Cosa succede al prezzo dell’oro?

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Di Adrian Ash – BullionVault

Anche il prezzo dell’oro è in un trend decrescente, come a dir la verità tutto il resto, con l’eccezione del dollaro e dei bond governativi considerati “sicuri”. Cosa succede dunque al prezzo dell’oro?

Possiamo aspettarci un taglio dei tassi di interesse dalla BCE” ha dichiarato Joachim Fels, chief economist di Morgan Stanley a Bloomberg mercoledì mattina. “Credo che il taglio arriverà presto, forse durante il meeting di giugno. Però purtroppo un taglio dei tassi di interesse da solo non basta ad aggiustare la situazione.”

Aggiustare la situazione significa ovviamente tenere insieme l’Eurozona distruggendo l’euro, ovvero decimandone il valore. Ci sarebbe da credere che un tale evento spingerebbe il prezzo dell’oro, e di tutto il resto… eppure in questo momento ben poche cose hanno una logica nel mondo della finanza.

La via meno distruttiva che l’Europa può prendere è di svalutare fortemente l’euro” scrive Jeremy Siegel sul Financial Times. “Se la svalutazione è una parola in codice per indicare il sollevamento del target di inflazione, allora bene” dichiara Paul Krugman, professore a Princeton. Nel frattempo la Standard Bank taglia, anche se di poco, le previsioni per l’euro per fine 2012 da $1,20 a $1,15.

Nonostante tutto l’Europa sembra destinata a rimanere in piedi.

Come mai? Avendo perso il 7% dal massimo di febbraio, l’euro è oggi un asset estremamente insolito e particolarmente tossico, che corrompe tutto ciò che tocca tranne che se stesso. Questo perché grazie a tassi di interesse al livello della Germania e con un mercato di bond governativi diventato mondiale, la metà degli stati membri ne approfittò per spendere e mettere debito all’asta. La Germania invece continuò a lavorare duramente, noiosamente tenendo a bada la spesa ed espandendo il settore tecnologico ed ingegneristico. Lo sbilanciamento interno richiede oggi un trasferimento di tipo fiscale, ovvero che i risparmi della Germania paghino le bollette degli stati periferici.

La Merkel continua a dire no. Perché la Germania dovrebbe unirsi ai problemi dell’Eurozona? Ha già rinunciato al credit rating per via del debito dei paesi periferici, e non dimentichiamo che ora può prendere prestiti dalla BCE con interessi allo 0%.

L’impasse di questa settimana porterebbe l’euro ancora al ribasso, se solo la Germania non fosse la più grande economia dell’eurozona. E allora quello che succede è che lo stress si trasferisce a tutto il resto, fatto salvo il dollaro (o i bond governativi cosidetti “sicuri”). Per quanto possa sembrare assurdo, a soffrire è anche l’asset che è la protezione estrema in caso di default o svalutazione: l’oro fisico.

Gli asset manager occidentali hanno da gennaio più cash nei portafoglio che negli ultimi 8 anni, secondo quanto riportato dalla Reuter. Il SPDR Gold ETF, l’ETF sull’oro più importante al mondo, ha ridotto le riserve di 17,5 tonnellate martedì scorso, la singola riduzione più grande da agosto. La rupia sta toccando i minimi storici contro il dollaro, peggiorando l’outlook per quello che è il mercato principale di prodotti orafi. I premi del mercato di Hong Kong sul prezzo spot di Londra sono di $1/$1,50 all’oncia, ma il volume di compravendita lentamente si riduce.

In una deflazione del credito come quella che stiamo vivendo, e dopo essere stati incoraggiati dall’aumento della liquidità globale della scorsa decade, l’oro e l’argento vengono adesso sfiorati dalla turbolenza. Anche senza tenere conto della resurrezione del dollaro grazie alle varie Apple, Facebook & co. Sempre che di resurrezione si tratti.

Il dollaro ha roccato il massimo degli ultimi 18 mesi, appena scalfendo la caduta del 35% degli ultimi dieci anni. Immaginate cosa ci aspetterebbe (gli esportatori e i consumatori, gli investitori e i debitori in tutto il mondo) se il dollaro cominciasse veramente a riguadagnare terreno.