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La Banca d’Italia ha pubblicato il Rapporto sulla stabilità finanziaria di Aprile, che delinea il quadro attuale della situazione economica e finanziaria dell’area euro, guardando dal punto di vista della stabilità finanziaria. Il quadro che ne esce è una situazione ancora delicata (specie guardando alle tensioni emerse nelle ultime settimana), anche se in via di miglioramento.

  • La massiccia immissione di liquidità da parte della BCE e le iniziative messe in atto dai governi hanno frenato il circolo vizioso tra aumento dei rischi sovrani, difficoltà del sistema bancario e peggioramento congiunturale, che a fine dell’anno scorso rischiava seriamente di diventare una condizione sistemica.
  • Le tensioni rimangono elevate, specie a causa delle preoccupazioni su conti pubblici e crescita globale. Gli investitori appaiono preoccupati anche dalla capacità (o meglio, dalla possibile non capacità) delle banche di erogare prestiti qualora il quadro congiunturale andasse a peggiorare, quindi mettendo in difficoltà le imprese e aggravando ulteriormente il quadro economico.
  • I conti pubblici italiani sono al momento relativamente solidi: simulazioni della Banca d’Italia concludono che il rapporto debito/PIL comincerebbe a ridursi già nel 2013,  anche se il costo del debito aumentasse e la crescita risultasse inferiore alle attese (il presupposto però è la piena efficacia degli interventi del governo).
  • Lo spread rimane elevato, ma ad influire su questo valore c’è anche il fatto che ci sono dei fattori speculativi che hanno spinto i tassi dei bund tedeschi su valori particolarmente bassi.
  • L’indebitamento di famiglie ed imprese in Italia rimane contenuto, esponendole in misura minore che negli altri paesi alle tensioni nel sistema creditizio.
  • Le tensioni nelle condizioni di offerta di credito si stanno attenuando, con i tassi sulle erogazioni alle imprese che starebbero tornando a scendere.
  • La questione da affrontare rimane quella della “riattivazione dei mercati all’ingrosso” del credito: i finanziamenti della banca centrale non possono infatti rappresentare una fonte di provvista permanente.

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