati solo con acronimi che li rendono quasi indistinguibili. Si tratta dell’EFSM (l’European Financial Stabilization Mechanism), dell’EFSF (l’European Financial Stability Facility) e dell’ESM (l’European Stability Mechanism). I primi due sono nati nel maggio del 2010 per reagire al contagio che già allora dalla Grecia si era esteso all’Irlanda ed al Portogallo. L’ESM è operativo dalla primavera del 2012. Tutti e tre gli organismi sono stati concepiti per finanziare attraverso prestiti i paesi dell’area Euro in difficoltà. Per questo sono spesso battezzati fondi “salva-stati”. 2. Qual è la differenza tra EFSM e EFSF? L’EFSM è molto più piccolo (60 miliardi contro 440 dell’EFSF), è amministrato autonomamente dalla Commissione Europea e i titoli emessi sono garantiti solo dal bilancio dell’Unione Europea (che è molto piccolo). L’EFSM ha processi decisionali immediati e diretti, ma anche un piccola dimensione che lo rende quasi irrilevante. L’EFSF si finanzia emettendo titoli garantiti pro-quota da tutti i singoli stati: dietro ci sono cioè i bilanci di tutti gli stati dell’Eurozona. è quindi uno strumento intergovernativo, soggetto alla decisione unanime di tutti gli stati membri. E’ molto più grande, ma anche molto poco maneggevole. L’EFSF è diventato negli ultimi due anni il principale strumento di “salvataggio” dei paesi in difficoltà, ma la sua attivazione e “dotazione” finanziaria sono state oggetto di estenuanti trattative, per la sistematica opposizone della Germania a procedure di salvataggio da essa considerate “troppo generose”. Inizialmente la sua capacità erogativa è stata limitata ai 250 miliardi di euro necessari per salvare la sola Grecia e la speculazione ha risposto attaccando il Portogallo. Lo stesso copione si è ripetuto nel 2011, quando la Germania ha acconsentito ad aumentare la capacità dell’EFSF a 440 miliardi. Tuttavia, per garantire che paesi come l’Italia e la Spagna fossero immuni da contagio, ce ne sarebbero voluti almeno 2500. Anche in questa occasione, la speculazione ha concluso che l’Europa non aveva intenzione di garantire Italia e Spagna e nell’estate del 2011 li ha attaccati.. 3. Perché i governi non hanno dotato fin da subito l’EFSF di risorse abbastanza ampie da scoraggiare la speculazione? L’EFSF finanzia i propri prestiti emettendo titoli sul mercato. Questi titoli sono garantiti dai singoli governi, ma non godono di nessuna priorità di rimborso in caso di insolvenza del paese finanziato. Per le regole contabili vigenti in Europa i governi devono contabilizzare come parte del loro debito pubblico la quota del fondo salva-stati che garantiscono. Ogni volta che per salvare altri paesi europei si aumenta la dotazione del fondo, gli stessi paesi europei aumentano il loro debito pubblico e mettono a rischio se stessi. Questo spiega la resistenza della Germania 4. Che cos’è l’ESM? L’ESM è una vera e propria istituzione permanente abilitata ad intervenire a salvaguardia della stabilità finanziaria dell’Eurozona. È regolato da leggi internazionali (come ad esempio il FMI) e, a partire dal 2013, è destinato a sostituire i predecessori EFSM e EFSF, ai quali si affianca per un anno a partire dal prossimo luglio. Il nuovo fondo “salva-stati” con ogni probabilità diventerà infatti operativo nel luglio 2012 e il suo primo test -il salvataggio delle banche spagnole- è già in corso. Per quanto riguarda la sua governance, l’ESM avrà un proprio Consiglio di amministrazione composto dai Ministri delle Finanze degli Stati membri, il quale su alcune questioni potrà decidere a maggioranza qualificata, (anziché all’unanimità. Diversamente dall’EFSF, gli stati non offriranno al nuovo organismo garanzie sulle sue emissioni obbligazionarie, ma ne saranno veri e propri azionisti. Con questo capitale (inizialmente di 700 miliardi), l’ESM potrà indebitarsi emettendo titoli per poi dare assistenza finanziaria agli Stati in difficoltà. I titoli emessi dall’ESM avranno inoltre priorità di rimborso sui titoli di debito nazionali degli stati finanziati: ne deriva che i titoli di questo nuovo fondo “salva-stati” saranno meno rischiosi di per sé e non perché coperti da garanzia altrui. Per questo, le emissioni dell’ESM non comportano alcun parallelo aumento dei debiti pubblici dei paesi azionisti. Sarebbe auspicabile, come qualcuno ha proposto, conferire all’ESM lo status di banca, in modo che –all’occorrenza- possa accedere al finanziamento illimitato della Banca Centrale Europea. Questa possibilità non è stata per ora concessa, ma al nuovo fondo “salva-stati” ESM sono state attribuite funzioni che alla BCE sono invece vietate dai Trattati (come ad esempio sottoscrivere sul mercato primario titoli degli Stati in difficoltà oppure ricapitalizzarne le banche). Il che ne amplia enormemente le possibilità di intervento. Dopo un lungo percorso, il fondo “salva-stati” ha forse trovato la sua giusta configurazione. Sapremo presto se l’avrà trovata anche “in tempo”.