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Il tema è ovviamente molto delicato, dato che parliamo di vite umane. Ma proprio per questo meriterebbe di essere trattato con più attenzione, dato che sono in troppi (specie tra politici e giornalisti) a “cavalcare” l’onda emotiva di un fatto tanto drammatico. Stiamo parlando dei suicidi causati dalle difficoltà economiche legate alla crisi, e si sprecano le accuse anche molto violente contro il governo, Equitalia e altri potenziali colpevoli.

Secondo i dati raccolti da Wired, che ha raccolto i dati Istat e i dati di cronaca, però, la presunta impennata di suicidi sembrerebbe essere un fenomeno mediatico, più che un fatto reale. In altre parole, il punto sembrerebbe essere che un suicidio per motivi economici ora si guadagna un titolo di giornale nazionale, mentre solo pochi mesi fa al massimo era degnato di un trafiletto nella cronaca di qualche giornale locale. Dal punto di vista statistico, l’impennata di suicidi non ha riscontri. Anzi: secondo i dati riportati da Wired, i suicidi per motivi economici addirittura sembrerebbero essere nettamente diminuiti nel 2012 (almeno fino al momento in cui è stato scritto l’articolo).

I dati, se si reputano affidabili le 38 morti dichiarate, parlano chiaro: nel 2012, ogni giorno ci sono 0,29 suicidi per motivi economici, contro lo 0,51 del 2010 e lo 0,54 del 2009. Nessuna epidemia suicida in corso, almeno finora.

Certamente, si può dire che la statistica è uno strumento freddo ed impersonale per trattare la vita umana, e a prescindere dai numeri non si può negare che vi sia un disagio. E’ indubbiamente vero, ma non si può trascurare di contestualizzare e comprendere i fenomeni, se si vuole affrontarli e risolverli. Altrimenti il risultato è solo quello di speculare sugli effetti emotivi delle notizie, con effetti che possono portare a visibilità nell’immediato, ma che rischiano di essere imprevedibili anche solo nel breve periodo.

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