Esiste un “rischio longevità”?

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Si parla sempre più esplicitamente di rischio longevità, delle conseguenze collaterali della vita media, specie sul sistema sanitario e pensionistico, con il rischio concreto che l’allungamento della vita si accompagni ad un drastico abbassamento della qualità della vita per gli anziani.

Armando Carcaterra (Direttore Investimenti ANIMA), in collaborazione con Mario Noera, Docente di economia degli intermediari finanziari (Università Bocconi),  parla del longevity risk, delle conseguenze degli errori di stima sulla vita media futura, e delle possibilità di “immunizzazione” dal “rischio longevità”.

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1. Che cos’è il longevity risk?

Ha fatto molto scalpore un recente studio del Fondo Monetario Internazionale dedicato al “rischio longevità”, cioè al “rischio di vivere troppo a lungo”. L’idea che vivere più a lungo possa essere visto come un problema, anziché come una grande conquista dell’umanità, ha generato sconcerto. Lo è, ma ciò comporta anche alcune incognite.

Per un pensionato, vivere decorosamente è importante quanto vivere di più. La qualità della sua vita dipende dalla generosità della pensione che può essergli assicurata; e quest’ultima dipende dalla sostenibilità dei sistemi pensionistici. L’allungamento della vita media aumenta il numero di anni in cui i sistemi pensionistici devono assicurare un reddito ai pensionati dopo la fine della loro attività lavorativa. Per mantenersi in equilibrio, i sistemi pensionistici devono quindi accumulare, di anno in anno, riserve adeguate per poter erogare in futuro le pensioni promesse.

Pertanto, quando il FMI parla di longevity risk (“rischio longevità”) non si riferisce al fatto che la vita si allunghi, ma al rischio che la vita si allunghi più di quanto previsto inizialmente e che le riserve programmate dai sistemi pensionistici si rivelino inaspettatamente inadeguate.

2. Cosa comportano gli errori di stima sulla vita media futura?

Gli errori di stima sulla vita media futura possono mettere in grave difficoltà i bilanci dei sistemi pensionistici perché la massa dei contributi versati diventa insufficiente se poi le prestazioni devono essere erogate per un numero di anni più ampio di quanto inizialmente calcolato.
Negli ultimi 50 anni la vita media si è allungata molto più del previsto. Proiezioni demografiche errate possono avere effetti enormi: l’FMI ha calcolato che se di qui al 2050 la vita arrivasse in media a 93 anni, anziché a 90 come oggi previsto, il costo aggiuntivo per i sistemi pensionistici aumenterebbe nell’ordine del 50% del Pil. L’emersione inattesa di un errore di stima anche modesto può cioè avere conseguenze socialmente molto onerose, perché ristabilire l’equilibrio patrimoniale dei sistemi pensionistici richiederebbe ulteriori incrementi dei contributi e/o drastici tagli alle prestazioni.

3. Ci si può immunizzare dal “rischio longevità”?

Un antidoto ovvio sarebbe un aumento medio della vita lavorativa proporzionale a quello della vita biologica: ritardando adeguatamente il momento dell’uscita dal mercato del lavoro, il periodo di erogazione della pensione non aumenta o aumenta molto lentamente. Le riforme recenti dei sistemi pensionistici vanno in questa direzione, ma -come dimostra anche l’ultima esperienza italiana – cambiare le regole in corsa comporta sacrifici ed iniquità che non è facile giustificare e gestire.

Le risposte decisive potrebbe invece darle la finanza, confezionando polizze assicurative contro il longevity risk per i singoli pensionati e, soprattutto, mettendo a punto schemi di riassicurazione a protezione dei sistemi pensionistici. Anche se in forme ancora embrionali, un mercato di strumenti finanziari derivati di copertura del “rischio longevità” sta già nascendo in Gran Bretagna ed in Olanda e promette di ampliarsi a mano a mano che la coscienza di questa nuova classe di rischio si diffonde.
Sarebbe un curioso scherzo del destino se proprio l’ingegneria finanziaria più sofisticata – a cui molti attribuiscono la grave responsabilità dei nostro malessere presente- si rivelasse la chiave decisiva per difendere il nostro benessere futuro.