Debito pubblico, tasse, e aspettative irrazionali

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La politica messa in atto dal governo incontra numerose critiche da parte di chi sostiene che finora sono state introdotte “troppe tasse” e ci si è occupati ancora poco della crescita.

Vale la pena ricordare ancora una volta il perché questo governo è in carica, e cioè per diminuire velocemente ed in maniera significativa il debito pubblico. Ma perché serve diminuire il debito pubblico? Chiaramente, la questione è che gli interessi sul debito costituiscono un costo elevatissimo per le casse italiane, e quindi ridurre il debito e i tassi di interesse pagati su di esso permette di evitare che i conti vadano fuori controllo. Il problema di un eventuale default, in parole semplici, è infatti “che si può fare una volta sola”, cioè poi diventa molto difficile farsi fare ulteriori prestiti se non si ha la reputazione di chi li ripaga.

Una ricerca economica chiarisce un aspetto importante, e cioè il legame tra tassi di interesse e debito pubblico. Infatti, c’è chi sostiene (non a torto) che l’importante è contenere i tassi di interesse, piuttosto che il debito in sé. Il punto però è che maggiore è il debito, maggiore è il rischio percepito e quindi i tassi di interesse sul debito stesso.

La peculiarità del lavoro è che, sulla base di una ampia letteratura sviluppatasi a partire dagli anni ottanta, non assume aspettative  razionali; più realisticamente, ipotizza che l’agente rappresentativo segua un processo di  apprendimento, aggiornando nel tempo le proprie aspettative sulla base delle informazioni disponibili (convergendo nel lungo periodo al
paradigma di aspettative razionali).

In particolare, le aspettative sulla solvibilità del debito  pubblico riflettono due ipotesi principali. In  primo luogo, sebbene [nelle ipotesi della ricerca] il governo onori sempre il suo debito, l’agente assegna una probabilità positiva alla possibilità che il debito sia ripudiato. In secondo luogo, tale timore irrazionale di un ripudio del debito è tanto maggiore quanto più alto è il livello del debito.

Nel lavoro si dimostra che, a fronte di un aumento esogeno del debito pubblico, la politica di bilancio ottimale prevede un percorso di rientro la cui rapidità è tanto maggiore quanto più alto è il livello del debito e il timore degli investitori. Se gli agenti temono che un debito pubblico elevato sia ripudiato, infatti, il tasso di interesse risulta eccessivamente alto, causando inefficienze e riducendo l’utilità. Per tale motivo, nonostante la riduzione del debito comporti una variazione nel tempo delle aliquote fiscali, politica che a sua volta ha dei costi in termini di efficienza e di utilità, un governo benevolente si impegnerà in una rapida riduzione del debito e del disavanzo, in modo  da convincere quanto prima gli agenti della propria solvibilità.

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