Sull’incoerenza delle aspettative: i negozi in città

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Un paio di giorni fa avevamo parlato dell’incoerenza delle “aspirazioni” dei consumatori, che hanno spesso desideri divergenti e contrastanti: è anche questa tensione, a nostro parere che ha contribuito a creare l’incoerenza nell’economia che ha portato alla crisi.

Sempre su questo tema, sono interessanti i dati riportati da Immobiliare.it relativi al rapporto degli italiani con i negozi in città.

Infatti, se da un lato la maggior parte dei cittadini ritiene che vada impedito lo svuotamento dei centri, e vadano tutelati i piccoli negozi, la grande maggioranza non vuole negozi nelle vicinanze della propria abitazione. I più “detestati” sono i locali notturni, sui quali tutti sembrano concordare che siano importanti perché la città non diventi una città-dormitorio, ma che dovrebbero essere da qualche altra parte. Officine e pescherie completano il podio delle attività mal sopportate.

Ma colpisce anche l’incoerenza della classifica delle attività più indesiderate e quelle che invece si vorrebbe avere vicino: infatti, diverse attività sono ai primi posti in entrambe le liste:

Stupisce notare come alcune categorie commerciali ricorrano in entrambe le classifiche: gli studi medici, ad esempio, sono sia le attività commerciali meglio tollerate, sia nella decima posizione della classifica delle più odiate – segno di pareri discordanti tra chi è alle prese con la vita in condominio. Per molti, infatti, l’eccessivo andirivieni di pazienti e rappresentanti farmaceutici crea solo fastidio. Stesso discorso per gli asili nido: se sono comodi per molti (sono al sesto posto tra i preferiti), per il 12% del campione il vociare dei bambini durante il giorno può rivelarsi un incubo.

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