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Il rapporto di Assogestioni presentato al Salone del Risparmio, qualche settimana fa, ha scattato anche una fotografia del sottoscrittore in fondi: uomo, 55 anni, residente nel nord Italia e con un livello di istruzione medio-alto.

Si tratta di caratteristiche in parte prevedibili, dato che è ovvio che chi investe in fondi sia qualcuno che è riuscito a mettere dei capitali da parte: in questo senso, nel corso degli anni si è ridotto anche il gap tra i sessi (ora le donne sono circa il 43% dei sottoscrittori) in linea anche con la riduzione del gap tra i redditi.

Si alza anche l’età media di chi investe in fondi: a perdere notevolmente consistenza è la fascia fino a 26 anni (le altre rimangono sostanzialmente stabili). Un effetto spiegabile con i fatto che i giovani siano più sensibili alla perdita di appeal che hanno subito i fondi negli ultimi anni, ma anche semplicemente perché, purtroppo i giovani hanno probabilmente ancora più difficoltà a risparmiare un capitale da poter investire.

La maggior parte degli investitori ha un solo fondo (con buona pace della diversificazione) ma in compenso una gran parte di quanti detengono un solo fondo sceglie un fondo obbligazionario, che dovrebbe comportare un grado di rischio ridotto rispetto ad esempio all’azionario.

L’investimento in fondi è fortemente concentrato, con il 10% degli investitori che detiene oltre il 50% del capitale totale investito.

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