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L’andamento delle azioni di Facebook, dopo la quotazione, ha deluso molti, con una quotazione iniziale partita da 38 dollari che ha perso più del 30% del valore in pochi giorni: un investimento che almeno finora si è rivelato decisamente negativo. Anzi, negativo oltre le aspettative.

Chiaramente, è facile parlare con il senno di poi, ma è chiaro che Facebook, come società e come modello di business, sia stato fortemente sopravvalutato. Si è tratta della IPO più grande per una internet company, a circa 10 miliardi di dollari, valori molti più elevati anche di Google, che ha un modello di business più solido: la differenza infatti è che gli utenti vanno su Google per cercare informazioni, anche su prodotti, un atteggiamento quindi che quindi è più facile da monetizzare rispetto ad un facebook dove gli utenti vanno per “socializzare”, o se volete passare il tempo. In altre parole, è verosimile pensare che se un utente cerca “Ducati” su Google stia cercando informazioni sull’acquisto di una moto o di pezzi di ricambio, mentre su Facebook se posta qualcosa parlando di “Ducati” è probabile che stia solamente chiacchierando: la conseguenza, banalmente, è che nel primo caso l’utente sia anche più propenso a cliccare sui banner pubblicitari, e quindi sostanzialmente Google faccia più soldi.

Del resto, una recente ricerca ha mostrato come la grande maggioranza degli utenti di Facebook non clicchi sui banner, e ancora peggio che siano più (34%) gli utenti rispetto a sei mesi fa passano meno tempo su facebook rispetto a quelli che invece ci passano più tempo (20%). Che la pubblicità su facebook non sia conveniente lo ha dichiarato apertamente General Motors, che ha annunciato che non farà più pubblicità su facebook perché non influenza più di tanto l’attitudine all’acquisto da parte degli utenti (rispetto al costo della pubblicità stessa, aggiungiamo).

Ma oltre alla questione del titolo facebook in sè, c’è a nostro parere il fatto che l’IPO di facebook è stata affrontata con l’occhio da “fan” di facebook anziché da “investitori”: un approccio che va bene se si vuole “essere parte” di facebook e l’acquisto è fatto con la volontà di essere socio, ma se l’obiettivo è guadagnare dall’acquisto, è chiaro che questo approccio non è assolutamente detto che abbia successo.

Questo ha fatto riemergere un equivoco in cui cadono molti quando si parla di azioni: infatti, in molti sembrano continuare a fraintendere quello che sono le azioni e quello che è il significato del loro valore. L’idea che aveva qualcuno  aveva che le azioni di un titolo come facebook sarebbero dovute “schizzare verso l’alto”, trattandosi di una società “particolarmente famosa”. Quello che si tende a non capire è che il prezzo di un’azione incorpora tutte le informazioni note al momento della quotazione. In altre parole (semplificando) il prezzo di un’azione non aumenta se una società guadagna tanto, ma solamente se per qualche motivo le prospettive di guadagno aumentano. Per fare un esempio, ci sono molti analisti che sostengono che le azioni di Apple “sicuramente” raggiungeranno entro 12-24 mesi una quotazione di 1000 l’una, quasi doppia rispetto all’attuale: se fosse così “certo”, allora il prezzo attuale dovrebbe essere molto più elevato, dato che ci sarebbero molte persone che considererebbero un ottimo investimento anche pagare adesso 900 dollari per avere un ritorno del 10%.

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